La Compagnia del Sole torna in scena al Teatro Abeliano di Bari con Lingua Matrigna – da L’analfabeta di Ágota Kristóf, un monologo che vede in scena Patrizia Labianca con il progetto e la regia curata da Marinella Anaclerio.
Il monologo sarà in scena per tre giorni: sabato 11 febbraio (ore 20), domenica 12 febbraio (ore 18) e per un matinée dedicato alle scuole lunedì 13 febbraio (alle 10:30); lo spettacolo racconta della migrazione e del relativo sradicamento culturale di cui è stata protagonista la scrittrice Ágota Kristóf che, nel 1956, poco più che ventenne, lascia clandestinamente l’Ungheria.
Ne L’analfabeta, testo da cui è tratto lo spettacolo, l’autrice analizza e racconta la natura del suo disagio più grande nella condizione di profuga: la perdita di identità intellettuale. Incapace di esprimersi e di capire cosa le succede attorno, non conoscendo la lingua francese, si definisce muta e sorda. “Ed è questo che la messa in scena vuole urlare in silenzio allo spettatore. Qual è lo stato d’animo di urgenza comunicativa non sorretta da mezzi espressivi adeguati, l’inquietudine che prova chi approda da profugo in terra straniera, chi da anziano non è messo nelle condizioni di capire i nuovi mezzi di comunicazione pur costretto ad usarli, o ancora più semplicemente l’incomunicabilità tra generazioni differenti, come tra Agota e sua madre. Poche le parole che si scambiavano nella sua infanzia, nessuna nella sua adolescenza in collegio e poi oltre confine…fino a ritrovarsi orfani di madregenitrice e madre lingua insieme, lontano da quel posto dove ogni cosa aveva un nome noto, ogni stato emotivo aveva delle parole per descriverlo.” così raccontano lo spettacolo la regista Anaclerio e l’attrice Labianca.
Ágota Kristóf è nata in Ungheria nel 1935, suo padre era un insegnante, l’unico del suo piccolo paese, a 14 anni la futura scrittrice entra in collegio e nel 1956 lascia clandestinamente l’Ungheria. La sua autobiografia è la storia di una bambina poi ragazza e poi donna, costretta ad abbandonare la sua terra natale insieme al marito e una figlia neonata, quando l’Armata rossa interviene in Ungheria per sedare le rivolte popolari scappa per rifugiarsi in Svizzera. Sfida il freddo, la povertà, la sofferenza, la fame, la solitudine e la mancanza di qualcosa che, in una situazione come quella dell’autrice, potrebbe essere considerata secondaria, invece non lo è affatto: la conoscenza della lingua. Con la perdita della Madre Patria, si diventa orfani della Madre Lingua.
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