Giovani, lotta alla povertà, e non ai poveri, alle miserie del mondo, e non alle migrazioni, pace. In una parola “politica”, “sinistra”. Su queste parole chiave il presidente de La Giusta Causa Michele Laforgia ha chiuso l’iniziativa “Il nuovo mondo”, la maratona evento che l’associazione politica movimento culturale ha organizzato oggi nel teatro Abeliano di Bari per festeggiare i cinque anni di attività. Cinque anni di Giuste Cause.
“Una nuova sinistra” secondo Laforgia “è una necessità. Continuano a non vederci, o a fare finta di non vederci – qualcuna ha detto che non ci vedono arrivare – ma se siamo qui è perché questa nuova sinistra ha un senso e un futuro. Lo dico anche per la nostra città e la nostra regione.
Siamo una regione difficile, in cui è frequente lo sdoppiamento di personalità. Basta girarsi intorno e osservare quello che sta succedendo per le prossime elezioni amministrative, anche in centri importanti.
Dicono che la coerenza non paga, ma se il risultato è la scomparsa del centrosinistra e il governo dei signorotti locali travestito da civismo, forse bisogna cambiare formula. E, magari, iniziare a ripensare a quello che siamo e a quello che vogliamo.
Tra un anno si vota, a Bari, dove il centrosinistra governa da vent’anni. Molti pensano che non governerà più. Voglio dire solo questo, alla fine: noi ci saremo, in prima fila. Anzi, saremo fra i promotori del nuovo centrosinistra, di tutte le forze di opposizione a questo governo inumano e inetto. Ma non per evitare l’ennesima, preannunciata invasione del Lanzichenecchi. Non per sopravvivere e far sopravvivere. Ma per fare ancora e, se possibile, meglio, quello che è stato fatto in questi anni, a Bari e in Puglia. Insomma, per una Giusta Causa”.
Nel suo intervento, che ha concluso il lungo pomeriggio di contributi dal vivo e da remoto, musica, video, foto, testimonianze, il presidente Laforgia ha toccato tanti dei temi e delle parole scelti da chi lo ha preceduto sul palco e sullo schermo, il podcaster Fabio Ragazzo, il reporter di guerra Claudio Locatelli, il fumettista Alessandro Bilotta, la cantautrice Erica Mou, il fotografo dei confini Francesco Malavolta, Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, il giovane ricercatore ucciso in Egitto. E poi Luciana Castellina, Gianrico Carofiglio, Nichi Vendola, Pietro Bartolo, Silvia Godelli, Luciano Canfora, Susanna Camusso, Paolo Borrometi. Ha portato i suoi saluti il sindaco di Bari, Antonio Decaro, iscritto a La Giusta Causa.
“È una solare sciocchezza – ha detto Laforgia – credere che i giovani siano disinteressati alla politica. Semplicemente, parlano di un’altra politica: loro si preoccupano del futuro del pianeta, noi discutiamo dei bonus. La verità è che i ragazzi e le ragazze sono consapevoli delle incognite del futuro, il resto della società no. Gli abbiamo dato voce, allora, anche per ridare voce e senso alla politica. E, magari, alla sinistra. È impossibile, semplicemente impossibile, oggi, parlare di politica ignorando la guerra e le migrazioni E cioè i due fenomeni epocali del nostro tempo, che insieme all’emergenza climatica e alla rivoluzione digitale, rischiano di spazzare via il vecchio mondo. Senza che nessuno sappia dire bene cosa sia il nuovo mondo. Oggi abbiamo soprattutto paura. Ma ci sono modi diversi per reagire alla paura del futuro. Il primo è quello di inventarsi un nemico. Esistono modi diversi di occuparsi degli altri. Il primo è quello attualmente al potere – non solo al governo – in Italia e non solo in Italia: la guerra ai poveri, e non alla povertà, la lotta ai migranti, i poveri del mondo, e non alle miserie del mondo. Il governo, forse il peggior governo del dopoguerra, si appresta a terminare il lavoro antiumano iniziato a Cutro cancellando la protezione speciale. Questa è la risposta della destra alla paura degli altri, all’incertezza, all’angoscia per il futuro: il made in Italy, il ponte sullo stretto, il decreto legge contro i raduni musicali, le proposte per fare della maternità surrogata un reato universale. Ma se questa è la destra, dobbiamo sapere che ci sono anche altri modi, per occuparsi degli altri. Così è stato per noi, per le ragazze e i ragazzi del secolo scorso. Siamo cresciuti pensando che il nostro orizzonte fosse il nuovo mondo, un mondo meno ingiusto e meno crudele di quello in cui avevano vissuto, o erano morti, i nostri padri e le nostre madri, un mondo senza guerre. Io non riesco neanche a concepire una sinistra, in Italia, in Europa e nel mondo, che non sa dire una parola di pace, che non prende una posizione chiara e netta contro la guerra, che si affida solo alle armi e alle munizioni per porre fine al conflitto che da più di un anno sta dilaniando un Paese ai confini dell’Europa. Ma dobbiamo iniziare a dirlo, anche dalla periferia in cui ci troviamo adesso, in tutti i sensi. Basta con la politica delle armi, torniamo a parlare di pace. Di relazioni internazionali, di diplomazia, di autodeterminazione dei popoli. La guerra, il clima, le povertà: l’afonia, l’indifferenza, la passività sarebbero la fine, per tutti. Molti continuano a ripetere che non esiste più nulla per cui valga la pena di impegnarsi pubblicamente, di prendere posizione. Penso – ha concluso Laforgia – che abbiano torto”.
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