Il servizio di Dataroom dedicato alle farmacie lascia l’impressione che alcune conclusioni siano state formulate prima ancora di analizzare compiutamente i dati.
Partiamo dalla nuova remunerazione.
Per decenni la remunerazione delle farmacie è stata legata principalmente al prezzo del farmaco: più costoso era il medicinale, maggiore era il compenso riconosciuto alla farmacia.
La riforma ha invece ridotto significativamente la componente percentuale collegata al prezzo e introdotto una quota destinata a remunerare l’attività professionale del farmacista.
Sostenere che le farmacie oggi guadagnino di più sulla base dell’esempio di un farmaco a basso costo significa descrivere un caso particolare come se rappresentasse l’intero sistema.
Se l’analisi fosse stata estesa ai farmaci di costo più elevato, che costituiscono una parte rilevante della spesa farmaceutica, si sarebbe osservato che la riduzione della quota percentuale determina spesso una remunerazione inferiore rispetto al passato.
Ancora più discutibile appare la ricostruzione relativa al trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata.
Secondo Dataroom tale scelta avrebbe comportato maggiori costi per il Servizio Sanitario Nazionale.
Le valutazioni rese pubbliche da AIFA affermano invece il contrario: il cambio di canale avrebbe prodotto un risparmio per le casse pubbliche.
Questo dato è fondamentale.
Se una misura migliora l’accessibilità ai farmaci e contemporaneamente riduce la spesa pubblica, viene meno il principale presupposto sul quale si fonda la critica.
Infatti, il trasferimento di questi medicinali nelle farmacie territoriali ha consentito a milioni di cittadini, soprattutto anziani e pazienti cronici, di ritirare i farmaci vicino a casa, evitando spostamenti, attese e disagi spesso insostenibili.
Ha inoltre liberato risorse professionali nelle strutture pubbliche, consentendo ai farmacisti ospedalieri e territoriali di dedicarsi maggiormente ad attività cliniche e assistenziali.
La vera domanda, quindi, non è se le farmacie abbiano tratto vantaggio da queste scelte, ma se il cittadino abbia ricevuto un servizio migliore e se il Servizio Sanitario Nazionale abbia speso meno. Secondo i dati ufficiali disponibili, la risposta ad entrambe le domande è sì.
Nelle proprie valutazioni sull’attuazione del provvedimento, AIFA ha infatti stimato che il trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata comporti un risparmio per il Servizio sanitario nazionale pari a circa 9,7 milioni di euro su base annua.
A questo si aggiungono i benefici derivanti dalla maggiore accessibilità ai farmaci, dalla riduzione dei disagi per i pazienti e dal miglioramento della continuità terapeutica.
Di fronte a questi dati, la rappresentazione proposta da Dataroom appare quantomeno discutibile.
Il buon giornalismo ha il dovere di verificare i fatti, confrontare le fonti, rappresentare la complessità dei fenomeni e fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari per comprendere e valutare autonomamente una vicenda.
Quando invece vengono selezionati soltanto i dati che confermano una determinata tesi e vengono omessi o marginalizzati quelli che la contraddicono, non si realizza un’informazione completa ed equilibrata.
Utilizzare l’esempio di un singolo farmaco a basso costo per sostenere che la nuova remunerazione favorisca economicamente le farmacie, senza spiegare che la riforma ha ridotto il peso della remunerazione percentuale legata al prezzo del medicinale e ha introdotto una componente destinata a valorizzare l’attività professionale del farmacista, significa offrire una rappresentazione parziale della realtà.
Allo stesso modo, sostenere che il trasferimento di gliptine e gliflozine alla distribuzione convenzionata abbia determinato maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale senza dare adeguato rilievo alle valutazioni di AIFA che attestano un risparmio per le casse pubbliche significa privare il cittadino di un elemento essenziale per comprendere il reale impatto del provvedimento.
Raccontare i fatti in modo incompleto rischia di orientare il lettore verso una conclusione già definita anziché consentirgli di formarsi un’opinione libera e consapevole sulla base di tutti gli elementi disponibili.
E quando un’inchiesta trascura fatti rilevanti, dati ufficiali e valutazioni tecniche che contraddicono la tesi proposta, diventa inevitabile il sospetto che la finalità non sia informativa ma orientativa.

Il servizio di Dataroom dedicato alle farmacie lascia l’impressione che alcune conclusioni siano state formulate prima ancora di analizzare compiutamente i dati.
Partiamo dalla nuova remunerazione.
Per decenni la remunerazione delle farmacie è stata legata principalmente al prezzo del farmaco: più costoso era il medicinale, maggiore era il compenso riconosciuto alla farmacia.
La riforma ha invece ridotto significativamente la componente percentuale collegata al prezzo e introdotto una quota destinata a remunerare l’attività professionale del farmacista.
Sostenere che le farmacie oggi guadagnino di più sulla base dell’esempio di un farmaco a basso costo significa descrivere un caso particolare come se rappresentasse l’intero sistema.
Se l’analisi fosse stata estesa ai farmaci di costo più elevato, che costituiscono una parte rilevante della spesa farmaceutica, si sarebbe osservato che la riduzione della quota percentuale determina spesso una remunerazione inferiore rispetto al passato.
Ancora più discutibile appare la ricostruzione relativa al trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata.
Secondo Dataroom tale scelta avrebbe comportato maggiori costi per il Servizio Sanitario Nazionale.
Le valutazioni rese pubbliche da AIFA affermano invece il contrario: il cambio di canale avrebbe prodotto un risparmio per le casse pubbliche.
Questo dato è fondamentale.
Se una misura migliora l’accessibilità ai farmaci e contemporaneamente riduce la spesa pubblica, viene meno il principale presupposto sul quale si fonda la critica.
Infatti, il trasferimento di questi medicinali nelle farmacie territoriali ha consentito a milioni di cittadini, soprattutto anziani e pazienti cronici, di ritirare i farmaci vicino a casa, evitando spostamenti, attese e disagi spesso insostenibili.
Ha inoltre liberato risorse professionali nelle strutture pubbliche, consentendo ai farmacisti ospedalieri e territoriali di dedicarsi maggiormente ad attività cliniche e assistenziali.
La vera domanda, quindi, non è se le farmacie abbiano tratto vantaggio da queste scelte, ma se il cittadino abbia ricevuto un servizio migliore e se il Servizio Sanitario Nazionale abbia speso meno. Secondo i dati ufficiali disponibili, la risposta ad entrambe le domande è sì.
Nelle proprie valutazioni sull’attuazione del provvedimento, AIFA ha infatti stimato che il trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata comporti un risparmio per il Servizio sanitario nazionale pari a circa 9,7 milioni di euro su base annua.
A questo si aggiungono i benefici derivanti dalla maggiore accessibilità ai farmaci, dalla riduzione dei disagi per i pazienti e dal miglioramento della continuità terapeutica.
Di fronte a questi dati, la rappresentazione proposta da Dataroom appare quantomeno discutibile.
Il buon giornalismo ha il dovere di verificare i fatti, confrontare le fonti, rappresentare la complessità dei fenomeni e fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari per comprendere e valutare autonomamente una vicenda.
Quando invece vengono selezionati soltanto i dati che confermano una determinata tesi e vengono omessi o marginalizzati quelli che la contraddicono, non si realizza un’informazione completa ed equilibrata.
Utilizzare l’esempio di un singolo farmaco a basso costo per sostenere che la nuova remunerazione favorisca economicamente le farmacie, senza spiegare che la riforma ha ridotto il peso della remunerazione percentuale legata al prezzo del medicinale e ha introdotto una componente destinata a valorizzare l’attività professionale del farmacista, significa offrire una rappresentazione parziale della realtà.
Allo stesso modo, sostenere che il trasferimento di gliptine e gliflozine alla distribuzione convenzionata abbia determinato maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale senza dare adeguato rilievo alle valutazioni di AIFA che attestano un risparmio per le casse pubbliche significa privare il cittadino di un elemento essenziale per comprendere il reale impatto del provvedimento.
Raccontare i fatti in modo incompleto rischia di orientare il lettore verso una conclusione già definita anziché consentirgli di formarsi un’opinione libera e consapevole sulla base di tutti gli elementi disponibili.
E quando un’inchiesta trascura fatti rilevanti, dati ufficiali e valutazioni tecniche che contraddicono la tesi proposta, diventa inevitabile il sospetto che la finalità non sia informativa ma orientativa.
Il servizio di Dataroom dedicato alle farmacie lascia l’impressione che alcune conclusioni siano state formulate prima ancora di analizzare compiutamente i dati.
Partiamo dalla nuova remunerazione.
Per decenni la remunerazione delle farmacie è stata legata principalmente al prezzo del farmaco: più costoso era il medicinale, maggiore era il compenso riconosciuto alla farmacia.
La riforma ha invece ridotto significativamente la componente percentuale collegata al prezzo e introdotto una quota destinata a remunerare l’attività professionale del farmacista.
Sostenere che le farmacie oggi guadagnino di più sulla base dell’esempio di un farmaco a basso costo significa descrivere un caso particolare come se rappresentasse l’intero sistema.
Se l’analisi fosse stata estesa ai farmaci di costo più elevato, che costituiscono una parte rilevante della spesa farmaceutica, si sarebbe osservato che la riduzione della quota percentuale determina spesso una remunerazione inferiore rispetto al passato.
Ancora più discutibile appare la ricostruzione relativa al trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata.
Secondo Dataroom tale scelta avrebbe comportato maggiori costi per il Servizio Sanitario Nazionale.
Le valutazioni rese pubbliche da AIFA affermano invece il contrario: il cambio di canale avrebbe prodotto un risparmio per le casse pubbliche.
Questo dato è fondamentale.
Se una misura migliora l’accessibilità ai farmaci e contemporaneamente riduce la spesa pubblica, viene meno il principale presupposto sul quale si fonda la critica.
Infatti, il trasferimento di questi medicinali nelle farmacie territoriali ha consentito a milioni di cittadini, soprattutto anziani e pazienti cronici, di ritirare i farmaci vicino a casa, evitando spostamenti, attese e disagi spesso insostenibili.
Ha inoltre liberato risorse professionali nelle strutture pubbliche, consentendo ai farmacisti ospedalieri e territoriali di dedicarsi maggiormente ad attività cliniche e assistenziali.
La vera domanda, quindi, non è se le farmacie abbiano tratto vantaggio da queste scelte, ma se il cittadino abbia ricevuto un servizio migliore e se il Servizio Sanitario Nazionale abbia speso meno. Secondo i dati ufficiali disponibili, la risposta ad entrambe le domande è sì.
Nelle proprie valutazioni sull’attuazione del provvedimento, AIFA ha infatti stimato che il trasferimento di gliptine e gliflozine dalla distribuzione diretta alla distribuzione convenzionata comporti un risparmio per il Servizio sanitario nazionale pari a circa 9,7 milioni di euro su base annua.
A questo si aggiungono i benefici derivanti dalla maggiore accessibilità ai farmaci, dalla riduzione dei disagi per i pazienti e dal miglioramento della continuità terapeutica.
Di fronte a questi dati, la rappresentazione proposta da Dataroom appare quantomeno discutibile.
Il buon giornalismo ha il dovere di verificare i fatti, confrontare le fonti, rappresentare la complessità dei fenomeni e fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari per comprendere e valutare autonomamente una vicenda.
Quando invece vengono selezionati soltanto i dati che confermano una determinata tesi e vengono omessi o marginalizzati quelli che la contraddicono, non si realizza un’informazione completa ed equilibrata.
Utilizzare l’esempio di un singolo farmaco a basso costo per sostenere che la nuova remunerazione favorisca economicamente le farmacie, senza spiegare che la riforma ha ridotto il peso della remunerazione percentuale legata al prezzo del medicinale e ha introdotto una componente destinata a valorizzare l’attività professionale del farmacista, significa offrire una rappresentazione parziale della realtà.
Allo stesso modo, sostenere che il trasferimento di gliptine e gliflozine alla distribuzione convenzionata abbia determinato maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale senza dare adeguato rilievo alle valutazioni di AIFA che attestano un risparmio per le casse pubbliche significa privare il cittadino di un elemento essenziale per comprendere il reale impatto del provvedimento.
Raccontare i fatti in modo incompleto rischia di orientare il lettore verso una conclusione già definita anziché consentirgli di formarsi un’opinione libera e consapevole sulla base di tutti gli elementi disponibili.
E quando un’inchiesta trascura fatti rilevanti, dati ufficiali e valutazioni tecniche che contraddicono la tesi proposta, diventa inevitabile il sospetto che la finalità non sia informativa ma orientativa.
D’AMBROSIO LETTIERI: “SU REMUNERAZIONE FARMACIE I DATI AIFA CONFERMANO UN RISPARMIO PER LO STATO”
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