26 Agosto 2026 - Ore
Cultura e Spettacolo

Per essere music supervisor amare la musica non basta. Parola di Irma De Wind

A vederla pare poco più che una ragazzina, e sicuramente di quell’età mantiene l’entusiasmo. Del resto, il suo, è un […]

A vederla pare poco più che una ragazzina, e sicuramente di quell’età mantiene l’entusiasmo. Del resto, il suo, è un lavoro (anche) creativo: per molte persone, infatti, scegliere il brano musicale da inserire nella scena di un film, di una serie tv o di un videogioco, sarebbe letteralmente un sogno. 

 

Ma Irma De Wind, oltre ad aver studiato International Music Management in Olanda, ha svolto un’importante formazione sulle Leggi del Copyright, indispensabili per svolgere al meglio il suo lavoro. L’ha raccontato, insieme a tante altre nozioni sul ruolo di music supervisor, a noi del team Node (coinvolto nel Progetto AgriCultura) lo scorso venerdì 15 luglio a Bari, quando è stata protagonista del Sync Lab a Medimex.

 

Lei è una che di sicuro sa come muoversi: dagli inizi con la Earworm Music (per cui ha curato la supervisione musicale di film come “American Honey” e “Super Dark Times”), alla collaborazione con MTV, passando per la lunga esperienza da freelancer e l’attuale approdo alla società di videogiochi Frontier Developments, Irma parla di ciò che fa, trasmettendone la bellezza creativa ma anche l’alto grado di responsabilità che comporta.

 

Del resto è così: se un music supervisor conosce tutto lo scibile musicale ma non ha le skill adatte per negoziare con le varie società chiamate in causa, in realtà non sarà mai un vero music supervisor. 

 

Quando Irma ci spiega il lungo processo di acquisizione (“cleaning”) di un brano da parte di chi fa il suo stesso lavoro, restiamo a bocca aperta: il brief con la casa di produzione audiovisiva, con cui si stabilisce quale genere di traccia va usata in una determinata scena, è solo una parte di tutto questo. Si passa attraverso una profonda ricerca musicale che non può prescindere dall’attenzione alle più disparate condizioni legali associate a quella traccia. Da questa si arriva a una lista di cinque brani, tra cui viene scelto quello più accessibile per varianti connesse al budget e alla maggiore o minore possibilità di acquisizione dei diritti.

 

E poi il gioco si fa (ancora più) duro: il music supervisor, a questo punto, ha il compito di prendere accordi con tutte le parti interessate, ovvero: con le etichette discografiche (per i diritti di master), con le Publishing Company (per i diritti d’autore) e/o con le agenzie di SYNC. Queste ultime raccolgono e pubblicizzano i diritti legati a un vasto campionario di brani o a un roster di artisti che si interfacciano con loro.

 

Ma a sentir parlare Irma pare che non ci sia nulla, al mondo, di più bello del suo lavoro. Curare la supervisione musicale di un audiovisivo significa immergersi totalmente nelle sonorità di quel microcosmo. Prendete alla lettera il totalmente: per un videogame scandinavo, ci racconta addirittura di aver fatto una ricerca pressoché sconfinata nell’universo della musica tradizionale nordica, descrivendone le varie fasi con un entusiasmo contagioso.

 

E quando, prima di salutarci, le chiediamo che tipo di musica Irma De Wind ascolta quando non lavora, scopriamo che ama in particolar modo il punk e la musica elettronica contemporanea. Ma poi ci confessa: “in all, though, I love listening to a lot of different stuff” ovvero “tutto sommato, però, amo ascoltare un sacco di roba diversa”. Non ne restiamo sorpresi.

 

 

 

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