3 Dicembre 2022 - Ore
Economia / Enogastronomia

La rigenerazione in città: Taranto e le cozze

La cozza nera di Taranto è un Presidio Slow Food

«Da noi la rigenerazione parte dal mare» racconta Luciano Carriero, referente dei produttori del Presidio Slow Food della cozza nera di Taranto. Per lui è una questione di famiglia: quarta generazione di mitilicoltori, il suo bisnonno ha trasmesso passione e mestiere al figlio, e così via fino a lui. In una terra che porta addosso i segni dell’industria pesante, della sofferenza e dell’inquinamento, un gruppo di mitilicoltori lavora per far parlare la città attraverso un prodotto sano e di eccellenza: i molluschi. «Nel 2011, quando venne riscontrata la presenza di diossine nelle cozze, nessuno voleva più acquistare i nostri prodotti. Qui a Taranto, la mitilicoltura è stata azzerata dalle industrie della città. Ma se non siamo morti noi, commercialmente e moralmente, può riprendersi chiunque».

 

Hanno spostato gli impianti più lontano dalle industrie, in un’area intonsa del mar Piccolo dove sgorgano più di trenta sorgenti di acqua dolce, usano materiali vegetali e biodegradabili, seguono tradizioni tramandate da secoli. Le cozze che arrivano in commercio sono sottoposte a rigorosi controlli, che certificano la salubrità del prodotto. 

 

«Siamo la prova vivente che la rigenerazione parte da individui che si uniscono: eravamo soli e abbandonati da tutti, abbiamo lavorato duramente e Slow Food ci ha aiutati in questo percorso. Oggi siamo vivi e a contatto con il nostro mare. E il mare è così: se lo vivi, te ne innamori».

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