Restituire la capacità di percepire il tatto alle pinze robotiche e alle protesi, ma anche sfruttare la pressione esercitata durante una camminata o una corsa per generare energia.
Sono queste alcune delle prospettive aperte dai sensori a film sottile sviluppati e studiati da un gruppo di fisici del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari, coordinato dalla professoressa Anna Maria Coclite.
La ricercatrice, rientrata in Italia dopo un’esperienza accademica internazionale, ha inaugurato nel capoluogo pugliese il ThinFilm Lab, laboratorio nel quale proseguirà il lavoro scientifico avviato presso l’Università di Graz, in Austria.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato, insieme alla professoressa Coclite, il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, e il direttore del Dipartimento, Sebino Stramaglia.
Alla base della tecnologia sviluppata dal gruppo ci sono materiali piezoelettrici, capaci di generare corrente elettrica quando vengono sottoposti a un contatto o a una deformazione.
Nel breve periodo, il team intende concentrarsi soprattutto sulle possibili applicazioni nei settori dell’agritech e della produzione energetica.
L’impiego in ambito biomedicale rappresenta invece un traguardo più ambizioso, da raggiungere in una prospettiva temporale più lunga.
Un ulteriore passo avanti riguarda la modalità di trasmissione dei dati: la lettura dei segnali, inizialmente affidata a un collegamento via cavo, è stata trasferita al Bluetooth.
Una soluzione che consente di realizzare prototipi trasportabili e utilizzabili anche in dimostrazioni al di fuori degli ambienti di ricerca.
Tra i primi settori nei quali i ricercatori baresi stanno verificando le potenzialità di questi dispositivi figura l’agricoltura.
Attualmente, i robot impiegati nelle serre per la raccolta della frutta utilizzano principalmente sistemi di rilevamento visivo, valutando il grado di maturazione dei prodotti esclusivamente sulla base delle loro caratteristiche esterne.
L’integrazione dei sensori a film sottile nelle pinze dei bracci robotici potrebbe introdurre una nuova capacità percettiva, quella del tatto.
In questo modo, le macchine potrebbero riconoscere con maggiore precisione la maturazione di frutta e verdura e adattare autonomamente l’apertura delle pinze alle caratteristiche dei diversi prodotti, evitando la necessità di sostituirle a seconda del frutto da raccogliere.
Un’altra possibile applicazione riguarda la conversione in energia della pressione prodotta dal movimento umano.
Il gruppo di ricerca sta infatti conducendo esperimenti per applicare i sensori a film sottile alle suole delle scarpe e alle pavimentazioni, analizzando la loro capacità di accumulare e successivamente rilasciare energia.
L’ipotesi è quella di sviluppare, in futuro, calzature dotate di suole rivestite con questi materiali, in grado di recuperare l’energia generata dai passi e utilizzarla, per esempio, per ricaricare un telefono cellulare mentre si cammina.
Resta centrale, tra gli obiettivi originari della ricerca, lo sviluppo di tecnologie capaci di restituire la percezione tattile alle persone che utilizzano protesi.
In una prospettiva ancora più avanzata, i sensori potrebbero trovare impiego anche nella realizzazione di guanti destinati ai chirurghi, offrendo loro una maggiore sensibilità durante gli interventi.
Si tratta, tuttavia, di applicazioni che richiedono tempi di sviluppo più lunghi, soprattutto per la necessità di affrontare i complessi e prolungati test clinici previsti prima che i dispositivi biomedicali possano arrivare sul mercato.
Il percorso scientifico e il ritorno a Bari
La professoressa Anna Maria Coclite si è laureata in Chimica e ha conseguito il dottorato di ricerca a Bari.
Successivamente ha maturato esperienze professionali e scientifiche al MIT di Boston e alla Graz University of Technology, in Austria, dove ha dato avvio agli studi sui sensori a film sottile.
A partire dal 5 febbraio 2024 ricopre il ruolo di professoressa ordinaria a Bari, dove ha trasferito anche tutte le apparecchiature utilizzate per le sue attività di ricerca.
Il percorso scientifico che ha portato allo sviluppo di questi sensori prende le mosse dal progetto Smart Core, sostenuto nel 2016 da un finanziamento ERC Starting Grant del valore di 1,5 milioni di euro.
La ricerca aveva come obiettivo la realizzazione di una pelle artificiale capace di riconoscere diversi stimoli ambientali, tra cui umidità, temperatura e pressione.
Un ulteriore riconoscimento è arrivato nel 2023, con l’assegnazione di un finanziamento ERC Proof of Concept da 150mila euro, destinato a valutare le possibilità di commercializzazione della tecnologia.
La prof.ssa Anna Maria Coclite commenta: «Dare il tatto alle macchine cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo.
Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute.
I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara».
L’importanza dell’apertura del nuovo laboratorio è stata evidenziata anche dal rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, che ha sottolineato il valore della ricerca scientifica e della capacità dell’Ateneo di attrarre studiosi di livello internazionale.
Il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, commenta: «L’inaugurazione di questo laboratorio è particolarmente importante perché dimostra che l’Università di Bari può fare ricerca ad altissimi livelli internazionali e ha tutte le carte in regola per essere una casa per accademici di spessore, italiani e stranieri.
Che una ricercatrice scelga di riportare a Bari un progetto europeo, insieme alla strumentazione, dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare.
Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri».
Anche il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, ha rimarcato il ruolo strategico dell’investimento nella sensoristica e nell’attrazione di ricercatori con esperienze maturate all’estero.
Il nuovo laboratorio, oltre a garantire una sede permanente alle attività del gruppo, offrirà agli studenti e ai dottorandi la possibilità di confrontarsi direttamente con tecnologie destinate a tradursi in applicazioni pratiche.
Il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, sottolinea: «Il Dipartimento ha scelto di investire sulla sensoristica e sulla capacità di attrarre ricercatori che abbiano maturato esperienze internazionali.
Il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete.
Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità».

Restituire la capacità di percepire il tatto alle pinze robotiche e alle protesi, ma anche sfruttare la pressione esercitata durante una camminata o una corsa per generare energia.
Sono queste alcune delle prospettive aperte dai sensori a film sottile sviluppati e studiati da un gruppo di fisici del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari, coordinato dalla professoressa Anna Maria Coclite.
La ricercatrice, rientrata in Italia dopo un’esperienza accademica internazionale, ha inaugurato nel capoluogo pugliese il ThinFilm Lab, laboratorio nel quale proseguirà il lavoro scientifico avviato presso l’Università di Graz, in Austria.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato, insieme alla professoressa Coclite, il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, e il direttore del Dipartimento, Sebino Stramaglia.
Alla base della tecnologia sviluppata dal gruppo ci sono materiali piezoelettrici, capaci di generare corrente elettrica quando vengono sottoposti a un contatto o a una deformazione.
Nel breve periodo, il team intende concentrarsi soprattutto sulle possibili applicazioni nei settori dell’agritech e della produzione energetica.
L’impiego in ambito biomedicale rappresenta invece un traguardo più ambizioso, da raggiungere in una prospettiva temporale più lunga.
Un ulteriore passo avanti riguarda la modalità di trasmissione dei dati: la lettura dei segnali, inizialmente affidata a un collegamento via cavo, è stata trasferita al Bluetooth.
Una soluzione che consente di realizzare prototipi trasportabili e utilizzabili anche in dimostrazioni al di fuori degli ambienti di ricerca.
Tra i primi settori nei quali i ricercatori baresi stanno verificando le potenzialità di questi dispositivi figura l’agricoltura.
Attualmente, i robot impiegati nelle serre per la raccolta della frutta utilizzano principalmente sistemi di rilevamento visivo, valutando il grado di maturazione dei prodotti esclusivamente sulla base delle loro caratteristiche esterne.
L’integrazione dei sensori a film sottile nelle pinze dei bracci robotici potrebbe introdurre una nuova capacità percettiva, quella del tatto.
In questo modo, le macchine potrebbero riconoscere con maggiore precisione la maturazione di frutta e verdura e adattare autonomamente l’apertura delle pinze alle caratteristiche dei diversi prodotti, evitando la necessità di sostituirle a seconda del frutto da raccogliere.
Un’altra possibile applicazione riguarda la conversione in energia della pressione prodotta dal movimento umano.
Il gruppo di ricerca sta infatti conducendo esperimenti per applicare i sensori a film sottile alle suole delle scarpe e alle pavimentazioni, analizzando la loro capacità di accumulare e successivamente rilasciare energia.
L’ipotesi è quella di sviluppare, in futuro, calzature dotate di suole rivestite con questi materiali, in grado di recuperare l’energia generata dai passi e utilizzarla, per esempio, per ricaricare un telefono cellulare mentre si cammina.
Resta centrale, tra gli obiettivi originari della ricerca, lo sviluppo di tecnologie capaci di restituire la percezione tattile alle persone che utilizzano protesi.
In una prospettiva ancora più avanzata, i sensori potrebbero trovare impiego anche nella realizzazione di guanti destinati ai chirurghi, offrendo loro una maggiore sensibilità durante gli interventi.
Si tratta, tuttavia, di applicazioni che richiedono tempi di sviluppo più lunghi, soprattutto per la necessità di affrontare i complessi e prolungati test clinici previsti prima che i dispositivi biomedicali possano arrivare sul mercato.
Il percorso scientifico e il ritorno a Bari
La professoressa Anna Maria Coclite si è laureata in Chimica e ha conseguito il dottorato di ricerca a Bari.
Successivamente ha maturato esperienze professionali e scientifiche al MIT di Boston e alla Graz University of Technology, in Austria, dove ha dato avvio agli studi sui sensori a film sottile.
A partire dal 5 febbraio 2024 ricopre il ruolo di professoressa ordinaria a Bari, dove ha trasferito anche tutte le apparecchiature utilizzate per le sue attività di ricerca.
Il percorso scientifico che ha portato allo sviluppo di questi sensori prende le mosse dal progetto Smart Core, sostenuto nel 2016 da un finanziamento ERC Starting Grant del valore di 1,5 milioni di euro.
La ricerca aveva come obiettivo la realizzazione di una pelle artificiale capace di riconoscere diversi stimoli ambientali, tra cui umidità, temperatura e pressione.
Un ulteriore riconoscimento è arrivato nel 2023, con l’assegnazione di un finanziamento ERC Proof of Concept da 150mila euro, destinato a valutare le possibilità di commercializzazione della tecnologia.
La prof.ssa Anna Maria Coclite commenta: «Dare il tatto alle macchine cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo.
Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute.
I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara».
L’importanza dell’apertura del nuovo laboratorio è stata evidenziata anche dal rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, che ha sottolineato il valore della ricerca scientifica e della capacità dell’Ateneo di attrarre studiosi di livello internazionale.
Il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, commenta: «L’inaugurazione di questo laboratorio è particolarmente importante perché dimostra che l’Università di Bari può fare ricerca ad altissimi livelli internazionali e ha tutte le carte in regola per essere una casa per accademici di spessore, italiani e stranieri.
Che una ricercatrice scelga di riportare a Bari un progetto europeo, insieme alla strumentazione, dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare.
Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri».
Anche il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, ha rimarcato il ruolo strategico dell’investimento nella sensoristica e nell’attrazione di ricercatori con esperienze maturate all’estero.
Il nuovo laboratorio, oltre a garantire una sede permanente alle attività del gruppo, offrirà agli studenti e ai dottorandi la possibilità di confrontarsi direttamente con tecnologie destinate a tradursi in applicazioni pratiche.
Il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, sottolinea: «Il Dipartimento ha scelto di investire sulla sensoristica e sulla capacità di attrarre ricercatori che abbiano maturato esperienze internazionali.
Il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete.
Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità».
Restituire la capacità di percepire il tatto alle pinze robotiche e alle protesi, ma anche sfruttare la pressione esercitata durante una camminata o una corsa per generare energia.
Sono queste alcune delle prospettive aperte dai sensori a film sottile sviluppati e studiati da un gruppo di fisici del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari, coordinato dalla professoressa Anna Maria Coclite.
La ricercatrice, rientrata in Italia dopo un’esperienza accademica internazionale, ha inaugurato nel capoluogo pugliese il ThinFilm Lab, laboratorio nel quale proseguirà il lavoro scientifico avviato presso l’Università di Graz, in Austria.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato, insieme alla professoressa Coclite, il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, e il direttore del Dipartimento, Sebino Stramaglia.
Alla base della tecnologia sviluppata dal gruppo ci sono materiali piezoelettrici, capaci di generare corrente elettrica quando vengono sottoposti a un contatto o a una deformazione.
Nel breve periodo, il team intende concentrarsi soprattutto sulle possibili applicazioni nei settori dell’agritech e della produzione energetica.
L’impiego in ambito biomedicale rappresenta invece un traguardo più ambizioso, da raggiungere in una prospettiva temporale più lunga.
Un ulteriore passo avanti riguarda la modalità di trasmissione dei dati: la lettura dei segnali, inizialmente affidata a un collegamento via cavo, è stata trasferita al Bluetooth.
Una soluzione che consente di realizzare prototipi trasportabili e utilizzabili anche in dimostrazioni al di fuori degli ambienti di ricerca.
Tra i primi settori nei quali i ricercatori baresi stanno verificando le potenzialità di questi dispositivi figura l’agricoltura.
Attualmente, i robot impiegati nelle serre per la raccolta della frutta utilizzano principalmente sistemi di rilevamento visivo, valutando il grado di maturazione dei prodotti esclusivamente sulla base delle loro caratteristiche esterne.
L’integrazione dei sensori a film sottile nelle pinze dei bracci robotici potrebbe introdurre una nuova capacità percettiva, quella del tatto.
In questo modo, le macchine potrebbero riconoscere con maggiore precisione la maturazione di frutta e verdura e adattare autonomamente l’apertura delle pinze alle caratteristiche dei diversi prodotti, evitando la necessità di sostituirle a seconda del frutto da raccogliere.
Un’altra possibile applicazione riguarda la conversione in energia della pressione prodotta dal movimento umano.
Il gruppo di ricerca sta infatti conducendo esperimenti per applicare i sensori a film sottile alle suole delle scarpe e alle pavimentazioni, analizzando la loro capacità di accumulare e successivamente rilasciare energia.
L’ipotesi è quella di sviluppare, in futuro, calzature dotate di suole rivestite con questi materiali, in grado di recuperare l’energia generata dai passi e utilizzarla, per esempio, per ricaricare un telefono cellulare mentre si cammina.
Resta centrale, tra gli obiettivi originari della ricerca, lo sviluppo di tecnologie capaci di restituire la percezione tattile alle persone che utilizzano protesi.
In una prospettiva ancora più avanzata, i sensori potrebbero trovare impiego anche nella realizzazione di guanti destinati ai chirurghi, offrendo loro una maggiore sensibilità durante gli interventi.
Si tratta, tuttavia, di applicazioni che richiedono tempi di sviluppo più lunghi, soprattutto per la necessità di affrontare i complessi e prolungati test clinici previsti prima che i dispositivi biomedicali possano arrivare sul mercato.
Il percorso scientifico e il ritorno a Bari
La professoressa Anna Maria Coclite si è laureata in Chimica e ha conseguito il dottorato di ricerca a Bari.
Successivamente ha maturato esperienze professionali e scientifiche al MIT di Boston e alla Graz University of Technology, in Austria, dove ha dato avvio agli studi sui sensori a film sottile.
A partire dal 5 febbraio 2024 ricopre il ruolo di professoressa ordinaria a Bari, dove ha trasferito anche tutte le apparecchiature utilizzate per le sue attività di ricerca.
Il percorso scientifico che ha portato allo sviluppo di questi sensori prende le mosse dal progetto Smart Core, sostenuto nel 2016 da un finanziamento ERC Starting Grant del valore di 1,5 milioni di euro.
La ricerca aveva come obiettivo la realizzazione di una pelle artificiale capace di riconoscere diversi stimoli ambientali, tra cui umidità, temperatura e pressione.
Un ulteriore riconoscimento è arrivato nel 2023, con l’assegnazione di un finanziamento ERC Proof of Concept da 150mila euro, destinato a valutare le possibilità di commercializzazione della tecnologia.
La prof.ssa Anna Maria Coclite commenta: «Dare il tatto alle macchine cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo.
Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute.
I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara».
L’importanza dell’apertura del nuovo laboratorio è stata evidenziata anche dal rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, che ha sottolineato il valore della ricerca scientifica e della capacità dell’Ateneo di attrarre studiosi di livello internazionale.
Il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, commenta: «L’inaugurazione di questo laboratorio è particolarmente importante perché dimostra che l’Università di Bari può fare ricerca ad altissimi livelli internazionali e ha tutte le carte in regola per essere una casa per accademici di spessore, italiani e stranieri.
Che una ricercatrice scelga di riportare a Bari un progetto europeo, insieme alla strumentazione, dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare.
Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri».
Anche il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, ha rimarcato il ruolo strategico dell’investimento nella sensoristica e nell’attrazione di ricercatori con esperienze maturate all’estero.
Il nuovo laboratorio, oltre a garantire una sede permanente alle attività del gruppo, offrirà agli studenti e ai dottorandi la possibilità di confrontarsi direttamente con tecnologie destinate a tradursi in applicazioni pratiche.
Il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, sottolinea: «Il Dipartimento ha scelto di investire sulla sensoristica e sulla capacità di attrarre ricercatori che abbiano maturato esperienze internazionali.
Il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete.
Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità».
Restituire la capacità di percepire il tatto alle pinze robotiche e alle protesi, ma anche sfruttare la pressione esercitata durante una camminata o una corsa per generare energia.
Sono queste alcune delle prospettive aperte dai sensori a film sottile sviluppati e studiati da un gruppo di fisici del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari, coordinato dalla professoressa Anna Maria Coclite.
La ricercatrice, rientrata in Italia dopo un’esperienza accademica internazionale, ha inaugurato nel capoluogo pugliese il ThinFilm Lab, laboratorio nel quale proseguirà il lavoro scientifico avviato presso l’Università di Graz, in Austria.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato, insieme alla professoressa Coclite, il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, e il direttore del Dipartimento, Sebino Stramaglia.
Alla base della tecnologia sviluppata dal gruppo ci sono materiali piezoelettrici, capaci di generare corrente elettrica quando vengono sottoposti a un contatto o a una deformazione.
Nel breve periodo, il team intende concentrarsi soprattutto sulle possibili applicazioni nei settori dell’agritech e della produzione energetica.
L’impiego in ambito biomedicale rappresenta invece un traguardo più ambizioso, da raggiungere in una prospettiva temporale più lunga.
Un ulteriore passo avanti riguarda la modalità di trasmissione dei dati: la lettura dei segnali, inizialmente affidata a un collegamento via cavo, è stata trasferita al Bluetooth.
Una soluzione che consente di realizzare prototipi trasportabili e utilizzabili anche in dimostrazioni al di fuori degli ambienti di ricerca.
Tra i primi settori nei quali i ricercatori baresi stanno verificando le potenzialità di questi dispositivi figura l’agricoltura.
Attualmente, i robot impiegati nelle serre per la raccolta della frutta utilizzano principalmente sistemi di rilevamento visivo, valutando il grado di maturazione dei prodotti esclusivamente sulla base delle loro caratteristiche esterne.
L’integrazione dei sensori a film sottile nelle pinze dei bracci robotici potrebbe introdurre una nuova capacità percettiva, quella del tatto.
In questo modo, le macchine potrebbero riconoscere con maggiore precisione la maturazione di frutta e verdura e adattare autonomamente l’apertura delle pinze alle caratteristiche dei diversi prodotti, evitando la necessità di sostituirle a seconda del frutto da raccogliere.
Un’altra possibile applicazione riguarda la conversione in energia della pressione prodotta dal movimento umano.
Il gruppo di ricerca sta infatti conducendo esperimenti per applicare i sensori a film sottile alle suole delle scarpe e alle pavimentazioni, analizzando la loro capacità di accumulare e successivamente rilasciare energia.
L’ipotesi è quella di sviluppare, in futuro, calzature dotate di suole rivestite con questi materiali, in grado di recuperare l’energia generata dai passi e utilizzarla, per esempio, per ricaricare un telefono cellulare mentre si cammina.
Resta centrale, tra gli obiettivi originari della ricerca, lo sviluppo di tecnologie capaci di restituire la percezione tattile alle persone che utilizzano protesi.
In una prospettiva ancora più avanzata, i sensori potrebbero trovare impiego anche nella realizzazione di guanti destinati ai chirurghi, offrendo loro una maggiore sensibilità durante gli interventi.
Si tratta, tuttavia, di applicazioni che richiedono tempi di sviluppo più lunghi, soprattutto per la necessità di affrontare i complessi e prolungati test clinici previsti prima che i dispositivi biomedicali possano arrivare sul mercato.
Il percorso scientifico e il ritorno a Bari
La professoressa Anna Maria Coclite si è laureata in Chimica e ha conseguito il dottorato di ricerca a Bari.
Successivamente ha maturato esperienze professionali e scientifiche al MIT di Boston e alla Graz University of Technology, in Austria, dove ha dato avvio agli studi sui sensori a film sottile.
A partire dal 5 febbraio 2024 ricopre il ruolo di professoressa ordinaria a Bari, dove ha trasferito anche tutte le apparecchiature utilizzate per le sue attività di ricerca.
Il percorso scientifico che ha portato allo sviluppo di questi sensori prende le mosse dal progetto Smart Core, sostenuto nel 2016 da un finanziamento ERC Starting Grant del valore di 1,5 milioni di euro.
La ricerca aveva come obiettivo la realizzazione di una pelle artificiale capace di riconoscere diversi stimoli ambientali, tra cui umidità, temperatura e pressione.
Un ulteriore riconoscimento è arrivato nel 2023, con l’assegnazione di un finanziamento ERC Proof of Concept da 150mila euro, destinato a valutare le possibilità di commercializzazione della tecnologia.
La prof.ssa Anna Maria Coclite commenta: «Dare il tatto alle macchine cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo.
Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute.
I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara».
L’importanza dell’apertura del nuovo laboratorio è stata evidenziata anche dal rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, che ha sottolineato il valore della ricerca scientifica e della capacità dell’Ateneo di attrarre studiosi di livello internazionale.
Il rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, commenta: «L’inaugurazione di questo laboratorio è particolarmente importante perché dimostra che l’Università di Bari può fare ricerca ad altissimi livelli internazionali e ha tutte le carte in regola per essere una casa per accademici di spessore, italiani e stranieri.
Che una ricercatrice scelga di riportare a Bari un progetto europeo, insieme alla strumentazione, dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare.
Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri».
Anche il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, ha rimarcato il ruolo strategico dell’investimento nella sensoristica e nell’attrazione di ricercatori con esperienze maturate all’estero.
Il nuovo laboratorio, oltre a garantire una sede permanente alle attività del gruppo, offrirà agli studenti e ai dottorandi la possibilità di confrontarsi direttamente con tecnologie destinate a tradursi in applicazioni pratiche.
Il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, sottolinea: «Il Dipartimento ha scelto di investire sulla sensoristica e sulla capacità di attrarre ricercatori che abbiano maturato esperienze internazionali.
Il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete.
Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità».
v
Inaugurato il nuovo laboratorio nel Dipartimento interuniversitario di UniBa e PoliBa
© Riproduzione riservata