Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a firma del sindaco Vito Leccese e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali con cui si impegna il primo cittadino a sollecitare il Governo nazionale e la Regione Puglia affinché venga dichiarato lo stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e siano adottate misure straordinarie a sostegno delle imprese e dei produttori agricoli.
L’iniziativa nasce dalla grave situazione che sta attraversando uno dei settori strategici dell’economia pugliese, con particolare riferimento al territorio metropolitano di Bari e della provincia BAT, che rappresentano il principale polo nazionale per la trasformazione delle olive e la produzione di olio extravergine.
Secondo quanto evidenziato nel documento approvato dall’assise comunale, la crisi è determinata da una combinazione di fattori, tra cui le massicce importazioni di olio da Paesi extracomunitari, anche a dazio zero, la scarsa trasparenza degli scambi commerciali e una normativa sull’etichettatura che non garantisce un’adeguata riconoscibilità della provenienza del prodotto.
A questo scenario si aggiunge un drastico calo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva, passate da oltre 9 euro al chilogrammo all’inizio della campagna 2025/2026 a circa 4 euro al chilogrammo nel settembre scorso, a fronte di costi di produzione e trasformazione stimati in circa 6,50 euro al chilogrammo.
Il sostanziale blocco delle vendite registrato tra febbraio e settembre 2026 ha inoltre costretto cooperative, organizzazioni di produttori e frantoi industriali a svendere le giacenze per liberare i silos in vista della nuova raccolta, determinando una perdita di liquidità stimata in circa 150 milioni di euro per il solo sistema molitorio pugliese.
Una situazione che, alla vigilia della campagna 2026/2027, rischia di compromettere la capacità delle imprese di sostenere i costi dell’energia, del personale e, soprattutto, di acquistare le olive dai produttori agricoli, con possibili conseguenze sull’intera filiera.
Con l’ordine del giorno approvato, il Consiglio comunale impegna il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e la Regione Puglia, chiedendo l’attivazione di strumenti straordinari di sostegno economico.
Tra le misure proposte figurano l’accesso immediato a forme di credito agevolato, fino a 300mila euro per i frantoi industriali e 50mila euro per quelli agricoli, una moratoria bancaria sui finanziamenti in essere e l’istituzione di linee di credito a tasso zero per consentire alle imprese di affrontare la nuova campagna e garantire il pagamento delle olive conferite dagli agricoltori.
Il documento sollecita inoltre l’attivazione del pegno rotativo, che consentirebbe ai frantoi di utilizzare l’olio stoccato come garanzia per ottenere liquidità, e la richiesta alla Commissione europea di attivare la misura dell’ammasso privato.
Sul fronte della tutela del prodotto nazionale, l’ordine del giorno propone un patto straordinario per l’olio extravergine italiano, una revisione delle norme sull’etichettatura e sulle importazioni a dazio zero dai Paesi extracomunitari, nonché l’introduzione di condizioni di reciprocità negli standard produttivi e nei controlli sui prodotti provenienti da Paesi terzi.
Prevista anche la promozione di un patto etico con la grande distribuzione organizzata per contrastare l’utilizzo dell’olio extravergine italiano come prodotto sottocosto e valorizzare la tracciabilità della produzione pugliese, oltre alla richiesta di rimodulare le proposte di revisione della Politica agricola comune a tutela dell’olivicoltura e delle colture mediterranee.
Il sindaco Vito Leccese dichiara: “Il comparto olivicolo-oleario rappresenta una componente fondamentale dell’economia pugliese, da cui dipendono migliaia di imprese e famiglie.
Non possiamo permettere che un patrimonio produttivo di questa importanza venga compromesso da dinamiche di mercato che costringono i produttori a vendere sottocosto e mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese.
Occorrono interventi immediati per garantire liquidità alla filiera, ma anche regole più trasparenti sulla provenienza dei prodotti e condizioni di concorrenza eque.
La tutela dell’olio pugliese è una questione economica, occupazionale e di salvaguardia delle nostre produzioni di qualità. Su questo chiediamo al Governo e alla Regione un’assunzione di responsabilità e risposte concrete”.
Nel frattempo, il sindaco Leccese ha chiesto alla Direzione generale della ASL di avviare una specifica attività di controllo sugli oli commercializzati negli esercizi di vendita al dettaglio.
Questa mattina si è riunito il primo tavolo operativo finalizzato a predisporre le verifiche sull’eventuale presenza di residui di fitofarmaci negli oli in commercio.
L’intenzione è quella di estendere le attività di verifica, attraverso il coinvolgimento degli altri organismi competenti in materia di controlli antifrode, per approfondire tutti gli aspetti legati alla tracciabilità dei prodotti e accertare l’effettiva provenienza delle olive utilizzate per la produzione degli oli commercializzati.
L’obiettivo è rafforzare la tutela dei consumatori, garantire una maggiore trasparenza del mercato e salvaguardare le produzioni locali dalla concorrenza sleale.

Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a firma del sindaco Vito Leccese e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali con cui si impegna il primo cittadino a sollecitare il Governo nazionale e la Regione Puglia affinché venga dichiarato lo stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e siano adottate misure straordinarie a sostegno delle imprese e dei produttori agricoli.
L’iniziativa nasce dalla grave situazione che sta attraversando uno dei settori strategici dell’economia pugliese, con particolare riferimento al territorio metropolitano di Bari e della provincia BAT, che rappresentano il principale polo nazionale per la trasformazione delle olive e la produzione di olio extravergine.
Secondo quanto evidenziato nel documento approvato dall’assise comunale, la crisi è determinata da una combinazione di fattori, tra cui le massicce importazioni di olio da Paesi extracomunitari, anche a dazio zero, la scarsa trasparenza degli scambi commerciali e una normativa sull’etichettatura che non garantisce un’adeguata riconoscibilità della provenienza del prodotto.
A questo scenario si aggiunge un drastico calo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva, passate da oltre 9 euro al chilogrammo all’inizio della campagna 2025/2026 a circa 4 euro al chilogrammo nel settembre scorso, a fronte di costi di produzione e trasformazione stimati in circa 6,50 euro al chilogrammo.
Il sostanziale blocco delle vendite registrato tra febbraio e settembre 2026 ha inoltre costretto cooperative, organizzazioni di produttori e frantoi industriali a svendere le giacenze per liberare i silos in vista della nuova raccolta, determinando una perdita di liquidità stimata in circa 150 milioni di euro per il solo sistema molitorio pugliese.
Una situazione che, alla vigilia della campagna 2026/2027, rischia di compromettere la capacità delle imprese di sostenere i costi dell’energia, del personale e, soprattutto, di acquistare le olive dai produttori agricoli, con possibili conseguenze sull’intera filiera.
Con l’ordine del giorno approvato, il Consiglio comunale impegna il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e la Regione Puglia, chiedendo l’attivazione di strumenti straordinari di sostegno economico.
Tra le misure proposte figurano l’accesso immediato a forme di credito agevolato, fino a 300mila euro per i frantoi industriali e 50mila euro per quelli agricoli, una moratoria bancaria sui finanziamenti in essere e l’istituzione di linee di credito a tasso zero per consentire alle imprese di affrontare la nuova campagna e garantire il pagamento delle olive conferite dagli agricoltori.
Il documento sollecita inoltre l’attivazione del pegno rotativo, che consentirebbe ai frantoi di utilizzare l’olio stoccato come garanzia per ottenere liquidità, e la richiesta alla Commissione europea di attivare la misura dell’ammasso privato.
Sul fronte della tutela del prodotto nazionale, l’ordine del giorno propone un patto straordinario per l’olio extravergine italiano, una revisione delle norme sull’etichettatura e sulle importazioni a dazio zero dai Paesi extracomunitari, nonché l’introduzione di condizioni di reciprocità negli standard produttivi e nei controlli sui prodotti provenienti da Paesi terzi.
Prevista anche la promozione di un patto etico con la grande distribuzione organizzata per contrastare l’utilizzo dell’olio extravergine italiano come prodotto sottocosto e valorizzare la tracciabilità della produzione pugliese, oltre alla richiesta di rimodulare le proposte di revisione della Politica agricola comune a tutela dell’olivicoltura e delle colture mediterranee.
Il sindaco Vito Leccese dichiara: “Il comparto olivicolo-oleario rappresenta una componente fondamentale dell’economia pugliese, da cui dipendono migliaia di imprese e famiglie.
Non possiamo permettere che un patrimonio produttivo di questa importanza venga compromesso da dinamiche di mercato che costringono i produttori a vendere sottocosto e mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese.
Occorrono interventi immediati per garantire liquidità alla filiera, ma anche regole più trasparenti sulla provenienza dei prodotti e condizioni di concorrenza eque.
La tutela dell’olio pugliese è una questione economica, occupazionale e di salvaguardia delle nostre produzioni di qualità. Su questo chiediamo al Governo e alla Regione un’assunzione di responsabilità e risposte concrete”.
Nel frattempo, il sindaco Leccese ha chiesto alla Direzione generale della ASL di avviare una specifica attività di controllo sugli oli commercializzati negli esercizi di vendita al dettaglio.
Questa mattina si è riunito il primo tavolo operativo finalizzato a predisporre le verifiche sull’eventuale presenza di residui di fitofarmaci negli oli in commercio.
L’intenzione è quella di estendere le attività di verifica, attraverso il coinvolgimento degli altri organismi competenti in materia di controlli antifrode, per approfondire tutti gli aspetti legati alla tracciabilità dei prodotti e accertare l’effettiva provenienza delle olive utilizzate per la produzione degli oli commercializzati.
L’obiettivo è rafforzare la tutela dei consumatori, garantire una maggiore trasparenza del mercato e salvaguardare le produzioni locali dalla concorrenza sleale.
Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a firma del sindaco Vito Leccese e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali con cui si impegna il primo cittadino a sollecitare il Governo nazionale e la Regione Puglia affinché venga dichiarato lo stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e siano adottate misure straordinarie a sostegno delle imprese e dei produttori agricoli.
L’iniziativa nasce dalla grave situazione che sta attraversando uno dei settori strategici dell’economia pugliese, con particolare riferimento al territorio metropolitano di Bari e della provincia BAT, che rappresentano il principale polo nazionale per la trasformazione delle olive e la produzione di olio extravergine.
Secondo quanto evidenziato nel documento approvato dall’assise comunale, la crisi è determinata da una combinazione di fattori, tra cui le massicce importazioni di olio da Paesi extracomunitari, anche a dazio zero, la scarsa trasparenza degli scambi commerciali e una normativa sull’etichettatura che non garantisce un’adeguata riconoscibilità della provenienza del prodotto.
A questo scenario si aggiunge un drastico calo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva, passate da oltre 9 euro al chilogrammo all’inizio della campagna 2025/2026 a circa 4 euro al chilogrammo nel settembre scorso, a fronte di costi di produzione e trasformazione stimati in circa 6,50 euro al chilogrammo.
Il sostanziale blocco delle vendite registrato tra febbraio e settembre 2026 ha inoltre costretto cooperative, organizzazioni di produttori e frantoi industriali a svendere le giacenze per liberare i silos in vista della nuova raccolta, determinando una perdita di liquidità stimata in circa 150 milioni di euro per il solo sistema molitorio pugliese.
Una situazione che, alla vigilia della campagna 2026/2027, rischia di compromettere la capacità delle imprese di sostenere i costi dell’energia, del personale e, soprattutto, di acquistare le olive dai produttori agricoli, con possibili conseguenze sull’intera filiera.
Con l’ordine del giorno approvato, il Consiglio comunale impegna il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e la Regione Puglia, chiedendo l’attivazione di strumenti straordinari di sostegno economico.
Tra le misure proposte figurano l’accesso immediato a forme di credito agevolato, fino a 300mila euro per i frantoi industriali e 50mila euro per quelli agricoli, una moratoria bancaria sui finanziamenti in essere e l’istituzione di linee di credito a tasso zero per consentire alle imprese di affrontare la nuova campagna e garantire il pagamento delle olive conferite dagli agricoltori.
Il documento sollecita inoltre l’attivazione del pegno rotativo, che consentirebbe ai frantoi di utilizzare l’olio stoccato come garanzia per ottenere liquidità, e la richiesta alla Commissione europea di attivare la misura dell’ammasso privato.
Sul fronte della tutela del prodotto nazionale, l’ordine del giorno propone un patto straordinario per l’olio extravergine italiano, una revisione delle norme sull’etichettatura e sulle importazioni a dazio zero dai Paesi extracomunitari, nonché l’introduzione di condizioni di reciprocità negli standard produttivi e nei controlli sui prodotti provenienti da Paesi terzi.
Prevista anche la promozione di un patto etico con la grande distribuzione organizzata per contrastare l’utilizzo dell’olio extravergine italiano come prodotto sottocosto e valorizzare la tracciabilità della produzione pugliese, oltre alla richiesta di rimodulare le proposte di revisione della Politica agricola comune a tutela dell’olivicoltura e delle colture mediterranee.
Il sindaco Vito Leccese dichiara: “Il comparto olivicolo-oleario rappresenta una componente fondamentale dell’economia pugliese, da cui dipendono migliaia di imprese e famiglie.
Non possiamo permettere che un patrimonio produttivo di questa importanza venga compromesso da dinamiche di mercato che costringono i produttori a vendere sottocosto e mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese.
Occorrono interventi immediati per garantire liquidità alla filiera, ma anche regole più trasparenti sulla provenienza dei prodotti e condizioni di concorrenza eque.
La tutela dell’olio pugliese è una questione economica, occupazionale e di salvaguardia delle nostre produzioni di qualità. Su questo chiediamo al Governo e alla Regione un’assunzione di responsabilità e risposte concrete”.
Nel frattempo, il sindaco Leccese ha chiesto alla Direzione generale della ASL di avviare una specifica attività di controllo sugli oli commercializzati negli esercizi di vendita al dettaglio.
Questa mattina si è riunito il primo tavolo operativo finalizzato a predisporre le verifiche sull’eventuale presenza di residui di fitofarmaci negli oli in commercio.
L’intenzione è quella di estendere le attività di verifica, attraverso il coinvolgimento degli altri organismi competenti in materia di controlli antifrode, per approfondire tutti gli aspetti legati alla tracciabilità dei prodotti e accertare l’effettiva provenienza delle olive utilizzate per la produzione degli oli commercializzati.
L’obiettivo è rafforzare la tutela dei consumatori, garantire una maggiore trasparenza del mercato e salvaguardare le produzioni locali dalla concorrenza sleale.
Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a firma del sindaco Vito Leccese e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali con cui si impegna il primo cittadino a sollecitare il Governo nazionale e la Regione Puglia affinché venga dichiarato lo stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e siano adottate misure straordinarie a sostegno delle imprese e dei produttori agricoli.
L’iniziativa nasce dalla grave situazione che sta attraversando uno dei settori strategici dell’economia pugliese, con particolare riferimento al territorio metropolitano di Bari e della provincia BAT, che rappresentano il principale polo nazionale per la trasformazione delle olive e la produzione di olio extravergine.
Secondo quanto evidenziato nel documento approvato dall’assise comunale, la crisi è determinata da una combinazione di fattori, tra cui le massicce importazioni di olio da Paesi extracomunitari, anche a dazio zero, la scarsa trasparenza degli scambi commerciali e una normativa sull’etichettatura che non garantisce un’adeguata riconoscibilità della provenienza del prodotto.
A questo scenario si aggiunge un drastico calo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva, passate da oltre 9 euro al chilogrammo all’inizio della campagna 2025/2026 a circa 4 euro al chilogrammo nel settembre scorso, a fronte di costi di produzione e trasformazione stimati in circa 6,50 euro al chilogrammo.
Il sostanziale blocco delle vendite registrato tra febbraio e settembre 2026 ha inoltre costretto cooperative, organizzazioni di produttori e frantoi industriali a svendere le giacenze per liberare i silos in vista della nuova raccolta, determinando una perdita di liquidità stimata in circa 150 milioni di euro per il solo sistema molitorio pugliese.
Una situazione che, alla vigilia della campagna 2026/2027, rischia di compromettere la capacità delle imprese di sostenere i costi dell’energia, del personale e, soprattutto, di acquistare le olive dai produttori agricoli, con possibili conseguenze sull’intera filiera.
Con l’ordine del giorno approvato, il Consiglio comunale impegna il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e la Regione Puglia, chiedendo l’attivazione di strumenti straordinari di sostegno economico.
Tra le misure proposte figurano l’accesso immediato a forme di credito agevolato, fino a 300mila euro per i frantoi industriali e 50mila euro per quelli agricoli, una moratoria bancaria sui finanziamenti in essere e l’istituzione di linee di credito a tasso zero per consentire alle imprese di affrontare la nuova campagna e garantire il pagamento delle olive conferite dagli agricoltori.
Il documento sollecita inoltre l’attivazione del pegno rotativo, che consentirebbe ai frantoi di utilizzare l’olio stoccato come garanzia per ottenere liquidità, e la richiesta alla Commissione europea di attivare la misura dell’ammasso privato.
Sul fronte della tutela del prodotto nazionale, l’ordine del giorno propone un patto straordinario per l’olio extravergine italiano, una revisione delle norme sull’etichettatura e sulle importazioni a dazio zero dai Paesi extracomunitari, nonché l’introduzione di condizioni di reciprocità negli standard produttivi e nei controlli sui prodotti provenienti da Paesi terzi.
Prevista anche la promozione di un patto etico con la grande distribuzione organizzata per contrastare l’utilizzo dell’olio extravergine italiano come prodotto sottocosto e valorizzare la tracciabilità della produzione pugliese, oltre alla richiesta di rimodulare le proposte di revisione della Politica agricola comune a tutela dell’olivicoltura e delle colture mediterranee.
Il sindaco Vito Leccese dichiara: “Il comparto olivicolo-oleario rappresenta una componente fondamentale dell’economia pugliese, da cui dipendono migliaia di imprese e famiglie.
Non possiamo permettere che un patrimonio produttivo di questa importanza venga compromesso da dinamiche di mercato che costringono i produttori a vendere sottocosto e mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese.
Occorrono interventi immediati per garantire liquidità alla filiera, ma anche regole più trasparenti sulla provenienza dei prodotti e condizioni di concorrenza eque.
La tutela dell’olio pugliese è una questione economica, occupazionale e di salvaguardia delle nostre produzioni di qualità. Su questo chiediamo al Governo e alla Regione un’assunzione di responsabilità e risposte concrete”.
Nel frattempo, il sindaco Leccese ha chiesto alla Direzione generale della ASL di avviare una specifica attività di controllo sugli oli commercializzati negli esercizi di vendita al dettaglio.
Questa mattina si è riunito il primo tavolo operativo finalizzato a predisporre le verifiche sull’eventuale presenza di residui di fitofarmaci negli oli in commercio.
L’intenzione è quella di estendere le attività di verifica, attraverso il coinvolgimento degli altri organismi competenti in materia di controlli antifrode, per approfondire tutti gli aspetti legati alla tracciabilità dei prodotti e accertare l’effettiva provenienza delle olive utilizzate per la produzione degli oli commercializzati.
L’obiettivo è rafforzare la tutela dei consumatori, garantire una maggiore trasparenza del mercato e salvaguardare le produzioni locali dalla concorrenza sleale.
CRISI DEL COMPARTO OLIVICOLO-OLEARIO, IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA ALL’UNANIMITÀ UN ORDINE DEL GIORNO. IL SINDACO LECCESE: “È NECESSARIO DICHIARARE LO STATO DI CRISI PER TUTELARE LA FILIERA PUGLIESE”
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