A partire dal secondo millennio quando si parla di lavoro, la terminologia sembra essere sempre più anglofona. Anzi, di fatto lo è e non potrebbe essere altrimenti, viste tutte le innovazioni e nuove pratiche che arrivano soprattutto dagli Stati Uniti d’America. Smart working, e poi remote job, e ancora flexibility, come leggiamo sul sito dell’Enciclopedia Treccani, sono tutte parole che afferiscono al concetto più esteso di poter lavorare da casa, o comunque non dall’ufficio, coniugando al meglio vita lavorativa e dimensione sociale-familiare.
Ma altri argomenti sono diventati cruciali da quando il mondo è diventato più digitale, e cioè la sicurezza dei dati, la sicurezza informatica, o dall’inglese cybersecurity, e quindi la privacy online. Come possono coesistere i due mondi dello smart working e della sicurezza informatica?
Imprescindibile un Virtual Private Network
Quando si lavora in azienda si tende a credere di non dover conoscere nulla sulla sicurezza informatica, al massimo sapere qualcosa in più sull’antivirus del computer che utilizziamo. Ma quando si lavora lontano dall’azienda, o addirittura si è professionisti autonomi, la protezione dei nostri dati diventa un fattore determinante per il nostro successo e la nostra serenità.
Sistemi di protezione per i dati di clienti, bilanci e fatture, senza contare la privacy dei nostri profili social anche lavorativi, come spiegato in questa utile inforgrafica di ExpressVPN, diventano quindi non più accessori, bensì fondamentali. Le VPN servono a “nascondere” il nostro indirizzo IP, a rendere privata la nostra navigazione, e molto più sicuri i dati che immettiamo e riceviamo dalla rete. Quindi, con l’utilizzo di questa tecnologia è possibile creare un ambiente di lavoro sicuro ed efficiente, proprio come se si stesse lavorando in ufficio.
I sistemi di autenticazione: preferire quelli biometrici
Ogni computer, smartphone, tablet, ma anche servizio online per essere attivato necessita ormai di una password, di una chiave d’accesso. Queste sono misure di sicurezza standard che normalmente si compongono di codici alfanumerici. Molti esperti, come leggiamo anche sul sito di Namirial Focus, affermano e consigliano con forza che bisogna assolutamente preferire i sistemi di riconoscimento biometrici, che hanno principalmente tre vantaggi rispetto alle “password” tradizionali:
● sicurezza: parametro cardine;
● precisione: non essendo soggetto digitazione da parte dell’utente;
● accuratezza: la biometria identifica la persona, mentre la password potrebbe averla chiunque.
Cifratura dei dati
La cifratura dei dati è molto importante quando si tratta di scaricare dati in locale per poterci lavorare. Ciò è una situazione che si verifica milioni di volte in smart working, e l’azienda dovrebbe innanzitutto predisporre un software di controllo; in un secondo momento la stessa azienda dovrebbe informare il dipendente del perché questo stesso software possa ledere la privacy del professionista.
Legato a tale argomento, sperro sottovalutato, è quello che riguarda i dispositivi IoT, come smartwatch e tablet, ma che ora possono essere anche lampadine, forni a microonde e altri strumenti, che potrebbero creare un pericoloso ponte per malintenzionati.
Oltre a tutti questi strumenti, che rappresentano misure concrete, ciò che è ovviamente necessario è una cultura generale sulla cybersecurity. Questa cultura passa anche tramite la formazione dei lavoratori su tale argomento, a cui molto spesso le aziende italiane non hanno sempre dedicato tempo e risorse necessarie,. Ma le manovre effettuate dal Governo Italiano in materia di cyber security, come scrive lo stesso quotidiano nazionale Repubblica, stanno già cambiando l’approccio alla sicurezza informatica legata anche al lavoro agile o flessibile.
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