26 Agosto 2026 - Ore
Cultura e Spettacolo

L’INTIMISMO EDUCATO DI GIOVANNI TRUPPI

L’artista napoletano si racconta al Medimex

Giovanni Truppi fa il suo ingresso nell’ultima edizione del Medimex a Bari – che noi del Team di Node, coinvolti nel Progetto AgriCultura abbiamo seguito attraverso la nostra #Medimexperience – con pacatezza e voglia di raccontarsi. Misura ogni parola, nella descrizione del suo passato, del suo presente e, pur lasciandoci con molti punti interrogativi, del suo futuro. 

 

Ironico sunto di questo incontro proprio il suo ultimo singolo, Alcune considerazioni, rilasciato il 17 Giugno scorso. Un brano in cui Truppi coniuga la sua vena esistenzialista con un approccio più hip-hop, un richiamo alla sua fascinazione per la dimensione urban. 

Non è certo la prima volta che Truppi ci incuriosisce con pezzi che si potrebbero definire “chiacchierati”. La sua è una scelta consapevole, seppur non troppo ragionata; è il tentativo di trasferire nella sua arte il quotidiano più autentico, con tutte le sue dinamiche informali che gli risultano più familiari. 

 

Napoli, soprattutto se ci nasci, ti fa il regalo di questi occhiali per guardare il mondo” dice Giovanni Truppi con un sorriso. Nonostante gli oltre quindici anni trascorsi a Roma, la sua terra natìa occupa un posto speciale nel suo cuore, con le sue tradizioni e il suo folklore.

 

Saper osservare e immortalare attraverso la sua arte, è ciò che Truppi inquadra come sua utopia. “Vorrei vivere riuscendo a connettermi con il mondo che mi circonda” – dice dopo una lunga pausa di riflessione. Timore di non cogliere, dunque, di non percepire, ma mai paura del silenzio. 

 

In perfetta controtendenza con la musica di oggi, che scorre velocemente e riflette l’ansia di un vuoto da non poter colmare, Truppi definisce l’uso dei silenzi “un piccolo atto di coraggio”. 

Atto incoraggiato da molti suoi colleghi e contestualizzabile proprio nella canzone con cui si è presentato all’ultimo Festival di Sanremo. 

 

A proposito di Sanremo, Truppi la definisce un’esperienza positiva, specialmente tenendo conto del contesto, dove tutto è amplificato: “La dimensione della TV fa sembrare poco autentico quello che stai facendo, i tempi sono brevissimi e quasi non te ne rendi conto”. 

A dispetto di tutto, Truppi è felice di aver conservato i suoi colori, la sua identità e di aver potuto condividere la sua avventura con un artista del calibro di Vinicio Capossela, con cui peraltro continua ad avere un rapporto di amicizia. 

 

Siamo di fronte ad un animo di una sensibilità estrema, che vive in continua esplorazione del mondo che lo circonda e di se stesso, riuscendo a conservare un’identità senza crepe. 

 

Tutto quello che ha detto, infatti, torna quando Castaldo gli chiede di un prossimo disco, che scopriamo essere in lavorazione a sei mani, insieme a Marco Buccella, co-autore storico e Niccolò Contessa. 

L’eterogeneità, la dimensione cantata contaminata da quella del podcast, molto parlata: queste le piccole anticipazioni sul nuovo album, che “ha già un titolo, ma non lo dirò”. Così si congeda Giovanni Truppi, dandoci appuntamento per il rilascio del suo lavoro all’anno nuovo.

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