TV – GAMBLING
Quando si parla di storytelling non ci si riferisce solo a qualcosa di letterario. Lo storytelling è una lente attraverso cui interpretiamo l’esperienza ludica e l’intrattenimento. Guardate, per esempio, il caso della televisione e del gioco, ambienti che hanno sviluppato modelli narrativi che trasformano la competizione in racconto, coinvolgendo il pubblico non solo sul piano dell’esito, ma anche su quello del viaggio che conduce a quel risultato.
Proviamo allora ad analizzare questi piccoli universi, proprio per capire perché i giochi, siano essi sul piccolo schermo della televisione o quello ancora più piccolo del cellulare, attraggono così tanto. E vi diciamo già che non è solo questione di vincere o perdere, ma di come il percorso viene raccontato. Il caso della televisione è emblematico: qui il gioco a premi si struttura intorno al concorrente, che diventa il protagonista di un arco narrativo.
La sua storia personale, tratteggiata con informazioni su età, professione, passioni, viene spesso introdotta prima ancora che il gioco inizi. E’ il caso de L’Eredità, protagonista di una vincita da record in Francia, di Affari Tuoi, di Chi vuol essere milionario e di tanti altri programmi di questo tipo.
Un espediente che serve a creare empatia, a rendere la posta in gioco più alta: se vince, il successo non è soltanto economico ma simbolico, perché rappresenta il riscatto di una persona “come noi”.
Anche nel mondo del gioco d’azzardo la narrazione riveste un ruolo di primo piano. In giochi live di grande successo come Crazy Time il giocatore diventa protagonista di una storia, viene coinvolto in un’esperienza ludica che trascende le meccaniche classiche di un casinò online e diventa esperienza totale, fatta di suoni, di immagini, di messaggi personalizzati, di offerte tarate sull’utente, di ambientazioni e vicende che permettono di viaggiare in un’altra dimensione.
Fondamentale, in una buona narrazione, è la struttura di tutto questo. Nei quiz televisivi, il gioco è diviso in round con difficoltà crescente. Ogni fase diventa un micro-episodio, che scandisce la tensione e prepara al climax: la domanda finale, l’ultima prova, il momento in cui tutto si decide. La ripetizione rituale di domande e risposte, di sfide e superamenti, costruisce una progressione narrativa facilmente riconoscibile.
Il gambling utilizza una logica simile, ma accelerata. Ogni mano di poker, ogni giro di slot è un episodio autonomo che potrebbe già essere climax. Questa sequenza rapidissima di micro-narrazioni crea un’esperienza frammentata, ma continua. Il colpo di fortuna inaspettato funziona come un colpo di scena al teatro: improvviso, fulmineo, capace di ribaltare la trama in un istante.
E’ la casualità che diventa spettacolo, che genera emozione. Che sia una ruota che gira o un rullo di una slot, che sia un pacco da scegliere o una mano in una partita di poker. E nel gambling come nella televisione, questa casualità è accompagnata da luci, da musiche, da suoni che rendono il tutto ancora più accattivante. E che fanno restare attaccati allo schermo.

Dalla TV al gambling: quando la competizione diventa racconto
Quando si parla di storytelling non ci si riferisce solo a qualcosa di letterario. Lo storytelling è una lente attraverso cui interpretiamo l’esperienza ludica e l’intrattenimento. Guardate, per esempio, il caso della televisione e del gioco, ambienti che hanno sviluppato modelli narrativi che trasformano la competizione in racconto, coinvolgendo il pubblico non solo sul piano dell’esito, ma anche su quello del viaggio che conduce a quel risultato.
Proviamo allora ad analizzare questi piccoli universi, proprio per capire perché i giochi, siano essi sul piccolo schermo della televisione o quello ancora più piccolo del cellulare, attraggono così tanto. E vi diciamo già che non è solo questione di vincere o perdere, ma di come il percorso viene raccontato. Il caso della televisione è emblematico: qui il gioco a premi si struttura intorno al concorrente, che diventa il protagonista di un arco narrativo.
La sua storia personale, tratteggiata con informazioni su età, professione, passioni, viene spesso introdotta prima ancora che il gioco inizi. E’ il caso de L’Eredità, protagonista di una vincita da record in Francia, di Affari Tuoi, di Chi vuol essere milionario e di tanti altri programmi di questo tipo.
Un espediente che serve a creare empatia, a rendere la posta in gioco più alta: se vince, il successo non è soltanto economico ma simbolico, perché rappresenta il riscatto di una persona “come noi”.
Anche nel mondo del gioco d’azzardo la narrazione riveste un ruolo di primo piano. In giochi live di grande successo come Crazy Time il giocatore diventa protagonista di una storia, viene coinvolto in un’esperienza ludica che trascende le meccaniche classiche di un casinò online e diventa esperienza totale, fatta di suoni, di immagini, di messaggi personalizzati, di offerte tarate sull’utente, di ambientazioni e vicende che permettono di viaggiare in un’altra dimensione.
Fondamentale, in una buona narrazione, è la struttura di tutto questo. Nei quiz televisivi, il gioco è diviso in round con difficoltà crescente. Ogni fase diventa un micro-episodio, che scandisce la tensione e prepara al climax: la domanda finale, l’ultima prova, il momento in cui tutto si decide. La ripetizione rituale di domande e risposte, di sfide e superamenti, costruisce una progressione narrativa facilmente riconoscibile.
Il gambling utilizza una logica simile, ma accelerata. Ogni mano di poker, ogni giro di slot è un episodio autonomo che potrebbe già essere climax. Questa sequenza rapidissima di micro-narrazioni crea un’esperienza frammentata, ma continua. Il colpo di fortuna inaspettato funziona come un colpo di scena al teatro: improvviso, fulmineo, capace di ribaltare la trama in un istante.
E’ la casualità che diventa spettacolo, che genera emozione. Che sia una ruota che gira o un rullo di una slot, che sia un pacco da scegliere o una mano in una partita di poker. E nel gambling come nella televisione, questa casualità è accompagnata da luci, da musiche, da suoni che rendono il tutto ancora più accattivante. E che fanno restare attaccati allo schermo.
Quando si parla di storytelling non ci si riferisce solo a qualcosa di letterario. Lo storytelling è una lente attraverso cui interpretiamo l’esperienza ludica e l’intrattenimento. Guardate, per esempio, il caso della televisione e del gioco, ambienti che hanno sviluppato modelli narrativi che trasformano la competizione in racconto, coinvolgendo il pubblico non solo sul piano dell’esito, ma anche su quello del viaggio che conduce a quel risultato.
Proviamo allora ad analizzare questi piccoli universi, proprio per capire perché i giochi, siano essi sul piccolo schermo della televisione o quello ancora più piccolo del cellulare, attraggono così tanto. E vi diciamo già che non è solo questione di vincere o perdere, ma di come il percorso viene raccontato. Il caso della televisione è emblematico: qui il gioco a premi si struttura intorno al concorrente, che diventa il protagonista di un arco narrativo.
La sua storia personale, tratteggiata con informazioni su età, professione, passioni, viene spesso introdotta prima ancora che il gioco inizi. E’ il caso de L’Eredità, protagonista di una vincita da record in Francia, di Affari Tuoi, di Chi vuol essere milionario e di tanti altri programmi di questo tipo.
Un espediente che serve a creare empatia, a rendere la posta in gioco più alta: se vince, il successo non è soltanto economico ma simbolico, perché rappresenta il riscatto di una persona “come noi”.
Anche nel mondo del gioco d’azzardo la narrazione riveste un ruolo di primo piano. In giochi live di grande successo come Crazy Time il giocatore diventa protagonista di una storia, viene coinvolto in un’esperienza ludica che trascende le meccaniche classiche di un casinò online e diventa esperienza totale, fatta di suoni, di immagini, di messaggi personalizzati, di offerte tarate sull’utente, di ambientazioni e vicende che permettono di viaggiare in un’altra dimensione.
Fondamentale, in una buona narrazione, è la struttura di tutto questo. Nei quiz televisivi, il gioco è diviso in round con difficoltà crescente. Ogni fase diventa un micro-episodio, che scandisce la tensione e prepara al climax: la domanda finale, l’ultima prova, il momento in cui tutto si decide. La ripetizione rituale di domande e risposte, di sfide e superamenti, costruisce una progressione narrativa facilmente riconoscibile.
Il gambling utilizza una logica simile, ma accelerata. Ogni mano di poker, ogni giro di slot è un episodio autonomo che potrebbe già essere climax. Questa sequenza rapidissima di micro-narrazioni crea un’esperienza frammentata, ma continua. Il colpo di fortuna inaspettato funziona come un colpo di scena al teatro: improvviso, fulmineo, capace di ribaltare la trama in un istante.
E’ la casualità che diventa spettacolo, che genera emozione. Che sia una ruota che gira o un rullo di una slot, che sia un pacco da scegliere o una mano in una partita di poker. E nel gambling come nella televisione, questa casualità è accompagnata da luci, da musiche, da suoni che rendono il tutto ancora più accattivante. E che fanno restare attaccati allo schermo.
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