27 Novembre 2022 - Ore
Universita

Laureati in Puglia: cosa dicono i dati (negativi)

La Puglia è quartultima in Italia per numero di laureati. Secondo i dati Eurostat infatti solo il 23,2% dei giovani con un’età compresa tra i 25 […]

Facebook

La Puglia è quartultima in Italia per numero di laureati. Secondo i dati Eurostat infatti solo il 23,2% dei giovani con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni sono in possesso di un titolo terziario. Questi dati negativi, che in generale sono particolarmente evidenti nelle regioni del Sud del paese, sono collegati ad un gap che l’intera nazione ha rispetto all’Europa.  L’Italia è infatti tra i paesi europei con la minore percentuale di laureati, il 28,3%, rispetto alla media europea del 41,2%. Per comprendere le ragioni di questi risultati poco soddisfacenti bisogna partire dal sistema scolastico, perché è evidente che il numero basso di laureati derivi anche da problemi che nascono durante la scuola dell’obbligo e dopo il diploma. L’Italia ha degli impegni da portare a termine con l’Europa anche per quanto riguarda l’istruzione terziaria e anche se nel 2020 ha raggiunto il suo obiettivo nazionale, ossia il 26% di laureati, risulta troppo distante dalla media UE e deve quindi adoperarsi per modificare radicalmente il sistema, a partire dalle disparità nei territori. I finanziamenti del PNRR dovranno essere un volano per l’Università del futuro e i progetti che ne scaturiranno saranno determinanti per recuperare terreno rispetto alle nazioni europee concorrenti. Il divario a scuola tra i territori

Un primo limite a livello territoriale è la possibilità di accedere di usufruire di servizi scolastici e di inserimento sociale. Il ritardo del mezzogiorno è evidente dal minor numero di posti nido a tempo pieno, di strutture scolastiche come mense e palestre e anche dalle percentuali di abbandono scolastico, che riducono le possibilità di raggiungere percentuali di laureati rincuoranti. Il divario si ripete anche per chi raggiunge il diploma e decide di proseguire gli studi. Al Sud meno della metà dei diplomati si iscrive ad un percorso universitario. Nel 2019 solo il 47,5% di chi abita nel mezzogiorno e nelle isole si è iscritto all’università, contro una media del 53,5% del nord e del 55% del centro Italia. A livello provinciale nella regione Puglia si registrano i seguenti dati, che sono un po’ più incoraggianti:

  • Bari: 49,3%
  • Lecce: 53,1%
  • Foggia: 50,7%
  • Brindisi:48,3%
  • Barletta-Andia-Trani: 52,1%

Il divario a scuola tra i comuni

Andando ad indagare la situazione dal punto di vista dei comuni, ci si rende conto che ci sono delle specificità comunali interessanti e che per migliorare il rendimento forse bisognerebbe partire proprio dal locale per arrivare al nazionale. Le città maggiori del paese propongono infatti il medesimo schema delle altre analisi, con le città del nord con percentuali più alte e quelle del sud molto indietro. Bologna, con il 46,79% di laureati è al primo posto, seguita da Milano e Firenze. Sotto il 30% dei laureati c’è invece Bari, con il 28,7%, Palermo, con il 23,73%, Napoli, con il 22,52% e Catania. Quali sono le soluzioni

Oltre al già citato PNRR, che rappresenta uno strumento fondamentale per risanare le falle, c’è bisogno anche di aprire a nuove modalità di formazione e al potenziamento dell’orientamento post diploma. La laurea magistrale che si può conseguire online presso le università telematiche come Unicusano può essere ad esempio utile per chi non può spostarsi dal luogo di residenza o per uno studente-lavoratore. Bisogna poipotenziare i servizi essenziali a partire dalla scuola primaria, con sistemi di assistenza per le famiglie che ne hanno bisogno, supporto agli studenti nell’inserimento per evitare abbandoni e una pianificazione oculata degli investimenti.

© Riproduzione riservata

Altro in Universita

Altri Articoli di

Menu