Nata a Bari e cresciuta a Roma, Francesca Veneziano vive a Parigi, dove lavora nel centro espositivo Le BAL, dedicato alla fotografia e al cinema.
Dopo aver conseguito un dottorato in arti visive, ha collaborato a diverse pubblicazioni sul cinema e scritto Petit Rayon, un testo teatrale per giovani spettatori.
Amatevi gli uni sugli altri. La Genesi off è il suo primo testo narrativo.
Ciao Francesca, puoi raccontarci di cosa parla il tuo libro?
Amatevi gli uni sugli altri. La Genesi off è una riscrittura in chiave erotica e ironica dell’episodio della cacciata nella Genesi.
I personaggi sono quelli che conosciamo – Adamo, Eva, Dio e il serpente – ma le loro personalità e le motivazioni che li spingono ad agire sono tutt’altre.
Adamo, per esempio, è sconsolato per non avere una “compagna di giochi”.
Per canalizzare il suo desiderio incontrollabile, decide di metterlo in scena, dando vita a spettacoli per il pubblico animale: performance “liquide” fatte di innalzamenti ed esplosioni, rituali in cui il piacere fisico si trasforma in evento collettivo, quasi sacro.
Dio è perfettamente disinteressato alle sorti della Terra e trascorre il suo tempo libero – cioè tutto il suo tempo – a inventare oggetti faceti e a coltivare il suo amore per l’albero di mele.
Il serpente è geloso delle capacità dell’uomo (e, detto tra parentesi, anche delle sue dimensioni) e si adopera per renderlo inviso al Signore…
Il tuo è un libro divertentissimo, pieno di colpi di scena, una continua invenzione narrativa. A che genere diresti che appartiene?
Non penso che appartenga a un genere preciso; anzi, spero che tragga la sua forza proprio dal mescolare e confondere più tradizioni: la letteratura erotica, la mitologia, la farsa, la commedia filosofica e quella sentimentale…
La mia intenzione principale, mentre lo scrivevo, era però comica.
Volevo far ridere, e io stessa ridevo durante la scrittura.
Ero continuamente sorpresa dell’assurdità dell’universo e delle forme d’amore che stavo inventando.
Non c’è limite all’assurdo, soprattutto quando si tratta di relazioni umane.
Nella sua prefazione, Emilio Solfrizzi dice che la tua scrittura gli ha ricordato il teatro. Ti riconosci in questa lettura?
La lettura della prefazione di Emilio è stata per me molto emozionante: per la prima volta qualcuno – e una persona che stimo moltissimo – offriva un’interpretazione del mio testo.
È stato il mio primo critico.
Mi ha fatto vedere un legame con il teatro che, mentre scrivevo, non avevo pienamente consapevolizzato.
Sono d’accordo con lui: il mio Adamo è il primo attore dell’universo e, con l’arrivo di Eva, il monologo diventa dialogo.
Dal canto mio, l’idea dello spettacolo – dell’uomo che si esibisce in pubblico – nasce da una domanda: come spingere oltre i limiti della sua follia? Rendendola pubblica, trovandole degli spettatori.
Da cos’è nata questa idea?
Ho iniziato a scrivere in un periodo in cui ero triste per amore.
Quando scrivo che “la solitudine faceva cerchi concentrici attorno ad Adamo”, quella sensazione era la mia.
Ho avuto bisogno di immaginare una storia d’amore totale e, allo stesso tempo, di prendermi gioco della serietà di questo sentimento.
Puoi parlarci della storia d’amore tra Adamo ed Eva?
È una storia d’amore totalmente libera.
Adamo ed Eva sono pazzi e si amano in quanto tali.
Noi, invece, abbiamo imparato a controllare le nostre pulsioni: fingiamo un po’ tutti di essere normali, cerchiamo di dare un’immagine “presentabile” della persona che siamo e delle nostre relazioni.
La cosa bella di Adamo ed Eva è che sono i primi esseri umani: non hanno modelli, non hanno interiorizzato codici sociali, stanno letteralmente inventando l’istituzione della coppia.
Il loro non è un primo amore come gli altri: è il primo amore dell’intera umanità.
Questa assenza di regole mi ha permesso di immaginare per loro un amore sconsiderato, fuori dagli schemi, insieme romantico e ridicolo.
È per questo che hai scelto di riprendere l’episodio biblico?
La storia dell’umanità si fonda anche sulle narrazioni.
Le favole, le mitologie sono il nostro substrato comune: forgiano la società ma anche l’immaginario, i sogni, la fantasia.
Mi hanno sempre interessato le riscritture: mi piace riprendere forme narrative riconoscibili e far dire loro altro rispetto a ciò per cui sono nate.
Ci hanno insegnato che sono i personaggi a vivere avventure.
A me appassiona l’idea che siano le forme letterarie stesse – le formule linguistiche, i registri stilistici – a viverle, e che l’inventario infinito di storie su cui si fonda la nostra cultura possa diventare, per chiunque, materia di gioco.
Le storie non appartengono a nessuno e appartengono a tutti.
È quindi per il piacere del gioco, dell’avventura letteraria, che il titolo del libro riprende la celebre frase del Nuovo testamento?
Il libro è pieno di doppi sensi, di frasi ed espressioni note che, una volta riscritte, diventano allusive.
“Amatevi gli uni sugli altri” è un buon esempio di questo gioco linguistico.
Ma è anche un omaggio alla frase evangelica “amatevi gli uni gli altri”, di enorme risonanza storica e umanistica.
Nella sua follia, ingenuità ed esaltazione, il mio Adamo incarna una forma di umanità e fratellanza: una fiducia ingenua e dolcissima, una grande generosità e un’apertura – in tutti i sensi! – che, per il tempo della scrittura, mi è piaciuto immaginare come origine possibile di tutti noi.

Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Francesca Veneziano
Nata a Bari e cresciuta a Roma, Francesca Veneziano vive a Parigi, dove lavora nel centro espositivo Le BAL, dedicato alla fotografia e al cinema.
Dopo aver conseguito un dottorato in arti visive, ha collaborato a diverse pubblicazioni sul cinema e scritto Petit Rayon, un testo teatrale per giovani spettatori.
Amatevi gli uni sugli altri. La Genesi off è il suo primo testo narrativo.
Ciao Francesca, puoi raccontarci di cosa parla il tuo libro?
Amatevi gli uni sugli altri. La Genesi off è una riscrittura in chiave erotica e ironica dell’episodio della cacciata nella Genesi.
I personaggi sono quelli che conosciamo – Adamo, Eva, Dio e il serpente – ma le loro personalità e le motivazioni che li spingono ad agire sono tutt’altre.
Adamo, per esempio, è sconsolato per non avere una “compagna di giochi”.
Per canalizzare il suo desiderio incontrollabile, decide di metterlo in scena, dando vita a spettacoli per il pubblico animale: performance “liquide” fatte di innalzamenti ed esplosioni, rituali in cui il piacere fisico si trasforma in evento collettivo, quasi sacro.
Dio è perfettamente disinteressato alle sorti della Terra e trascorre il suo tempo libero – cioè tutto il suo tempo – a inventare oggetti faceti e a coltivare il suo amore per l’albero di mele.
Il serpente è geloso delle capacità dell’uomo (e, detto tra parentesi, anche delle sue dimensioni) e si adopera per renderlo inviso al Signore…
Il tuo è un libro divertentissimo, pieno di colpi di scena, una continua invenzione narrativa. A che genere diresti che appartiene?
Non penso che appartenga a un genere preciso; anzi, spero che tragga la sua forza proprio dal mescolare e confondere più tradizioni: la letteratura erotica, la mitologia, la farsa, la commedia filosofica e quella sentimentale…
La mia intenzione principale, mentre lo scrivevo, era però comica.
Volevo far ridere, e io stessa ridevo durante la scrittura.
Ero continuamente sorpresa dell’assurdità dell’universo e delle forme d’amore che stavo inventando.
Non c’è limite all’assurdo, soprattutto quando si tratta di relazioni umane.
Nella sua prefazione, Emilio Solfrizzi dice che la tua scrittura gli ha ricordato il teatro. Ti riconosci in questa lettura?
La lettura della prefazione di Emilio è stata per me molto emozionante: per la prima volta qualcuno – e una persona che stimo moltissimo – offriva un’interpretazione del mio testo.
È stato il mio primo critico.
Mi ha fatto vedere un legame con il teatro che, mentre scrivevo, non avevo pienamente consapevolizzato.
Sono d’accordo con lui: il mio Adamo è il primo attore dell’universo e, con l’arrivo di Eva, il monologo diventa dialogo.
Dal canto mio, l’idea dello spettacolo – dell’uomo che si esibisce in pubblico – nasce da una domanda: come spingere oltre i limiti della sua follia? Rendendola pubblica, trovandole degli spettatori.
Da cos’è nata questa idea?
Ho iniziato a scrivere in un periodo in cui ero triste per amore.
Quando scrivo che “la solitudine faceva cerchi concentrici attorno ad Adamo”, quella sensazione era la mia.
Ho avuto bisogno di immaginare una storia d’amore totale e, allo stesso tempo, di prendermi gioco della serietà di questo sentimento.
Puoi parlarci della storia d’amore tra Adamo ed Eva?
È una storia d’amore totalmente libera.
Adamo ed Eva sono pazzi e si amano in quanto tali.
Noi, invece, abbiamo imparato a controllare le nostre pulsioni: fingiamo un po’ tutti di essere normali, cerchiamo di dare un’immagine “presentabile” della persona che siamo e delle nostre relazioni.
La cosa bella di Adamo ed Eva è che sono i primi esseri umani: non hanno modelli, non hanno interiorizzato codici sociali, stanno letteralmente inventando l’istituzione della coppia.
Il loro non è un primo amore come gli altri: è il primo amore dell’intera umanità.
Questa assenza di regole mi ha permesso di immaginare per loro un amore sconsiderato, fuori dagli schemi, insieme romantico e ridicolo.
È per questo che hai scelto di riprendere l’episodio biblico?
La storia dell’umanità si fonda anche sulle narrazioni.
Le favole, le mitologie sono il nostro substrato comune: forgiano la società ma anche l’immaginario, i sogni, la fantasia.
Mi hanno sempre interessato le riscritture: mi piace riprendere forme narrative riconoscibili e far dire loro altro rispetto a ciò per cui sono nate.
Ci hanno insegnato che sono i personaggi a vivere avventure.
A me appassiona l’idea che siano le forme letterarie stesse – le formule linguistiche, i registri stilistici – a viverle, e che l’inventario infinito di storie su cui si fonda la nostra cultura possa diventare, per chiunque, materia di gioco.
Le storie non appartengono a nessuno e appartengono a tutti.
È quindi per il piacere del gioco, dell’avventura letteraria, che il titolo del libro riprende la celebre frase del Nuovo testamento?
Il libro è pieno di doppi sensi, di frasi ed espressioni note che, una volta riscritte, diventano allusive.
“Amatevi gli uni sugli altri” è un buon esempio di questo gioco linguistico.
Ma è anche un omaggio alla frase evangelica “amatevi gli uni gli altri”, di enorme risonanza storica e umanistica.
Nella sua follia, ingenuità ed esaltazione, il mio Adamo incarna una forma di umanità e fratellanza: una fiducia ingenua e dolcissima, una grande generosità e un’apertura – in tutti i sensi! – che, per il tempo della scrittura, mi è piaciuto immaginare come origine possibile di tutti noi.
“Amatevi gli uni sugli altri. La Genesi off”: intervista a Francesca Veneziano
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