26 Agosto 2026 - Ore
Cultura e Spettacolo

RANCORE, SHABLO, VENERUS E DIODATO SI RACCONTANO NELL’ULTIMO APPUNTAMENTO DEL MEDIMEX

A chiudere l’ultima edizione del Medimex sono quattro artisti che offrono il sunto perfetto di una valida scena musicale italiana. […]

A chiudere l’ultima edizione del Medimex sono quattro artisti che offrono il sunto perfetto di una valida scena musicale italiana.

 

Moderati da Gino Castaldo ed Ernesto Assante, Rancore, Shablo, Venerus e Diodato si sono raccontati sul palco del teatro Kursaal a Bari, fra gli applausi di un pubblico entusiasta.

 

Ad iniziare è Rancore, che porta con sé sul palco la sua ultima creatura: Xenoverso. Un’insolita soluzione che scardina il concetto stesso di album. Si parla di universo, di un tentativo di vivere in un mondo che cerca l’essenza ed il perchè di tutte le cose. Un immaginario dove i confini non sono delineati, dove la fantasia e l’immaginazione costituiscono la base per vivere in un mondo dove tutti gli schemi sono infranti. 

 

E’ un momento complesso. Riuscire a mantenere la rotta rispetto a chi sono e a quello che mi piace fare è difficile, ma mai come adesso sento di doverlo difendere”.

 

Secondo Rancore si deve scegliere di ascoltare una sua canzone, si deve cercare il modo di entrare in contatto con il disco, per poter scoprire un mondo che offre all’ascoltatore diversi livelli di lettura.

 

Dopo vari minuti di applausi, è il turno di Shablo, definito più volte uno dei creatori della musica contemporanea. Il musicista che “ha creato un beat per ogni artista sulla scena”.

 

La sua visione della musica è tutt’altro che statica: in un contesto che già predispone una certa fluidità fra i generi, l’obiettivo è quello di far arrivare la musica italiana fuori dai confini del paese. Le possibilità ci sono e con internet il processo è molto più veloce: – spiega l’artista –  se hai talento musicale, un’immagine forte ed un team competente, i risultati arrivano”.

 

Probabilmente agevolato dal suo animo cosmopolita, il talento di Shablo sta proprio nel saper miscelare sapientemente artisti e sound di diversa natura, tirando fuori un prodotto piacevolmente innovativo. 

 

Venerus è poi il terzo artista a calcare il palco del Kursaal e il focus della chiacchierata si concentra subito sull’aspetto autoriale. 

 

Il suo viaggio parte da molto lontano, da una passione per la scrittura che trova appiglio già nei suoi diari adolescenziali. Ho passato praticamente tutta la mia vita sognando di scrivere canzoni e una piccola parte a farlo davvero” – racconta, celando una tenera soddisfazione.

 

Ascoltando qualche estratto proprio delle sue canzoni, appare chiaro come per Venerus, essere un cantautore sia un pregio ma anche una responsabilità. “Bisogna fare attenzione alle parole che si scrivono, perché, cantandole, risuoneranno fra le persone”.

 

Sono tanti i punti in comune fra questi artisti: l’atteggiamento visionario, un approccio mai passivo che punta ad abbattere quante più barriere possibili, sempre con spontanea e crescente curiosità.

 

Ritroviamo tutto questo in un timido Diodato, ultimo ospite della serata. Fra simpatici aneddoti di vita privata e artistica, il cantautore tarantino ci permette di osservarlo come da uno spioncino e di immergerci nel suo processo creativo.

 

Guardandosi indietro, Diodato confessa che la musica per lui ha rappresentato una salvezza. Ho la fortuna di fare quello che mi piace e di farlo anche con consapevolezza.

 

Si definisce “un sognatore con i piedi per terra”, che finalmente si sta allontanando dai limiti che si è auto imposto negli anni e si sta riscoprendo in modo decisamente più internazionale (complici gli ottimi risultati ottenuti e la sua crescita artitica oltre i confini italiani). 

 

Sono tante le curiosità sull’immediato futuro. Ci arriva qualche indiscrezione su brani già arrivati alla fase di lavorazione in studio e che i moderatori si augurano siano pronti per febbraio, guarda caso giusto in tempo per la prossima edizione di Sanremo.

 

Diodato smentisce ridendo: “Sarei costretto a vincere. Potrei solo doppiare o fare di peggio, quindi forse è il caso di evitare“.

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