Il casinò come istituzione non nasce in Nevada o sulla Costa Azzurra, ma a Venezia, nel pieno Seicento. Da lì, in circa quattro secoli, l’idea di casa del gioco d’azzardo ha attraversato tutta l’Europa, trovato nel deserto americano la sua consacrazione, ed è infine approdato sul web, cambiando forma ma senza mai perdere il proprio nucleo originario.
Venezia, 1638: nasce il primo casinò legale
Nel 1638 la Repubblica di Venezia si trovò davanti a un problema pratico: il gioco d’azzardo si era diffuso spontaneamente per le calli cittadine, ed era pressoché impossibile da estirpare con divieti ed editti. Il Maggior Consiglio decise quindi di cambiare strategia, regolamentando ciò che non riusciva a vietare, e autorizzò l’apertura del Ridotto all’interno di Palazzo Dandolo.
Il Ridotto fu il primo casinò pubblico e legale d’Occidente, nato in un contesto di forte tensione tra l’interesse dei giocatori facoltosi e la volontà dello Stato di trasformare un fenomeno incontrollabile in una fonte di gettito. All’interno si giocava soprattutto a biribi, un antenato della roulette basato su settanta numeri, e a basetta, un gioco di carte che mescolava elementi oggi riconoscibili nel blackjack e nel poker.
L’accesso era formalmente pubblico ma di fatto riservato a chi poteva permettersi le poste elevate richieste al tavolo, indossando la maschera e il tricorno che garantivano l’anonimato tipico del Carnevale veneziano.
Il Ridotto restò attivo per oltre un secolo, fino al 1774, quando Giorgio Pisani ne ottenne la chiusura in nome della moderazione dei costumi della nobiltà veneziana, preoccupata per le ingenti perdite economiche che il gioco stava causando tra le famiglie patrizie. La chiusura non cancellò però la lezione che il modello veneziano aveva già dimostrato: uno Stato poteva convivere con il gioco d’azzardo, regolamentandolo invece di reprimerlo, e trarne al tempo stesso un beneficio fiscale.
Dalle città termali europee a Montecarlo
Chiuso il Ridotto, l’idea di casa da gioco regolamentata si spostò altrove in Europa, trovando terreno fertile nelle città termali e nei centri di villeggiatura del continente. Spa, in Belgio, e Baden-Baden, in Germania, svilupparono nel corso dell’Ottocento sale da gioco pensate per un pubblico aristocratico internazionale, spesso legate ai soggiorni curativi delle terme.
In questo contesto nasce anche il famoso Casinò di Montecarlo, inaugurato a metà Ottocento nel Principato di Monaco per volontà della famiglia Grimaldi, che intendeva sostenere le finanze del piccolo Stato attraverso il turismo del gioco. Montecarlo, a differenza dei casi precedenti, ebbe un’intuizione geniale: elevò il concetto di casinò a simbolo di lusso ed eleganza, un riferimento che avrebbe influenzato anche l’immaginario delle prime case da gioco americane.
Il Nevada e la nascita dell’industria del casinò moderna
Come descritto in un paper della University Libraries dell’Università del Nevada, Las Vegas, il salto successivo avvenne negli Stati Uniti, in Nevada, unico Stato americano a mantenere legale il gioco d’azzardo dopo il 1931. Da quella scelta normativa, unita alla posizione isolata nel deserto, nasce quella che oggi riconosciamo come industria del casinò moderno.
Una ricerca del Center for Gaming Research dell’ateneo, dedicata alla nascita dell’esperienza turistica della città, ripercorre come i casinò della Strip abbiano costruito fin dal dopoguerra un modello che andava ben oltre il semplice tavolo da gioco, integrando spettacoli, ristorazione e intrattenimento in un’unica esperienza pensata per trattenere il visitatore il più a lungo possibile.
Rispetto al modello veneziano, orientato a un pubblico ristretto e aristocratico, quello di Las Vegas nacque fin dall’inizio come prodotto di massa, capace di attrarre un pubblico eterogeneo grazie a un mix di gioco, spettacolo e ospitalità diventato lo standard dell’intera industria del casinò-resort.
L’Italia non è rimasta estranea a questa evoluzione: il Casinò di Venezia, erede diretto del Ridotto seicentesco, ha riaperto in forma moderna nel Novecento, prima al Lido e poi a Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande, restando tra le poche case da gioco fisiche autorizzate nel Paese insieme a Sanremo, Campione d’Italia e Saint-Vincent.
Il casinò senza confini fisici
L’ultimo grande cambiamento è rappresentato dalla transizione verso il digitale. A partire dagli anni Novanta, con la diffusione di internet, il concetto di casa da gioco ha smesso di essere legato a un edificio e a un territorio specifico, per diventare un casinò online accessibile da qualunque dispositivo connesso. Questo passaggio ha richiesto, in parallelo, la creazione di sistemi di regolamentazione nuovi, pensati per garantire sicurezza, tracciabilità e tutela dei giocatori anche in assenza di un luogo fisico da controllare.
In Italia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli gestisce le concessioni per il gioco a distanza e ne monitora costantemente i volumi, esercitando una funzione di controllo sui concessionari e sul loro operato all’interno del settore del gioco digitale.
Una funzione che in quattro secoli non è cambiata
Guardando all’arco temporale complessivo, dal Ridotto di Palazzo Dandolo ai portali digitali di oggi, colpisce quanto la funzione originaria del casinò sia rimasta sostanzialmente identica: offrire uno spazio regolamentato, alternativo al gioco clandestino, in cui lo Stato possa garantire trasparenza e trarne un beneficio fiscale. L’unica cosa che è fortemente cambiata nel tempo è la forma: da un’unica sala esclusiva a Venezia a decine di città termali europee, fino ai grandi resort del Nevada e alle piattaforme online accessibili da qualsiasi luogo.
Ripercorrere questa storia aiuta a inquadrare il gioco d’azzardo non come fenomeno recente o incontrollato, ma come un’attività ricreativa che affonda le sue radici in tempi antichi e che le società che si sono susseguite nel tempo hanno sempre cercato di regolamentare, con esiti alterni.

Quattro secoli di storia del casinò: dal Ridotto di Venezia ai casinò online
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