L’amore può ancora essere una parola rivoluzionaria?
In un presente segnato dalla violenza, dalle guerre, dall’inasprimento delle disuguaglianze e da una crescente difficoltà a riconoscersi nell’altro, scegliere l’amore come terreno di ricerca artistica e politica significa rimettere in discussione molte delle certezze sulle quali si reggono le nostre società.
Non un sentimento rassicurante, né una fuga dalle contraddizioni del mondo, ma una forza critica, capace di opporsi all’indifferenza, di interrogare i rapporti di potere e di immaginare nuove forme di relazione.
È questa la prospettiva da cui nasce «BIG Love», il tema su cui si fonda la dodicesima edizione del Bari International Gender Festival, in programma dal 5 al 28 novembre 2026, con la direzione artistica di Tita Tummillo e Miki Gorizia.
Un progetto multidisciplinare e transfemminista, promosso e organizzato dalla Cooperativa sociale AL.I.C.E., che dal 2015 porta a Bari alcune delle esperienze più innovative della scena contemporanea internazionale, intrecciando teatro, danza, performance, musica, cinema, arti visive e riflessione teorica.
Dodici anni di sperimentazione, provocazioni intellettuali e linguaggi spesso radicali, nei quali il BIG ha progressivamente costruito un’identità che supera la dimensione di una manifestazione artistica.
Il festival rappresenta oggi un presidio culturale di particolare importanza, non soltanto per Bari e per la Puglia, ma per il dibattito nazionale e per le relazioni che ha saputo stabilire con la ricerca internazionale.
La sua forza risiede nella capacità di portare sulla scena questioni che riguardano direttamente la vita collettiva: la libertà dei corpi, le identità di genere, le marginalità sociali, le eredità coloniali, le discriminazioni, la disabilità, il desiderio, la precarietà e il diritto all’autodeterminazione.
Questioni che il BIG affronta senza cercare risposte accomodanti, affidandosi piuttosto alla potenza destabilizzante dell’arte.
Perché il teatro, la danza e la performance possono ancora incrinare le rappresentazioni dominanti, mostrare ciò che viene sistematicamente escluso dallo sguardo pubblico e mettere in crisi quei modelli culturali che trasformano le differenze in gerarchie.
In questa prospettiva, il valore politico del festival non consiste soltanto nei temi affrontati, ma anche nella scelta di sostenere pratiche artistiche che sperimentano altri modi di pensare, creare e stare insieme.
Dopo l’incognita di «BIG X» e il disordine generativo di «BIG Chaos», il nuovo capitolo sceglie dunque una parola apparentemente semplice, LOVE, per esplorarne le implicazioni meno prevedibili.
Un amore inquieto, vulnerabile, sensuale, imperfetto, devoto e talvolta folle, che può diventare strumento di emancipazione, ma anche luogo di conflitto e contraddizione.
«L’amore sembra un tema banale, melenso, inflazionato.
Ma l’amore che noi intendiamo portare al centro di questa XII edizione del BIG è qualcosa di fortemente politico: parla di assenza, è una ricerca per contrasto, una domanda sul carattere militante del nostro festival sul territorio», spiegano Miki Gorizia e Tita Tummillo.
La loro riflessione investe anche le condizioni materiali della produzione culturale.
L’amore per l’arte, infatti, rischia troppo spesso di diventare una giustificazione per la precarietà di chi vi lavora, quasi che la passione possa sostituire il riconoscimento professionale ed economico.
Il BIG rivendica invece la necessità di considerare la cultura un bisogno essenziale e il lavoro artistico una componente fondamentale della vita sociale, senza la quale si impoveriscono anche le possibilità di elaborare pensiero critico e immaginare modelli alternativi di convivenza.
«Se l’odio è il linguaggio del nostro tempo, l’amore è la risposta più ostinata per contrastarlo», sottolinea la direzione artistica.
E ancora: «Perché l’amore non è una fuga dalla realtà. È una forma di resistenza».
Un’edizione dedicata ad Andrea Sorino
Il 2026 porta con sé anche una dedica particolarmente sentita.
La dodicesima edizione è infatti dedicata ad Andrea Sorino, direttore tecnico del festival, scomparso prematuramente nel gennaio scorso.
Una figura che ha contribuito alla costruzione del BIG con competenza, dedizione e generosità, partecipando alla crescita di un progetto fondato anche sulla qualità delle relazioni umane e professionali.
«Con amore e infinita gratitudine» è il pensiero che Miki Gorizia, Tita Tummillo e tutta la beloved BIG Crew rivolgono ad Andrea, la cui presenza continua a far parte della storia del festival.
L’apertura con Benjamin Kahn e i grandi protagonisti della scena internazionale
Ad inaugurare «BIG Love», giovedì 5 novembre alle 21 al Teatro Kismet, sarà la performance coreografica «The Blue Hour» di Benjamin Kahn, con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati e dell’Institut Français Italia.
Il titolo richiama quell’ora sospesa nella quale la notte non è ancora finita e il giorno deve cominciare, un momento di passaggio che diventa metafora dell’incertezza contemporanea.
Terzo capitolo di una trilogia dedicata alle proiezioni sui corpi e al rapporto tra dimensione intima e collettiva, lo spettacolo affida al performer Théo Aucremanne un’indagine fisica e sensoriale nella quale respiro, movimento e suono evocano le inquietudini del presente e la difficoltà di immaginare il futuro.
Il programma riunisce personalità di primo piano della ricerca contemporanea, tra cui Daria Deflorian (16 novembre), interprete, autrice e regista vincitrice del Premio Ubu e del Premio Hystrio; Alessandro Sciarroni (11 novembre), Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia nel 2019; la coreografa brasiliana Alice Ripoll (28 novembre), le cui creazioni sono state presentate in contesti internazionali come Centre Pompidou, BAM, Kyoto Experiment e HAU Berlin; e Hiltinho Fantástico (28 novembre), figura di riferimento del passinho, danza urbana brasiliana caratterizzata da rapidissimi movimenti dei piedi.
Tra i protagonisti anche la regista e interprete barese Licia Lanera (25 novembre), più volte Premio Ubu, che riporta sulla scena la scrittura di Pier Vittorio Tondelli; Alesya Dobysh (8 novembre), artista proveniente dalle culture street e club e dalla house dance; GUI B.B (13 e 14 novembre), performer con base a Montréal; e il coreografo francese Yohann Baran (26 novembre), formatosi tra il Ballet du Nord e il CNDC di Angers.
Particolarmente significativa la presenza di Diana Anselmo (23 novembre), performer e artista visiva, tra le fondatrici di Al.Di.Qu.A. Artists, prima associazione europea di categoria costituita da e per artisti con disabilità, e dal 2025 alla direzione artistica del festival «Repubblica Sorda».
Il corpo come archivio, territorio politico e spazio di libertà
La programmazione performativa comincia venerdì 6 novembre al Teatro Abeliano, con l’anteprima nazionale di «Lovely_I» di Daniele Albanese.
Lo studio è inserito in AREA Mediterranea, progetto di residenze artistiche curato da ResExtensa per AnT – Artisti nei Territori, promosso dal Ministero della Cultura e dalla Regione Puglia.
Cani randagi, icone pop fuori contesto e risvegli dopo un rave party compongono un immaginario mobile e imprevedibile, nel quale la coreografia assume la forma di un gioco regolato da logiche segrete.
Geometrie essenziali, rumori, canzoni accennate e frammenti gestuali trasformano il corpo in un archivio di immagini, sospeso tra ironia, malinconia e inquietudine.
Domenica 8 novembre, a Spazio Murat, un’altra anteprima nazionale: «Motus Sonus» di Alesya Dobysh, progetto interdisciplinare realizzato con il compositore e sound artist Max Frimout, insieme a Simon Bus e Xenia Sairento.
Sostenuto da Fonds Podiumkunsten / Performing Arts Fund NL, dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi e da Dans Brabant, il lavoro mette in relazione movimento, suono e architettura attraverso improvvisazione, sintesi modulare, spazializzazione sonora e composizione dal vivo.
La performance cambia in rapporto alle caratteristiche fisiche e acustiche del luogo, facendo dello spazio un elemento attivo della creazione.
Mercoledì 11 novembre, sempre a Spazio Murat, arriva «Op. 22 No. 2» di Alessandro Sciarroni, breve assolo interpretato da Marta Ciappina, danzatrice con la quale il coreografo collabora da diversi anni.
Ispirato al poema sinfonico «Il cigno di Tuonela» di Jean Sibelius e al «Kalevala», grande poema epico della tradizione finlandese, il lavoro costruisce una figura femminile insieme potente e vulnerabile.
Piume, unghie limate, pelle tremolante e parole che sembrano incepparsi davanti alla morte compongono una presenza nella quale forza e fragilità diventano inseparabili.
Nato da un’idea di Emanuele Masi, lo spettacolo è stato commissionato da Bolzano Danza.
Tra le proposte più radicali dell’edizione figura «I have such a horrible voice» di GUI B.B, in anteprima nazionale il 13 e 14 novembre a Spazio Murat, con il sostegno del Conseil des arts et des lettres du Québec L’artista affronta il tema del debito non soltanto come condizione economica, ma come esperienza che modifica il rapporto con il proprio corpo e con gli altri.
Precarietà, vulnerabilità, alienazione e senso di colpa diventano materia di un lungo poema fisico e spettrale, popolato da oggetti, canzoni e suoni che emergono come frammenti di una memoria personale.
La performance assume i caratteri di una fiaba musicale hardcore, nella quale teatralità, ironia e improvvisazione permettono di rovesciare i significati abituali della fragilità.
GUI B.B sviluppa infatti una ricerca sulla costruzione di mondi alternativi, attraverso quelle che definisce trans-fiction: narrazioni poetiche e dissidenti capaci di sottrarre il corpo alle identificazioni normative e di immaginare nuove forme di affinità e parentela.
Daria Deflorian, Sara Sguotti e Diana Anselmo: identità, memoria e sguardo
Lunedì 16 novembre, al Nuovo Teatro Abeliano, Daria Deflorian presenta «Quaderno_Greta Garbo», una conversazione intima con il pubblico che nasce dai suoi quaderni di lavoro.
Appunti, ricordi, passioni, ossessioni e materiali teatrali si intrecciano alla figura della grande attrice svedese Greta Garbo, che a trentasei anni decise di abbandonare il cinema e la propria immagine pubblica.
Quella scelta diventa per Deflorian il punto di partenza di una riflessione sul desiderio, più volte sperimentato nella propria vita, di lasciare il teatro.
Non necessariamente per mancanza d’amore, ma forse proprio come espressione estrema di un rapporto complesso e profondo con il mestiere artistico, sul confine tra autobiografia e finzione.
Sabato 21 novembre, al Museo del Mare, sarà la volta di «Rossocrepa» di Sara Sguotti, Premio Ubu 2024 come Miglior Attrice e Performer Under 35.
L’appuntamento nasce dalla collaborazione con la rassegna culturale «Essere Oceano», promossa dal Comune di Bari insieme a Rossi Restauri, ideata da Fondazione Dioguardi, Cantiere-evento® ed Everything is Connected. Al centro della performance, le trasformazioni del corpo femminile nell’esperienza della maternità.
Un corpo che genera vita e contemporaneamente cambia, si lacera, può diventare estraneo a sé stesso, mentre continua a confrontarsi con aspettative sociali e professionali spesso incompatibili con la sua complessità.
Sensualità e deformazione, amore e ostilità, pienezza e perdita convivono in un’indagine nella quale la crepa non rappresenta soltanto una ferita, ma anche una possibilità di riconoscimento.
Lunedì 23 novembre, al Teatro Spazio13, Diana Anselmo presenta «Autoritratto in tre atti», lecture-performance che affronta uno dei nodi centrali del dibattito contemporaneo sulla disabilità: chi possiede il potere di guardare e rappresentare un corpo?
Attraverso esperienza autobiografica e riflessione sociologica, Anselmo distingue tre prospettive: quella di chi vive in un corpo con disabilità, lo sguardo esterno, spesso intrusivo e non richiesto, e infine lo sguardo riappropriato, politico e autodeterminato.
Un percorso che ribalta la consueta relazione tra osservatore e osservato, restituendo al corpo la possibilità di essere soggetto della propria rappresentazione.
Questa riflessione proseguirà mercoledì 25 novembre al Teatro Kursaal, con «Comunità invisibile. Identità intersezionale, discriminazioni e appartenenza», incontro del programma pubblico realizzato in collaborazione con Puglia Culture e il Tavolo Tecnico LGBTQIA+ del Comune di Bari.
L’appuntamento accende i riflettori sulle persone sorde queer, una comunità che può sperimentare forme sovrapposte di esclusione e discriminazione.
La prospettiva intersezionale permette di considerare insieme disabilità, identità di genere, orientamento sessuale e appartenenza sociale, mettendo in discussione stereotipi e barriere che limitano il riconoscimento delle differenze.
Partecipano Giovanna Iacovone, Michelangelo Cavone, Paolo Ponzio, Diana Anselmo, Marco Pesce, Gemma di Tullio, Anna Buccino, Rosanna Andriola, Mirko Rossi, Tita Tummillo de Palo e Rosy Perrazza. Interpreti Maria Dellino e Angela Buta.
Licia Lanera e Pier Vittorio Tondelli: la fame d’amore di una generazione
Sempre mercoledì 25 novembre, al Nuovo Teatro Abeliano, uno degli appuntamenti teatrali più attesi: Licia Lanera presenta «Altri libertini», adattamento dell’opera di Pier Vittorio Tondelli, scrittore che con il suo esordio del 1980 raccontò senza filtri il desiderio, la sessualità, le inquietudini e le marginalità di una generazione.
Lo spettacolo, premiato nel 2025 con il Premio Ubu per il miglior adattamento da testo non originale, intreccia «Viaggio», «Altri libertini» e «Autobahn», affidandone la materia narrativa a quattro corpi e quattro voci.
La scrittura di Tondelli ritrova così una dimensione fisica, nella quale le esperienze degli interpreti dialogano con quelle dei personaggi.
Sesso, amicizia, dipendenza, fuga, solitudine e desiderio d’amore compongono il ritratto di giovani che cercano disperatamente un contatto con gli altri, tra notti senza riposo e bisogno di appartenenza.
A oltre quarant’anni dalla pubblicazione, quelle parole continuano a interrogare il presente e le sue forme di inquietudine.
Yohann Baran e Alice Ripoll: erotismo, danza urbana e culture da custodire
Giovedì 26 novembre, a Spazio Murat, il coreografo e performer francese Yohann Baran presenta «JAY», con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati e dell’Institut Français Italia. Ispirato all’immaginario gotico della scrittrice queer Poppy Z. Brite, e in particolare al romanzo «Exquisite Corpse», il lavoro esplora la relazione tra erotismo, oscurità e rappresentazione del corpo.
Al centro compare la figura del twink, termine della cultura queer che identifica generalmente un giovane uomo dall’aspetto esile e poco muscoloso, spesso associato a immagini di fragilità o passività. Baran ne ribalta gli stereotipi, trasformando il corpo in uno spazio di potere e autodeterminazione.
Il twerk, danza caratterizzata da movimenti ritmici del bacino, diventa uno strumento coreografico capace di destabilizzare le categorie di genere e le aspettative dello spettatore. In una scena immersa nella luce rossa, attrazione, vulnerabilità, dominio ed esposizione si alternano continuamente, mettendo in discussione chi guarda e chi viene guardato.
Formatosi al Conservatoire de Nancy, al Ballet du Nord e al CNDC di Angers, Baran prosegue con «JAY», dopo «Thymbra», un dittico dedicato a desiderio, morte e trascendenza, sviluppando una ricerca sul movimento frenetico e sull’esaurimento fisico.
Il percorso performativo del festival si conclude sabato 28 novembre al Teatro Kismet con «Puff», diretto dalla coreografa brasiliana Alice Ripoll e interpretato da Hiltinho Fantástico, con il sostegno alla mobilità internazionale di Instituto Guimarães Rosa e CÂMBIO.
Il titolo suggerisce qualcosa di improvviso e leggero, che appare e scompare quasi per magia.
Ma la danza è tutt’altro che impalpabile: il corpo di Hiltinho viene trascinato in una successione vertiginosa di movimenti, accelerazioni, arresti e cambi di ritmo, oscillando tra controllo e abbandono.
Il linguaggio della danza contemporanea incontra quello del passinho, nato nelle culture urbane brasiliane, in una coreografia che fa del movimento una forma di memoria.
Il corpo custodisce tecniche, tradizioni, messaggi e conoscenze ancestrali che possono essere nascoste, trasformate e successivamente riportate alla luce.
Attraverso il concetto di travestimento, «Puff» riflette sulla possibilità di proteggere e trasmettere culture che rischiano di essere cancellate o ridotte al silenzio.
Il lavoro rappresenta il primo assolo di Hiltinho Fantástico diretto da Alice Ripoll, con la quale il performer collabora da tempo.
Attiva da oltre vent’anni, Ripoll ha sviluppato una ricerca che intreccia la danza contemporanea alle espressioni delle comunità urbane brasiliane, portandola in importanti istituzioni e festival internazionali.
MiniBIG: ripensare la maschilità insieme alle nuove generazioni
Un’attenzione particolare è riservata anche alle generazioni più giovani, attraverso MiniBIG, il progetto che porta nelle scuole e nei luoghi della formazione le questioni culturali e sociali affrontate dal festival.
Martedì 17 novembre, alle 9, al Multicinema Galleria di Bari, in corso Italia 15/G, si terrà «Adolescenze al maschile plurale», un appuntamento che unisce cinema e tavola rotonda per interrogare le trasformazioni della maschilità contemporanea.
Che cosa significa crescere oggi come ragazzi, in una società polarizzata tra l’espansione dei femminismi e la diffusione della cosiddetta manosfera, l’insieme di comunità digitali che discutono di identità e ruoli maschili, talvolta promuovendo posizioni misogine?
Quale influenza esercitano i gruppi incel, termine che indica persone che si definiscono involontariamente celibi e che, in alcune comunità online, sviluppano narrazioni ostili verso le donne?
E soprattutto, in che modo i femminismi possono contribuire al benessere dei ragazzi, offrendo strumenti per costruire relazioni più libere dagli stereotipi?
Il confronto coinvolgerà ragazzi, ragazze e persone non binarie, invitandoli a riflettere sulle possibilità di diventare alleati nella costruzione di comunità fondate sul rispetto e sulla tutela dei diritti.
Le prospettive saranno intersezionali, transfemministe, decolonizzanti, intergenerazionali e anti-adultiste, con particolare attenzione al superamento di quei rapporti nei quali il punto di vista degli adulti viene automaticamente considerato superiore a quello degli adolescenti.
I corti proiettati saranno «Oh Boys» di Martina Magorin, «Nens» di Anna Martí Domingo, «Em assumes death» di Jacob Shill, «Comando io» di Pierdomenico Minafra.
L’iniziativa è gratuita e aperta, previa prenotazione, a tutte le classi seconde e terze delle scuole secondarie di secondo grado di Bari e provincia.
L’ideazione e la realizzazione delle attività sono a cura di Articolo12 Società Cooperativa di Servizi, con la collaborazione del filmmaker e formatore del linguaggio audiovisivo Domenico Centrone.
Musica, elettronica e club culture: dal dialetto tarantino alla techno internazionale
La musica occupa uno spazio significativo nella dodicesima edizione del BIG, non come semplice accompagnamento alle performance, ma come linguaggio autonomo di ricerca, memoria e appartenenza.
Mercoledì 18 novembre, al Teatro Spazio13, dopo «En retrait» di Laura Simonet, il programma prosegue con «ACCIAIO», progetto musicale in dialetto tarantino di Stefano Palmieri.
Taranto, città sospesa tra il mare e l’industria, diventa protagonista di un racconto sonoro nel quale la bellezza convive con la ferita ambientale e sociale.
L’acciaio è insieme materia concreta e metafora dei rapporti affettivi: può costruire e resistere, ma anche ferire, corrodere e soffocare.
L’amore tossico e la città tossica finiscono per rispecchiarsi, lasciando cicatrici profonde. Tra folk, rock e blues, Palmieri affida al dialetto una scrittura ruvida e viscerale, capace di trasformare il rapporto con la propria terra in un’esperienza musicale che tiene insieme rabbia, tenerezza e senso di appartenenza.
Sabato 21 novembre, dalle 23 all’Officina degli Esordi, il festival incontra Masseria Wave per «BIG WAVE», una serata dedicata alla cultura queer contemporanea, tra documentario, DJ set e performance.
Ad aprire l’appuntamento sarà la proiezione di «Dear waver – Racconti da un’anomala masseria salentina» di Bruno Leggieri, seguita dalle esibizioni di ODIOEFFE, AVA HANGAR e DAHLIA DOLL.
Tre personalità differenti che indagano identità, desiderio e libertà espressiva attraverso i linguaggi della musica e della performance.
ODIOEFFE sviluppa una ricerca sonora tra pop e frequenze più abrasive della club culture; AVA HANGAR porta la dimensione drag e performativa; DAHLIA DOLL lavora sulla nudità, sull’erotismo e sulla visibilità dei corpi non conformi.
La cultura del clubbing, storicamente legata anche alla costruzione di spazi di espressione per le comunità LGBTQIA+, diventa qui occasione per sperimentare forme di socialità e rappresentazione sottratte alle convenzioni di genere.
Venerdì 27 novembre, a Spazio Murat, arriva «Venir meno» di Francesca Sproccati, tra i lavori invitati alle Giornate del Teatro Svizzero 2026.
La performance intreccia musica elettronica, parola, movimento e immagini, partendo da un incontro immaginario tra due figure lontanissime: Battista, bisnonno dell’artista e partigiano della Resistenza italiana, e Hypnos, divinità greca del sonno.
Da un lato la necessità di opporsi all’ingiustizia attraverso l’azione, dall’altro il desiderio di sottrarsi alle logiche della produttività, della competizione e dell’esaurimento che caratterizzano la società contemporanea.
In scena Francesca Sproccati e Léo Collin costruiscono un paesaggio onirico fatto di musica elettronica dal vivo, canzoni deformate, parole e movimento.
La Resistenza viene interrogata nelle sue possibili declinazioni attuali: combattere, ma anche fermarsi; agire, ma talvolta disertare; riconoscere nella sottrazione una forma di disobbedienza alle imposizioni del presente.
Il gran finale con Monica Pastore e AKUA
La notte conclusiva del 28 novembre al Teatro Kismet sarà dedicata alla musica elettronica.
Ad aprire il programma musicale sarà Monica Pastore, DJ e producer barese, la cui ricerca si muove tra frequenze fisiche e viscerali, costruendo un’esperienza sonora legata alla liberazione del corpo e all’esplorazione della sessualità.
La chiusura di «BIG Love» sarà affidata ad AKUA, DJ ghanese-americana residente a Berlino, tra le personalità più riconoscibili della nuova generazione della techno nordamericana.
La sua ricerca recupera le radici nere e rivoluzionarie della musica elettronica sviluppatasi a Detroit, Chicago e New York, mettendo in relazione la techno delle origini con le produzioni contemporanee.
Per AKUA, il DJing è anche un lavoro sulla memoria: recuperare suoni, pratiche e genealogie culturali significa restituire visibilità a storie spesso marginalizzate nelle narrazioni dominanti della musica elettronica.
Dopo l’esperienza nella scena underground newyorkese e il trasferimento a Berlino, l’artista ha portato il proprio suono crudo, veloce, meccanico e profondamente fisico in club e festival internazionali come Berghain, Movement Detroit, FUSE, Dekmantel, Draaimolen e FOLD.
La sua presenza al BIG riafferma il legame tra cultura del dancefloor, comunità queer e tradizioni musicali afrodiscendenti, attraverso una pratica che fa della pista da ballo uno spazio di espressione, memoria e appartenenza.
I Dialoghi sul BIG: amore, corpi, rituali e nuove appartenenze
Accanto agli spettacoli e alla musica, il festival conferma l’importanza della riflessione teorica, da sempre parte integrante della sua identità culturale.
Venerdì 20 novembre, dalle 9.50 alle 12.30, nell’Aula C di Palazzo Ateneo, si terrà «BIG LOVE / Rituali d’amore, della carne e di altre ossessioni – Dialoghi sul BIG», appuntamento curato da Claudia Attimonelli, in collaborazione con DAMS Off, Corso di Scienze della Comunicazione e Archivio di Genere «Carla Lonzi».
L’incontro indagherà le molteplici forme attraverso cui l’amore lascia tracce sui corpi, modifica gli spazi e produce rituali, simboli e appartenenze.
Tra i temi affrontati, la queerness come possibilità di mettere in discussione gli orientamenti abituali nello spazio urbano; le culture ballroom, nate come luoghi di espressione e riconoscimento delle comunità queer, soprattutto nere e latinoamericane; le esperienze radicali della carne nella Body Art, corrente artistica che utilizza il corpo come materiale e strumento dell’opera.
Il percorso toccherà anche sigilli, effigi, tatuaggi e pegni d’amore come forme di memoria dell’assenza, la voce intesa come esperienza fisica ed erotica e le eccedenze dell’amore tra arte, rete e politica.
Uno sguardo sarà rivolto inoltre alle parentele multispecie e alle forme di intimità che superano i confini dell’umano, interrogando le relazioni con gli animali e gli altri esseri viventi attraverso prospettive ecologiche e post-antropocentriche.
Partecipano Gabriele Forte, Giancarlo Covella, Clara Patella, Daniele Vergni, Caterina Tomeo e Sheila Ribeiro.
Il confronto tra ricerca accademica e pratiche artistiche costituisce uno degli elementi più significativi del BIG: un festival che non considera il pensiero teorico separato dalla creazione, ma lo riconosce come parte di un processo capace di produrre conoscenza, interrogativi e nuovi strumenti di interpretazione del presente.
Informazioni e biglietti
Il Bari International Gender Festival – BIG LOVE, dodicesima edizione, si svolgerà dal 5 al 28 novembre 2026 in diversi spazi culturali della città di Bari.
Il programma completo è disponibile su www.bigff.it.
I biglietti degli spettacoli sono in vendita sulla piattaforma DICE (dice.fm). Info boxoffice.bigfestival@gmail.com
CONTATTI
Sito: www.bigff.it
FB: Bari International Gender Festival
IG: @bari_gender_festival

BIG LOVE: IL BARI INTERNATIONAL GENDER FESTIVAL TORNA CON LA SUA DODICESIMA EDIZIONE DAL 5 AL 28 NOVEMBRE
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