In occasione dell’8 marzo, Gazzetta delle Donne, inserto femminile de La Gazzetta del Mezzogiorno, celebra il suo primo anno di vita con un evento culturale e civile dedicato al tema della violenza di genere.
L’appuntamento è per le ore 10.30 al Teatro Kursaal Santalucia di Bari.
“Uomini che amano le donne” è un progetto speciale che nasce da una convinzione chiara: la violenza contro le donne non è una questione esclusivamente femminile, ma una responsabilità collettiva che chiama in causa in modo diretto gli uomini, il loro linguaggio, i loro comportamenti, la loro capacità di prendere posizione.
Il titolo dialoga consapevolmente con l’immaginario collettivo e con un noto riferimento letterario, ribaltandone il significato.
Il format è essenziale e simbolico: non un dibattito, non una tavola rotonda, ma una sequenza di letture affidate esclusivamente a voci maschili.
Uomini del mondo delle istituzioni, delle professioni, della cultura e della società civile leggeranno brani letterari, poesie, scritti civili, testimonianze personali o testi originali dedicati al rispetto, alla responsabilità e alla consapevolezza contro ogni forma di violenza.
L’impianto scenico sarà volutamente essenziale: palco spoglio, un leggio, un microfono e un unico fascio di luce.
Nessuna scenografia, nessuna enfasi.
Il silenzio diventa parte integrante del messaggio.
L’evento sarà introdotto da Maristella Massari, ideatrice e curatrice insieme a Carmela Formicola di Gazzetta delle Donne, con un intervento dedicato al significato dell’8 marzo oggi, alla responsabilità maschile nella prevenzione della violenza e al ruolo dell’informazione e della cultura nella costruzione di una società più consapevole.
Interverranno in ordine alfabetico:
Mario Aprile, Pietro Curzio, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Decaro, Umberto Fratino, Annino Gargano, Vito Leccese, Filippo Melchiorre, Fabio Romito, Roberto Rossi, Francesco Paolo Sisto, Antonio Stornaiolo, Antonio Vasile.
Chiuderà l’evento il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza.
Musiche a cura di Fabio Caporaletti (chitarra) e Alberto Di Leone (tromba) della scuola di alta formazione – dipartimento jazz, del Conservatorio di Bari.
Con questa iniziativa Gazzetta delle Donne intende restituire all’8 marzo un significato non rituale ma riflessivo, coinvolgendo gli uomini come alleati consapevoli e generando valore reputazionale e istituzionale per il Gruppo.
Il progetto si inserisce nel percorso editoriale già avviato dall’inserto sui temi della violenza di genere, della violenza economica, del linguaggio e della rappresentazione, dell’empowerment femminile.
Affidare le letture esclusivamente a voci maschili significa spostare il baricentro del discorso, chiedendo agli uomini di esporsi, di assumere una postura attiva, di rendersi parte visibile di un cambiamento che non può essere delegato.
È un invito a superare l’indifferenza e a riconoscere il peso dei gesti quotidiani, delle parole, dei silenzi.
La scelta di un impianto scenico essenziale rafforza questa direzione.
L’assenza di elementi spettacolari concentra l’attenzione sul contenuto, sulla responsabilità individuale di chi legge e di chi ascolta, creando uno spazio di riflessione condivisa.
In questo contesto, il silenzio non è vuoto ma tempo necessario per elaborare, per misurare il significato delle parole pronunciate.
Diventa una pausa che restituisce gravità al tema e invita a un ascolto autentico.
L’evento contribuisce anche a ridefinire il ruolo dell’informazione, che non si limita a raccontare i fenomeni ma sceglie di attivare processi culturali.
L’impegno editoriale si traduce in un’azione concreta, capace di connettere parola scritta e responsabilità pubblica.
Coinvolgere figure provenienti da ambiti diversi rafforza l’idea che il contrasto alla violenza non sia confinato a un solo settore, ma attraversi istituzioni, professioni e società civile.
È nella convergenza delle responsabilità che si costruisce un cambiamento duraturo.
Il progetto si colloca così in una prospettiva più ampia, che mira a incidere sui modelli culturali e sulle narrazioni dominanti.
Interrogare il linguaggio significa intervenire alla radice delle rappresentazioni, promuovendo una cultura del rispetto che preceda e prevenga ogni forma di sopraffazione.
Restituire profondità all’8 marzo vuol dire sottrarlo alla ritualità e riportarlo alla sua dimensione originaria di consapevolezza e impegno.
Non una ricorrenza formale, ma un’occasione per interrogarsi sul presente e sulle responsabilità individuali e collettive.
In questa chiave, l’iniziativa diventa uno spazio simbolico di alleanza, in cui la parola maschile si fa strumento di riconoscimento e di cambiamento.
Un gesto che, pur nella sua semplicità formale, ambisce a generare un impatto culturale capace di andare oltre la durata dell’evento.
È proprio nella scelta della misura, della sobrietà e della chiarezza che si manifesta la forza del progetto: trasformare un momento pubblico in un’opportunità di crescita civile, contribuendo a costruire un immaginario fondato sul rispetto, sulla responsabilità e sulla consapevolezza condivisa.
L’evento si configura anche come un momento di educazione civica collettiva, in cui il tema della violenza viene affrontato attraverso la dimensione culturale, prima ancora che normativa o giudiziaria.
È sul terreno dei significati condivisi che si costruisce una prevenzione autentica.
L’iniziativa diventa quindi non solo un appuntamento simbolico, ma un passaggio significativo in un percorso più ampio di riflessione e impegno.
Un segnale che richiama alla coerenza tra parole e comportamenti, tra dichiarazioni pubbliche e scelte personali.
È in questa coerenza che si misura la credibilità di ogni progetto culturale.
E proprio da qui può nascere un cambiamento più profondo, capace di radicarsi nel tempo e di incidere sulle dinamiche relazionali e sociali.
La costruzione di una società più equa passa anche attraverso gesti come questo: misurati, essenziali, ma carichi di significato.
Perché la trasformazione culturale non avviene per proclamazioni, ma attraverso pratiche costanti e responsabilità condivise.
In questa prospettiva, l’evento si propone come uno spazio di consapevolezza attiva, in cui la parola diventa strumento di alleanza e la presenza un impegno dichiarato verso un futuro fondato sul rispetto.
In definitiva, il senso più profondo dell’iniziativa risiede nella scelta di trasformare una ricorrenza in un atto di responsabilità condivisa.
Non un gesto simbolico isolato, ma un impegno che richiama ciascuno a interrogarsi sul proprio ruolo nel costruire relazioni fondate sul rispetto.
Se il cambiamento culturale nasce dalle parole che scegliamo e dagli atteggiamenti che adottiamo, allora ogni presa di posizione pubblica diventa un passo concreto verso una società più consapevole.
È da questa assunzione di responsabilità, lucida e non delegabile, che può prendere forma un futuro in cui la dignità non sia solo affermata, ma realmente praticata.
Per info 333 6143019

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“UOMINI CHE AMANO LE DONNE”: l’8 marzo al Teatro Kursaal Santalucia l’iniziativa per la Giornata internazionale dei diritti delle donne
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