“Non scarto ma risorsa”, una frase fatta che nel significato più vero e profondo si prefigge di comunicare l’obbiettivo che nulla si butta e che tutto può essere utile per creare una rete di associazionismo volta al sostegno di famiglie indigenti e cittadine e cittadini a rischio di esclusione sociale.
Un patto per fare in modo che tutti gli alimenti non consumati e non cucinati possano essere utilizzati per chi ne ha veramente bisogno.
Tutto questo per aiutare nei bisogni primari chi ha altro per la testa. Alcolisti, tossicodipendenti, senza fissa dimora, malati mentali, detenuti ai domiciliari. Spesso per questa categorie di persone il bisogno di cibo è l’ultimo dei pensieri presi come sono dalle loro dipendenze, malattie, avversità.
Ed allora come sarebbe bello poter dare loro dei pacchi alimentari con l’aiuto di associazioni del territorio. Questo già accade, per carità, eppure un nostro coinvolgimento non solo pratico, ma soprattutto etico potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza di essere fortunati ad avere del cibo per sfamarsi e che buttarlo è proprio l’ultima cosa da pensare e da fare.
E se proprio abbiamo sbagliato a fare la spesa, una maggiore sensibilizzazione al “dono” potrebbe porre rimedio ad uno sguardo poco attento e superficiale tra gli scaffali dei supermercato.

“Non scarto ma risorsa”, una frase fatta che nel significato più vero e profondo si prefigge di comunicare l’obbiettivo che nulla si butta e che tutto può essere utile per creare una rete di associazionismo volta al sostegno di famiglie indigenti e cittadine e cittadini a rischio di esclusione sociale.
Un patto per fare in modo che tutti gli alimenti non consumati e non cucinati possano essere utilizzati per chi ne ha veramente bisogno.
Tutto questo per aiutare nei bisogni primari chi ha altro per la testa. Alcolisti, tossicodipendenti, senza fissa dimora, malati mentali, detenuti ai domiciliari. Spesso per questa categorie di persone il bisogno di cibo è l’ultimo dei pensieri presi come sono dalle loro dipendenze, malattie, avversità.
Ed allora come sarebbe bello poter dare loro dei pacchi alimentari con l’aiuto di associazioni del territorio. Questo già accade, per carità, eppure un nostro coinvolgimento non solo pratico, ma soprattutto etico potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza di essere fortunati ad avere del cibo per sfamarsi e che buttarlo è proprio l’ultima cosa da pensare e da fare.
E se proprio abbiamo sbagliato a fare la spesa, una maggiore sensibilizzazione al “dono” potrebbe porre rimedio ad uno sguardo poco attento e superficiale tra gli scaffali dei supermercato.
“Non scarto ma risorsa”, una frase fatta che nel significato più vero e profondo si prefigge di comunicare l’obbiettivo che nulla si butta e che tutto può essere utile per creare una rete di associazionismo volta al sostegno di famiglie indigenti e cittadine e cittadini a rischio di esclusione sociale.
Un patto per fare in modo che tutti gli alimenti non consumati e non cucinati possano essere utilizzati per chi ne ha veramente bisogno.
Tutto questo per aiutare nei bisogni primari chi ha altro per la testa. Alcolisti, tossicodipendenti, senza fissa dimora, malati mentali, detenuti ai domiciliari. Spesso per questa categorie di persone il bisogno di cibo è l’ultimo dei pensieri presi come sono dalle loro dipendenze, malattie, avversità.
Ed allora come sarebbe bello poter dare loro dei pacchi alimentari con l’aiuto di associazioni del territorio. Questo già accade, per carità, eppure un nostro coinvolgimento non solo pratico, ma soprattutto etico potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza di essere fortunati ad avere del cibo per sfamarsi e che buttarlo è proprio l’ultima cosa da pensare e da fare.
E se proprio abbiamo sbagliato a fare la spesa, una maggiore sensibilizzazione al “dono” potrebbe porre rimedio ad uno sguardo poco attento e superficiale tra gli scaffali dei supermercato.
“Non scarto ma risorsa”, una frase fatta che nel significato più vero e profondo si prefigge di comunicare l’obbiettivo che nulla si butta e che tutto può essere utile per creare una rete di associazionismo volta al sostegno di famiglie indigenti e cittadine e cittadini a rischio di esclusione sociale.
Un patto per fare in modo che tutti gli alimenti non consumati e non cucinati possano essere utilizzati per chi ne ha veramente bisogno.
Tutto questo per aiutare nei bisogni primari chi ha altro per la testa. Alcolisti, tossicodipendenti, senza fissa dimora, malati mentali, detenuti ai domiciliari. Spesso per questa categorie di persone il bisogno di cibo è l’ultimo dei pensieri presi come sono dalle loro dipendenze, malattie, avversità.
Ed allora come sarebbe bello poter dare loro dei pacchi alimentari con l’aiuto di associazioni del territorio. Questo già accade, per carità, eppure un nostro coinvolgimento non solo pratico, ma soprattutto etico potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza di essere fortunati ad avere del cibo per sfamarsi e che buttarlo è proprio l’ultima cosa da pensare e da fare.
E se proprio abbiamo sbagliato a fare la spesa, una maggiore sensibilizzazione al “dono” potrebbe porre rimedio ad uno sguardo poco attento e superficiale tra gli scaffali dei supermercato.
“Non scarto ma risorsa”, una frase fatta che nel significato più vero e profondo si prefigge di comunicare l’obbiettivo che nulla si butta e che tutto può essere utile per creare una rete di associazionismo volta al sostegno di famiglie indigenti e cittadine e cittadini a rischio di esclusione sociale.
Un patto per fare in modo che tutti gli alimenti non consumati e non cucinati possano essere utilizzati per chi ne ha veramente bisogno.
Tutto questo per aiutare nei bisogni primari chi ha altro per la testa. Alcolisti, tossicodipendenti, senza fissa dimora, malati mentali, detenuti ai domiciliari. Spesso per questa categorie di persone il bisogno di cibo è l’ultimo dei pensieri presi come sono dalle loro dipendenze, malattie, avversità.
Ed allora come sarebbe bello poter dare loro dei pacchi alimentari con l’aiuto di associazioni del territorio. Questo già accade, per carità, eppure un nostro coinvolgimento non solo pratico, ma soprattutto etico potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza di essere fortunati ad avere del cibo per sfamarsi e che buttarlo è proprio l’ultima cosa da pensare e da fare.
E se proprio abbiamo sbagliato a fare la spesa, una maggiore sensibilizzazione al “dono” potrebbe porre rimedio ad uno sguardo poco attento e superficiale tra gli scaffali dei supermercato.
Lotta allo spreco: come trasformare lo scarto in risorsa
https://ilikepuglia.it/page/6/?s=spreco+
© Riproduzione riservata