29 Novembre 2022 - Ore
Economia / Impresa

Grano: Coldiretti Puglia, nel 2022 crollo raccolto grano -26% a causa di siccità e costi produzione in tilt

L'analisi nell'ambito del Focus Cereali organizzato da Coldiretti Puglia, Nuova Fiera del Levante, ICE, Casillo Group

A causa della siccità e dei costi di produzione in tilt, è crollata la raccolta del grano in Puglia nel 2022 con una diminuzione del 26% rispetto all’anno precedente. È quanto affermato da Coldiretti Puglia, sulla base dei dati Istat diffusi nel corso del Focus Cereali, organizzato nell’ambito dell’85 esima campionaria del Levante,  in collaborazione con la Nuova Fiera del Levante, l’Agenzia ICE e Casillo Group, a cui hanno partecipato Savino Muraglia e Pietro Piccioni presidente e direttore di Coldiretti Puglia, Pasquale CasilloAD Casillo Group e tra gli altri, Felice Adinolfi Ordinario di Economia Agraria all’Università di Perugia, Angelo Frascarelli, presidente di ISMEA e Gianluca Lelli, Amministratore Delegato di Consorzi Agrari d’Italia.

“L’appuntamento di oggi riveste per noi una importanza strategica soprattutto perché ci consente di essere concretamente un punto di riferimento per un confronto su un tema strategico per la nostra regione e per il Mediterraneo” – ha fatto sapere il Presidente della Nuova Fiera del Levante Alessandro Ambrosi. “Nei nostri progetti c’è quello importante di sviluppare una “fiera specializzata dedicata alla filiera dei cereali” per dare ancora più valore a questo nostro territorio storicamente vocato alle lavorazioni agricole, e nel quale registriamo diverse produzioni di eccellenza. Uno spazio innanzitutto dedicato alle aziende pugliesi che esportano le proprie produzioni in tutto il mondo, aprendo però le porte a tutti i Sud del mondo. Un salone verticale in cui vogliamo promuovere convegni e tavole rotonde per favorire la diffusione di una sensibilità sempre maggiore nei confronti di un’agricoltura innovativa e sostenibile, finalizzata a produzioni alimentari di alta qualità. Innovazione, internazionalizzazione e sostenibilità sono i temi principali su cui vogliamo continuare ad agire”.

Ad aprire i lavori Marina Lalli, Relazione istituzionali Nuova Fiera del Levante. “I cereali rappresentano un bene importante nell’ambito della dieta mediterranea e la Puglia può diventare il territorio ideale in cui creare l’eccellenza, fare ricerca e discutere di un argomento così importante e che significa vita. Proprio in linea con la Fiera che dal 1930 si pone l’obiettivo di essere punto di riferimento di scambio di idee e di progetti”.

“I cereali, in particolare il grano duro, vive di luci ed ombre. Il primo aspetto positivo è il prezzo , il più alto nella storia dei cereali degli ultimi 20 anni, accompagnato da due criticità: l’aumento dei costi di produzione (tutti i costi di produzione sono aumentati -carburanti, fertilizzanti, sementi, agro farmaci) e i rischi sulle rese e sui prezzi. Il 2022 è stato un anno con rese medie molto basse per effetto del clima, soprattutto la siccità. Su questo punto occorre migliorare ed

innovare la tecnica colturale e coprire i rischi imprevedibili con le polizze assicurative ed anche con il nuovo Fondo Mutualistico Nazionale gestito da ISMEA- dichiara il presidente di Ismea, Angelo Frascarelli. Gli stessi prezzi sono soggetti ad una forte volatilità, gli agricoltori temono un abbassamento dei prezzi al momento del raccolto 2023 ma su questo punto, l’integrazione di filiera e i contratti forniscono uno strumento per ridurre la volatilità”.

Mentre è in progressiva diminuzione la produzione di grano duro in Puglia, ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti – fa sapere la Coldiretti Puglia – sono state proprio le coltivazioni di cereali, dal grano all’avena, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato. La crisi ucraina e i suoi contraccolpi globali hanno messo in evidenza quanto l’Italia sia deficitaria su molti fronti per quando riguarda il cibo ed è costretta ad importare i 3/4 (73%) della soia, il 64% del grano tenero per biscotti e pane e il 44% del grano duro per la pasta. La minor produzione pesa sulle aziende cerealicole che hanno dovuto affrontare rincari delle spese di produzione che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio con incrementi medi dei costi correnti del 68% secondo elaborazioni Coldiretti su dati del Crea. Il taglio dei raccolti causato dall’incremento dei costi e dalla grave e perdurante siccità in alcune aree delle province di Bari e Foggia – sottolinea Coldiretti Puglia – rischia di aumentare ulteriormente la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360.000 ettari coltivati e 10milioni di quintali prodotti in media all’anno. La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e di concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore in Puglia ed in Italia, che nell’ultimo decennio – denuncia Coldiretti Puglia – hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5 con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati, con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente.

“Ci sono le condizioni per rispondere alla domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura del nostro territorio che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che – insiste Muraglia – valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Dobbiamo riscoprire la tradizione agricola per puntare all’obiettivo dell’autosufficienza a tavola per difendersi dalle turbolenze provocate dal conflitto che ha scatenato corse agli accaparramenti e guerre commerciali con tensioni e nuove povertà”.

Intanto, si registra il balzo dell’export della pasta pugliese nel mondo con un aumento delle vendite all’estero del 44% nei primi 6 mesi del 2022 – insiste Coldiretti Puglia – proprio sotto la spinta dell’allarme globale provocato dalla guerra in Ucraina sulla certezza e salubrità del cibo che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Le migliori varietà di grano duro selezionate, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese – aggiunge la Coldiretti regionale – che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano.

“Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale”, commenta Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Gli acquisti di pasta fatta al 100% di grano made in Italy – sottolinea la Coldiretti – sono cresciuti ad un ritmo di quasi 2 volte e mezzo superiore a quello medio della pasta secca anche per effetto dello smart working e del lungo lockdown per combattere l’emergenza covid che ha costretto i cittadini in casa. Il risultato è che già oggi un pacco di pasta su 5 venduto al supermercato – precisa Coldiretti – utilizza grano duro coltivato in Italia, con la Puglia leader nella produzione dove si stima per la campagna ancora in corso un calo del 45% a causa del clima pazzo per le gelate e la siccità, ma di qualità ottima.

Le superfici seminate – aggiunge Coldiretti Puglia – potrebbero raddoppiare già a partire dalla prossima stagione, con la produzione di grano che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati e tendere ad una sempre più alta qualità, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale. Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita anche in Puglia la messa a coltura di oltre 100mila ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua per aumentare la produzione aggiuntiva di grano duro per la pasta, di tenero per fare il pane e di mais per gli allevamenti.

Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali ma è necessario investire – aggiunge Coldiretti Puglia – per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

Bisogna invertire la tendenza ed investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari facendo tornare l’agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei, conclude Coldiretti nel sottolineare che nell’immediato occorre salvare le aziende agricole da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni.

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