Sempre più spesso in Italia, una settimana sì e una settimana no, per riempire le pagine dei giornali ed il tempo a disposizione nei notiziari tv, scattano quelli che il sottoscritto chiama i cosiddetti paliatoni mediatici.
Come una ricetta fatta in casa, anzi, in redazione, sono semplici da preparare e sfamano a sazietà i pettegoli ed i seguaci del qualunquismo tout court.
Come si confeziona un paliatone? È presto detto. Innanzitutto si prende di mira qualcuno ben in vista e poi, con estrema superficialità, che niente ha a che vedere con la leggerezza, dote ben più preziosa da coltivare, lo si mette in croce sull’altare della notizia che deve destare scalpore e sussulto.
Negli ultimi giorni i due malcapitati di turno sono, da una parte, la giornalista Francesca Fagnani e, dall’altra, il magnifico rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini.
Alla prima le si addebita la colpa satanica di aver operato dei ritocchini sul volto, al secondo di essersi aumentato l’indennità di ruolo.
Su quest’ultimo scoop sembra essere caduto nella trappola dello “scandalo a corte” anche il sempre bravo Massimo Gramellini.
La Fagnani ci pensi qualcun altro a difenderla, il sottoscritto freme dalla voglia di prendere le difese del Magnifico barese.
Allora, si sappia. Il Prof. Stefano Bronzini ha semplicemente rispettato la legge.
Caro Gramellini, nessuna “Repubblica dei fatti miei”, anzi suoi. L’indicazione ministeriale, sull’aumento dell’indennità di ruolo per i rettori, risale al 2022 e fu varata dal Governo Draghi.
Stiamo perciò parlando di un adeguamento previsto dalla normativa nazionale e di un aumento congruo, proporzionale al bilancio e alla dimensione dell’ateneo interessato.
Inoltre, per la sua approvazione, è dirimente il coinvolgimento ed il parere favorevole del MEF, degli Organi del CdA, del Prorettore e dei Revisori dei conti. Oltre che, naturalmente, e ci mancherebbe, del Rettore. Perciò Bronzini “non ha fatto tutto da solo”. E la decisione è arrivata ben due anni dopo la direttiva ministeriale.
A chi poi lamenta una mancanza di tatto, una presunta disattenzione al divario salariale sempre più profondo tra le posizioni apicali e quelle subalterne, vien da rispondere che ha ragione da vendere se non fosse per il fatto che l’aumento è ineluttabile.
Tant’è che il prossimo rettore dell’Università di Bari, nell’ottobre 2025, si troverà, senza alcun clamore, la stessa cifra in busta paga ed in maniera a-u-to-ma-ti-ca. Cosa che non accadrà al personale con gli stipendi più bassi. Ma davvero per questo vogliamo incolpare Bronzini?
Siamo, dunque, all’ennesima boutade. Ma tranquilli, tempo poche ore e tutto sarà passato. Divorato voracemente da bocche e menti affamate di ingiustizia.
Da lunedì toccherà a qualcun altro far da cavia. Con l’unico risultato che una persona specchiata, perfettamente calata nel ruolo, educata al rispetto del prossimo ed alla tutela della Comunità cui appartiene, si sia ritrovata, seppur per un battito di ciglia, a difendersi da una colpa che non ha.
La conoscenza è sempre necessaria. L’ignoranza non necessariamente.
Fagnani e Bronzini: stavolta non ha ragione Gramellini
Ilikepuglia. Buone Notizie dalla Puglia. Magazine di informazione regionale
Università degli Studi di Bari Aldo Moro — Italiano (uniba.it)
Sempre più spesso in Italia, una settimana sì e una settimana no, per riempire le pagine dei giornali ed il tempo a disposizione nei notiziari tv, scattano quelli che il sottoscritto chiama i cosiddetti paliatoni mediatici.
Come una ricetta fatta in casa, anzi, in redazione, sono semplici da preparare e sfamano a sazietà i pettegoli ed i seguaci del qualunquismo tout court.
Come si confeziona un paliatone? È presto detto. Innanzitutto si prende di mira qualcuno ben in vista e poi, con estrema superficialità, che niente ha a che vedere con la leggerezza, dote ben più preziosa da coltivare, lo si mette in croce sull’altare della notizia che deve destare scalpore e sussulto.
Negli ultimi giorni i due malcapitati di turno sono, da una parte, la giornalista Francesca Fagnani e, dall’altra, il magnifico rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini.
Alla prima le si addebita la colpa satanica di aver operato dei ritocchini sul volto, al secondo di essersi aumentato l’indennità di ruolo.
Su quest’ultimo scoop sembra essere caduto nella trappola dello “scandalo a corte” anche il sempre bravo Massimo Gramellini.
La Fagnani ci pensi qualcun altro a difenderla, il sottoscritto freme dalla voglia di prendere le difese del Magnifico barese.
Allora, si sappia. Il Prof. Stefano Bronzini ha semplicemente rispettato la legge.
Caro Gramellini, nessuna “Repubblica dei fatti miei”, anzi suoi. L’indicazione ministeriale, sull’aumento dell’indennità di ruolo per i rettori, risale al 2022 e fu varata dal Governo Draghi.
Stiamo perciò parlando di un adeguamento previsto dalla normativa nazionale e di un aumento congruo, proporzionale al bilancio e alla dimensione dell’ateneo interessato.
Inoltre, per la sua approvazione, è dirimente il coinvolgimento ed il parere favorevole del MEF, degli Organi del CdA, del Prorettore e dei Revisori dei conti. Oltre che, naturalmente, e ci mancherebbe, del Rettore. Perciò Bronzini “non ha fatto tutto da solo”. E la decisione è arrivata ben due anni dopo la direttiva ministeriale.
A chi poi lamenta una mancanza di tatto, una presunta disattenzione al divario salariale sempre più profondo tra le posizioni apicali e quelle subalterne, vien da rispondere che ha ragione da vendere se non fosse per il fatto che l’aumento è ineluttabile.
Tant’è che il prossimo rettore dell’Università di Bari, nell’ottobre 2025, si troverà, senza alcun clamore, la stessa cifra in busta paga ed in maniera a-u-to-ma-ti-ca. Cosa che non accadrà al personale con gli stipendi più bassi. Ma davvero per questo vogliamo incolpare Bronzini?
Siamo, dunque, all’ennesima boutade. Ma tranquilli, tempo poche ore e tutto sarà passato. Divorato voracemente da bocche e menti affamate di ingiustizia.
Da lunedì toccherà a qualcun altro far da cavia. Con l’unico risultato che una persona specchiata, perfettamente calata nel ruolo, educata al rispetto del prossimo ed alla tutela della Comunità cui appartiene, si sia ritrovata, seppur per poche ore, a difendersi da una colpa che non ha.
La conoscenza è sempre necessaria. L’ignoranza non necessariamente.
Sempre più spesso in Italia, una settimana sì e una settimana no, per riempire le pagine dei giornali ed il tempo a disposizione nei notiziari tv, scattano quelli che il sottoscritto chiama i cosiddetti paliatoni mediatici.
Come una ricetta fatta in casa, anzi, in redazione, sono semplici da preparare e sfamano a sazietà i pettegoli ed i seguaci del qualunquismo tout court.
Come si confeziona un paliatone? È presto detto. Innanzitutto si prende di mira qualcuno ben in vista e poi, con estrema superficialità, che niente ha a che vedere con la leggerezza, dote ben più preziosa da coltivare, lo si mette in croce sull’altare della notizia che deve destare scalpore e sussulto.
Negli ultimi giorni i due malcapitati di turno sono, da una parte, la giornalista Francesca Fagnani e, dall’altra, il magnifico rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini.
Alla prima le si addebita la colpa satanica di aver operato dei ritocchini sul volto, al secondo di essersi aumentato l’indennità di ruolo.
Su quest’ultimo scoop sembra essere caduto nella trappola dello “scandalo a corte” anche il sempre bravo Massimo Gramellini.
La Fagnani ci pensi qualcun altro a difenderla, il sottoscritto freme dalla voglia di prendere le difese del Magnifico barese.
Allora, si sappia. Il Prof. Stefano Bronzini ha semplicemente rispettato la legge.
Caro Gramellini, nessuna “Repubblica dei fatti miei”, anzi suoi. L’indicazione ministeriale, sull’aumento dell’indennità di ruolo per i rettori, risale al 2022 e fu varata dal Governo Draghi.
Stiamo perciò parlando di un adeguamento previsto dalla normativa nazionale e di un aumento congruo, proporzionale al bilancio e alla dimensione dell’ateneo interessato.
Inoltre, per la sua approvazione, è dirimente il coinvolgimento ed il parere favorevole del MEF, degli Organi del CdA, del Prorettore e dei Revisori dei conti. Oltre che, naturalmente, e ci mancherebbe, del Rettore. Perciò Bronzini “non ha fatto tutto da solo”. E la decisione è arrivata ben due anni dopo la direttiva ministeriale.
A chi poi lamenta una mancanza di tatto, una presunta disattenzione al divario salariale sempre più profondo tra le posizioni apicali e quelle subalterne, vien da rispondere che ha ragione da vendere se non fosse per il fatto che l’aumento è ineluttabile.
Tant’è che il prossimo rettore dell’Università di Bari, nell’ottobre 2025, si troverà, senza alcun clamore, la stessa cifra in busta paga ed in maniera a-u-to-ma-ti-ca. Cosa che non accadrà al personale con gli stipendi più bassi. Ma davvero per questo vogliamo incolpare Bronzini?
Siamo, dunque, all’ennesima boutade. Ma tranquilli, tempo poche ore e tutto sarà passato. Divorato voracemente da bocche e menti affamate di ingiustizia.
Da lunedì toccherà a qualcun altro far da cavia. Con l’unico risultato che una persona specchiata, perfettamente calata nel ruolo, educata al rispetto del prossimo ed alla tutela della Comunità cui appartiene, si sia ritrovata, seppur per poche ore, a difendersi da una colpa che non ha.
La conoscenza è sempre necessaria. L’ignoranza non necessariamente.
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