Qui di seguito il testo integrale dell’intervista dell’avvocato Michele Laforgia rilasciata ieri sera a Telebari, nell’ambito dello spazio di approfondimento Telebari Social Night condotto da Maddalena Mazzitelli, Fabio Mollica e Andrea Ravallese.
“Mi considero una persona fortunata. Sono nato in una famiglia sana, mio padre era un avvocato e, come forse qualcuno ricorderà, è stato anche sindaco di Bari nel lontano 1993.
Ho fatto l’avvocato praticamente per tutta la vita e penso che questa città mi abbia dato molto più di quello che io ho dato in questi anni. Ora mi sento in debito con e non in credito, come invece si sentono in molti. Mi sento in debito e penso che sia arrivato il momento, alla mia età, di restituire una parte delle cose che questa città ha dato a me e alla mia famiglia, al mio studio, al mio lavoro.
Penso che sia giusto che ciascuno di noi, a un certo punto del suo percorso di vita, si chieda quello che può fare per gli altri e non soltanto quello che gli altri possono fare per te. Credo che ci voglia un impegno personale, una responsabilità.
E questa è l’unica, vera, semplice motivazione che mi ha convinto ad accettare l’invito della Convenzione per la candidatura a Sindaco di Bari”.
Michele Laforgia cosa vorrebbe fare per la sua città?
“Bari ha fatto enormi passi in avanti negli ultimi vent’anni. Nel 2001 la città fu segnata da uno degli omicidi di mafia più terribili, la morte di Michele Fazio, mentre, con i clan che combattevano per il controllo del territorio, si discuteva se la mafia ci fosse oppure no.
Ma oggi siamo in un momento particolarmente difficile perché il Governo ha deciso di dichiarare guerra al Sud, con la legge sull’autonomia differenziata approvata al Senato.
Se sarà approvata definitivamente non avremo più una scuola nazionale, un servizio sanitario nazionale, un sistema infrastrutturale nazionale, sarà davvero un disastro per noi. Ci vorrà un impegno straordinario per impedire questa sciagurata divisione e penso che tutte le Regioni meridionali si dovrebbero impegnare, particolarmente in questo momento, per cercare di evitare questo disastro”.
Quali sono le le prime cose che farebbe da sindaco?
“La prima cosa secondo me bisogna farla prima ancora di diventare sindaco.
E cioè bisogna mobilitare quel pezzo di società (giovani, donne, mondo universitario, mondo delle imprese, mondo del lavoro) che oggi non ha rappresentanza e che non si sente coinvolto nella gestione della cosa pubblica.
Prendiamo, per esempio, l’emergenza climatica. Ma davvero qualcuno pensa che si possa affrontare l’emergenza e l’adattamento climatico delle città senza far governare i giovani, che ne subiranno le conseguenze molto più di noi? Vanno coinvolti subito, vanno coinvolti nel governo e non solo nella campagna elettorale.
Poi c’è una seconda cosa che bisognerebbe fare immediatamente. Rendere la città più vivibile, potenziare il sistema dei trasporti pubblici, tutelare l’ambiente, limitare il consumo di suolo, togliere i rifiuti dalle strade. Questa città che ha oggi una grande vocazione turistica, una grande visibilità, ma spesso non dà una grande immagine di sé.
Poi c’è un terzo problema che è quello della sicurezza. Vorrei fare un esempio legato all’attualità. Poco fa c’è stato un incendio nel carcere di Bari, che è una vera e propria polveriera, nonostante lo sforzo enorme fatto dal personale amministrativo, dalla direttrice, dalla polizia penitenziaria. E’ un carcere sovraffollato, vecchio, in cui le persone private della libertà sono stipate in condizioni ai limiti della vivibilità.
Io ho i dati dei primi di dicembre: a fronte di 260 posti in organico per le celle, i detenuti erano 466, la sezione femminile è chiusa dal 2015. Nel PNRR non c’è il carcere. Ma perché invece di parlare di sicurezza parliamo di carcere? Perché il carcere è il primo veicolo della sicurezza. Noi possiamo arrestare tutti i delinquenti di questo mondo, ma prima o poi li dobbiamo restituire alla società e se non esiste nessuna concreta possibilità di avviare un percorso di reinserimento li restituiamo peggiori di prima.
Questo è il primo, non l’ultimo problema. Il primo problema, cioè dare una speranza e una via d’uscita alle persone che vivono nell’illegalità, dopo aver espiato la pena. Bisogna proteggere i cittadini dalla criminalità, ma il primo sistema di protezione è quello di creare un circuito virtuoso di cui purtroppo non si interessa nessuno”.
Sembra che il Pd voglia candidare Vito Leccese. Lei cosa ne pensa?
“Conosco Vito Leccese da più di trent’anni. Vito ha fatto una carriera politica importante, è stato parlamentare, è stato consigliere regionale, è stato assessore, e da vent’anni fa il capo di gabinetto, cioè il capo di staff, e il direttore generale.
Non so se veramente il partito democratico lo candiderà e se Vito Leccese si vorrà candidare. Trovo piuttosto singolare, però, che in una situazione come quella che abbiamo descritto, la politica invece di fare un passo in avanti, faccia un passo indietro. Penso che la politica debba fare un passo in avanti e credo che debba fare un passo in avanti unitario. Qui parlo della mia parte politica, il centrosinistra. Noi abbiamo governato questa città per vent’anni: qual è la ragione profonda per cui oggi il centrosinistra si dovrebbe presentare diviso?
Per quale ragione, per quali interessi, per scelta di chi?
Perché non si discute del candidato sindaco al tavolo della coalizione che non si riunisce da molte settimane? E perché il partito democratico dovrebbe esprimere un candidato che non è neanche iscritto al Pd, ma che dovrebbe essere il candidato del PD, senza discutere delle altre candidature, compresa quella del sottoscritto? Un Sindaco non è un sindaco di partito, deve essere il garante di tutti i partiti e di tutti i cittadini”.
Michele Laforgia
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