Fare dell’arte uno strumento concreto di partecipazione e relazione, favorendo nuove connessioni tra welfare, cultura, scuola, salute e Terzo settore.
È questo l’obiettivo di “Oltre l’Inclusione”, il Festival internazionale promosso dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia in collaborazione con Puglia Culture, ideato e realizzato da Opera Omnia, nell’ambito dell’azione pilota regionale dedicata alla promozione di pratiche teatrali e formative rivolte alle persone con disabilità.
Il progetto, presentato oggi a Bari, coinvolgerà persone con e senza disabilità, minori e famiglie, insegnanti, operatori, artisti, associazioni e cittadinanza attraverso percorsi formativi, danza inclusiva, teatro, laboratori, spettacoli e momenti di confronto.
L’azione pilota regionale è stata concepita per verificare il contributo delle arti performative ai processi di inclusione sociale e alla partecipazione culturale, oltre che per esplorare nuove possibilità di valorizzazione degli artisti con disabilità.
In un contesto in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto il valore terapeutico di arte e cultura, e con il Protocollo d’Intesa 2026 tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute che istituzionalizza la “prescrizione culturale”, il festival si propone di dare sostanza operativa a questi indirizzi.
La base teorica è solida: oltre 4.000 studi, inclusi i rapporti OMS del 2019 e l’indagine del 2025 del Cultural Welfare Center e Fondazione Compagnia di San Paolo, dimostrano come le esperienze culturali attivino meccanismi psicologici, biologici e sociali fondamentali per prevenire il disagio psicosociale, contrastare l’isolamento e gestire le malattie croniche.
“Con “Oltre l’Inclusione” vogliamo promuovere una visione delle politiche per la disabilità che affianchi ai servizi nuove occasioni di espressione, autonomia e protagonismo.
L’arte può svolgere un ruolo concreto in questo percorso, perché riconosce e valorizza capacità e linguaggi differenti, creando possibilità che spesso restano inesplorate.
Con questa sperimentazione vogliamo comprendere fino in fondo il potenziale delle pratiche artistiche e costruire strumenti utili a rendere le politiche regionali sempre più attente alle capacità e alle aspirazioni di ciascuno”, ha dichiarato Cristian Casili, assessore al Welfare e allo Sport della Regione Puglia.
Paolo Ponzio, presidente Puglia Culture, ha affermato: “Il Festival ‘Oltre l’Inclusione’ rappresenta per noi una convinta adesione a una visione inclusiva della cultura.
L’arte non è ornamento, ma costituisce la struttura stessa della vita: essa non si limita a rappresentare il mondo, lo trasforma, agendo sulla nostra capacità di riconoscerci e guarire.
La “prescrizione culturale” impone un cambio di paradigma: l’atto creativo diviene principio attivo, capace di ripristinare l’equilibrio dell’essere.
Quando teatro e danza entrano nei percorsi di cura, non offrono un semplice sollievo estetico, ma restituiscono dignità alla fragilità.
Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che, con rigore scientifico e coraggio artistico, ci insegna che curare significa riaccendere la possibilità di una vita pienamente partecipata”.
“Pensare e progettare “Oltre l’Inclusione” è stata una sfida ambiziosa: trasformare la cultura da bene accessorio a pilastro del sistema sanitario.
Riccardo Carbutti e Francesco Asselta, ideatori e direttori artistici del Festival e realizzatori con Opera Omnia, hanno detto all’unisono: “Il nostro modello di “prescrizione culturale” connette il mondo medico con le performing arts e i musei, grazie all’azione insostituibile del link worker, ovvero un mediatore che traduce il bisogno clinico in esperienza artistica, superando le risposte farmacologiche standardizzate.
Vogliamo dimostrare che è possibile migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, integrare una parte del sistema sanitario nel mondo della cultura e viceversa.
Per garantire che questo impatto non resti un entusiasmo passeggero, auspichiamo che si possa realizzare anche un sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati: vogliamo dimostrare con dati concreti che la “prescrizione culturale” funziona, consolidandola come una prassi virtuosa e sostenibile”.
“La mia storia nasce da un percorso personale complesso, dall’esperienza nel calcio professionistico con il Milan al ricovero in manicomio.
Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, ha aggiunto: “Da questo vissuto è nato il Teatro Patologico, oggi una realtà di rilievo internazionale che unisce teatro, ricerca scientifica, salute mentale e inclusione, riconoscendo nella teatroterapia uno strumento concreto di cura.
Dopo il grande successo a Sanremo nel 2025 con oltre 16 milioni di spettatori abbiamo registrato che la salute mentale coinvolge milioni di persone e famiglie, che spesso vivono situazioni di isolamento e abbandono.
Per questo è fondamentale costruire risposte concrete e continuative, capaci di accompagnare le persone più fragili e sostenere chi se ne prende cura.
Attraverso esercizi teatrali specifici, il Teatro Patologico aiuta i partecipanti a conoscere e gestire la propria patologia.
La nostra sfida è ottenere il pieno riconoscimento internazionale della teatroterapia come disciplina di cura psichiatrica, portando questo modello all’attenzione delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali”.
L’iniziativa considera diverse condizioni di disabilità, comprese quelle sensoriali e le disabilità di apprendimento profonde e multiple, e favorisce il coinvolgimento diretto delle persone nei processi artistici e nelle esperienze culturali.
Alle attività contribuiranno professionalità quali psicologi e pedagogisti, chiamati a supportare il percorso, documentare le esperienze e raccogliere elementi utili a valutarne la possibile replicabilità sul territorio regionale, valorizzando il contributo della cultura nei processi di inclusione.
La partecipazione agli eventi è gratuita fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni: https://www.opera-omnia.it/etn/oltre-linclusione/

Fare dell’arte uno strumento concreto di partecipazione e relazione, favorendo nuove connessioni tra welfare, cultura, scuola, salute e Terzo settore.
È questo l’obiettivo di “Oltre l’Inclusione”, il Festival internazionale promosso dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia in collaborazione con Puglia Culture, ideato e realizzato da Opera Omnia, nell’ambito dell’azione pilota regionale dedicata alla promozione di pratiche teatrali e formative rivolte alle persone con disabilità.
Il progetto, presentato oggi a Bari, coinvolgerà persone con e senza disabilità, minori e famiglie, insegnanti, operatori, artisti, associazioni e cittadinanza attraverso percorsi formativi, danza inclusiva, teatro, laboratori, spettacoli e momenti di confronto.
L’azione pilota regionale è stata concepita per verificare il contributo delle arti performative ai processi di inclusione sociale e alla partecipazione culturale, oltre che per esplorare nuove possibilità di valorizzazione degli artisti con disabilità.
In un contesto in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto il valore terapeutico di arte e cultura, e con il Protocollo d’Intesa 2026 tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute che istituzionalizza la “prescrizione culturale”, il festival si propone di dare sostanza operativa a questi indirizzi.
La base teorica è solida: oltre 4.000 studi, inclusi i rapporti OMS del 2019 e l’indagine del 2025 del Cultural Welfare Center e Fondazione Compagnia di San Paolo, dimostrano come le esperienze culturali attivino meccanismi psicologici, biologici e sociali fondamentali per prevenire il disagio psicosociale, contrastare l’isolamento e gestire le malattie croniche.
“Con “Oltre l’Inclusione” vogliamo promuovere una visione delle politiche per la disabilità che affianchi ai servizi nuove occasioni di espressione, autonomia e protagonismo.
L’arte può svolgere un ruolo concreto in questo percorso, perché riconosce e valorizza capacità e linguaggi differenti, creando possibilità che spesso restano inesplorate.
Con questa sperimentazione vogliamo comprendere fino in fondo il potenziale delle pratiche artistiche e costruire strumenti utili a rendere le politiche regionali sempre più attente alle capacità e alle aspirazioni di ciascuno”, ha dichiarato Cristian Casili, assessore al Welfare e allo Sport della Regione Puglia.
Paolo Ponzio, presidente Puglia Culture, ha affermato: “Il Festival ‘Oltre l’Inclusione’ rappresenta per noi una convinta adesione a una visione inclusiva della cultura.
L’arte non è ornamento, ma costituisce la struttura stessa della vita: essa non si limita a rappresentare il mondo, lo trasforma, agendo sulla nostra capacità di riconoscerci e guarire.
La “prescrizione culturale” impone un cambio di paradigma: l’atto creativo diviene principio attivo, capace di ripristinare l’equilibrio dell’essere.
Quando teatro e danza entrano nei percorsi di cura, non offrono un semplice sollievo estetico, ma restituiscono dignità alla fragilità.
Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che, con rigore scientifico e coraggio artistico, ci insegna che curare significa riaccendere la possibilità di una vita pienamente partecipata”.
“Pensare e progettare “Oltre l’Inclusione” è stata una sfida ambiziosa: trasformare la cultura da bene accessorio a pilastro del sistema sanitario.
Riccardo Carbutti e Francesco Asselta, ideatori e direttori artistici del Festival e realizzatori con Opera Omnia, hanno detto all’unisono: “Il nostro modello di “prescrizione culturale” connette il mondo medico con le performing arts e i musei, grazie all’azione insostituibile del link worker, ovvero un mediatore che traduce il bisogno clinico in esperienza artistica, superando le risposte farmacologiche standardizzate.
Vogliamo dimostrare che è possibile migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, integrare una parte del sistema sanitario nel mondo della cultura e viceversa.
Per garantire che questo impatto non resti un entusiasmo passeggero, auspichiamo che si possa realizzare anche un sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati: vogliamo dimostrare con dati concreti che la “prescrizione culturale” funziona, consolidandola come una prassi virtuosa e sostenibile”.
“La mia storia nasce da un percorso personale complesso, dall’esperienza nel calcio professionistico con il Milan al ricovero in manicomio.
Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, ha aggiunto: “Da questo vissuto è nato il Teatro Patologico, oggi una realtà di rilievo internazionale che unisce teatro, ricerca scientifica, salute mentale e inclusione, riconoscendo nella teatroterapia uno strumento concreto di cura.
Dopo il grande successo a Sanremo nel 2025 con oltre 16 milioni di spettatori abbiamo registrato che la salute mentale coinvolge milioni di persone e famiglie, che spesso vivono situazioni di isolamento e abbandono.
Per questo è fondamentale costruire risposte concrete e continuative, capaci di accompagnare le persone più fragili e sostenere chi se ne prende cura.
Attraverso esercizi teatrali specifici, il Teatro Patologico aiuta i partecipanti a conoscere e gestire la propria patologia.
La nostra sfida è ottenere il pieno riconoscimento internazionale della teatroterapia come disciplina di cura psichiatrica, portando questo modello all’attenzione delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali”.
L’iniziativa considera diverse condizioni di disabilità, comprese quelle sensoriali e le disabilità di apprendimento profonde e multiple, e favorisce il coinvolgimento diretto delle persone nei processi artistici e nelle esperienze culturali.
Alle attività contribuiranno professionalità quali psicologi e pedagogisti, chiamati a supportare il percorso, documentare le esperienze e raccogliere elementi utili a valutarne la possibile replicabilità sul territorio regionale, valorizzando il contributo della cultura nei processi di inclusione.
La partecipazione agli eventi è gratuita fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni: https://www.opera-omnia.it/etn/oltre-linclusione/
Fare dell’arte uno strumento concreto di partecipazione e relazione, favorendo nuove connessioni tra welfare, cultura, scuola, salute e Terzo settore.
È questo l’obiettivo di “Oltre l’Inclusione”, il Festival internazionale promosso dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia in collaborazione con Puglia Culture, ideato e realizzato da Opera Omnia, nell’ambito dell’azione pilota regionale dedicata alla promozione di pratiche teatrali e formative rivolte alle persone con disabilità.
Il progetto, presentato oggi a Bari, coinvolgerà persone con e senza disabilità, minori e famiglie, insegnanti, operatori, artisti, associazioni e cittadinanza attraverso percorsi formativi, danza inclusiva, teatro, laboratori, spettacoli e momenti di confronto.
L’azione pilota regionale è stata concepita per verificare il contributo delle arti performative ai processi di inclusione sociale e alla partecipazione culturale, oltre che per esplorare nuove possibilità di valorizzazione degli artisti con disabilità.
In un contesto in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto il valore terapeutico di arte e cultura, e con il Protocollo d’Intesa 2026 tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute che istituzionalizza la “prescrizione culturale”, il festival si propone di dare sostanza operativa a questi indirizzi.
La base teorica è solida: oltre 4.000 studi, inclusi i rapporti OMS del 2019 e l’indagine del 2025 del Cultural Welfare Center e Fondazione Compagnia di San Paolo, dimostrano come le esperienze culturali attivino meccanismi psicologici, biologici e sociali fondamentali per prevenire il disagio psicosociale, contrastare l’isolamento e gestire le malattie croniche.
“Con “Oltre l’Inclusione” vogliamo promuovere una visione delle politiche per la disabilità che affianchi ai servizi nuove occasioni di espressione, autonomia e protagonismo.
L’arte può svolgere un ruolo concreto in questo percorso, perché riconosce e valorizza capacità e linguaggi differenti, creando possibilità che spesso restano inesplorate.
Con questa sperimentazione vogliamo comprendere fino in fondo il potenziale delle pratiche artistiche e costruire strumenti utili a rendere le politiche regionali sempre più attente alle capacità e alle aspirazioni di ciascuno”, ha dichiarato Cristian Casili, assessore al Welfare e allo Sport della Regione Puglia.
Paolo Ponzio, presidente Puglia Culture, ha affermato: “Il Festival ‘Oltre l’Inclusione’ rappresenta per noi una convinta adesione a una visione inclusiva della cultura.
L’arte non è ornamento, ma costituisce la struttura stessa della vita: essa non si limita a rappresentare il mondo, lo trasforma, agendo sulla nostra capacità di riconoscerci e guarire.
La “prescrizione culturale” impone un cambio di paradigma: l’atto creativo diviene principio attivo, capace di ripristinare l’equilibrio dell’essere.
Quando teatro e danza entrano nei percorsi di cura, non offrono un semplice sollievo estetico, ma restituiscono dignità alla fragilità.
Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che, con rigore scientifico e coraggio artistico, ci insegna che curare significa riaccendere la possibilità di una vita pienamente partecipata”.
“Pensare e progettare “Oltre l’Inclusione” è stata una sfida ambiziosa: trasformare la cultura da bene accessorio a pilastro del sistema sanitario.
Riccardo Carbutti e Francesco Asselta, ideatori e direttori artistici del Festival e realizzatori con Opera Omnia, hanno detto all’unisono: “Il nostro modello di “prescrizione culturale” connette il mondo medico con le performing arts e i musei, grazie all’azione insostituibile del link worker, ovvero un mediatore che traduce il bisogno clinico in esperienza artistica, superando le risposte farmacologiche standardizzate.
Vogliamo dimostrare che è possibile migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, integrare una parte del sistema sanitario nel mondo della cultura e viceversa.
Per garantire che questo impatto non resti un entusiasmo passeggero, auspichiamo che si possa realizzare anche un sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati: vogliamo dimostrare con dati concreti che la “prescrizione culturale” funziona, consolidandola come una prassi virtuosa e sostenibile”.
“La mia storia nasce da un percorso personale complesso, dall’esperienza nel calcio professionistico con il Milan al ricovero in manicomio.
Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, ha aggiunto: “Da questo vissuto è nato il Teatro Patologico, oggi una realtà di rilievo internazionale che unisce teatro, ricerca scientifica, salute mentale e inclusione, riconoscendo nella teatroterapia uno strumento concreto di cura.
Dopo il grande successo a Sanremo nel 2025 con oltre 16 milioni di spettatori abbiamo registrato che la salute mentale coinvolge milioni di persone e famiglie, che spesso vivono situazioni di isolamento e abbandono.
Per questo è fondamentale costruire risposte concrete e continuative, capaci di accompagnare le persone più fragili e sostenere chi se ne prende cura.
Attraverso esercizi teatrali specifici, il Teatro Patologico aiuta i partecipanti a conoscere e gestire la propria patologia.
La nostra sfida è ottenere il pieno riconoscimento internazionale della teatroterapia come disciplina di cura psichiatrica, portando questo modello all’attenzione delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali”.
L’iniziativa considera diverse condizioni di disabilità, comprese quelle sensoriali e le disabilità di apprendimento profonde e multiple, e favorisce il coinvolgimento diretto delle persone nei processi artistici e nelle esperienze culturali.
Alle attività contribuiranno professionalità quali psicologi e pedagogisti, chiamati a supportare il percorso, documentare le esperienze e raccogliere elementi utili a valutarne la possibile replicabilità sul territorio regionale, valorizzando il contributo della cultura nei processi di inclusione.
La partecipazione agli eventi è gratuita fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni: https://www.opera-omnia.it/etn/oltre-linclusione/
Fare dell’arte uno strumento concreto di partecipazione e relazione, favorendo nuove connessioni tra welfare, cultura, scuola, salute e Terzo settore.
È questo l’obiettivo di “Oltre l’Inclusione”, il Festival internazionale promosso dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia in collaborazione con Puglia Culture, ideato e realizzato da Opera Omnia, nell’ambito dell’azione pilota regionale dedicata alla promozione di pratiche teatrali e formative rivolte alle persone con disabilità.
Il progetto, presentato oggi a Bari, coinvolgerà persone con e senza disabilità, minori e famiglie, insegnanti, operatori, artisti, associazioni e cittadinanza attraverso percorsi formativi, danza inclusiva, teatro, laboratori, spettacoli e momenti di confronto.
L’azione pilota regionale è stata concepita per verificare il contributo delle arti performative ai processi di inclusione sociale e alla partecipazione culturale, oltre che per esplorare nuove possibilità di valorizzazione degli artisti con disabilità.
In un contesto in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto il valore terapeutico di arte e cultura, e con il Protocollo d’Intesa 2026 tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute che istituzionalizza la “prescrizione culturale”, il festival si propone di dare sostanza operativa a questi indirizzi.
La base teorica è solida: oltre 4.000 studi, inclusi i rapporti OMS del 2019 e l’indagine del 2025 del Cultural Welfare Center e Fondazione Compagnia di San Paolo, dimostrano come le esperienze culturali attivino meccanismi psicologici, biologici e sociali fondamentali per prevenire il disagio psicosociale, contrastare l’isolamento e gestire le malattie croniche.
“Con “Oltre l’Inclusione” vogliamo promuovere una visione delle politiche per la disabilità che affianchi ai servizi nuove occasioni di espressione, autonomia e protagonismo.
L’arte può svolgere un ruolo concreto in questo percorso, perché riconosce e valorizza capacità e linguaggi differenti, creando possibilità che spesso restano inesplorate.
Con questa sperimentazione vogliamo comprendere fino in fondo il potenziale delle pratiche artistiche e costruire strumenti utili a rendere le politiche regionali sempre più attente alle capacità e alle aspirazioni di ciascuno”, ha dichiarato Cristian Casili, assessore al Welfare e allo Sport della Regione Puglia.
Paolo Ponzio, presidente Puglia Culture, ha affermato: “Il Festival ‘Oltre l’Inclusione’ rappresenta per noi una convinta adesione a una visione inclusiva della cultura.
L’arte non è ornamento, ma costituisce la struttura stessa della vita: essa non si limita a rappresentare il mondo, lo trasforma, agendo sulla nostra capacità di riconoscerci e guarire.
La “prescrizione culturale” impone un cambio di paradigma: l’atto creativo diviene principio attivo, capace di ripristinare l’equilibrio dell’essere.
Quando teatro e danza entrano nei percorsi di cura, non offrono un semplice sollievo estetico, ma restituiscono dignità alla fragilità.
Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che, con rigore scientifico e coraggio artistico, ci insegna che curare significa riaccendere la possibilità di una vita pienamente partecipata”.
“Pensare e progettare “Oltre l’Inclusione” è stata una sfida ambiziosa: trasformare la cultura da bene accessorio a pilastro del sistema sanitario.
Riccardo Carbutti e Francesco Asselta, ideatori e direttori artistici del Festival e realizzatori con Opera Omnia, hanno detto all’unisono: “Il nostro modello di “prescrizione culturale” connette il mondo medico con le performing arts e i musei, grazie all’azione insostituibile del link worker, ovvero un mediatore che traduce il bisogno clinico in esperienza artistica, superando le risposte farmacologiche standardizzate.
Vogliamo dimostrare che è possibile migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, integrare una parte del sistema sanitario nel mondo della cultura e viceversa.
Per garantire che questo impatto non resti un entusiasmo passeggero, auspichiamo che si possa realizzare anche un sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati: vogliamo dimostrare con dati concreti che la “prescrizione culturale” funziona, consolidandola come una prassi virtuosa e sostenibile”.
“La mia storia nasce da un percorso personale complesso, dall’esperienza nel calcio professionistico con il Milan al ricovero in manicomio.
Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico, ha aggiunto: “Da questo vissuto è nato il Teatro Patologico, oggi una realtà di rilievo internazionale che unisce teatro, ricerca scientifica, salute mentale e inclusione, riconoscendo nella teatroterapia uno strumento concreto di cura.
Dopo il grande successo a Sanremo nel 2025 con oltre 16 milioni di spettatori abbiamo registrato che la salute mentale coinvolge milioni di persone e famiglie, che spesso vivono situazioni di isolamento e abbandono.
Per questo è fondamentale costruire risposte concrete e continuative, capaci di accompagnare le persone più fragili e sostenere chi se ne prende cura.
Attraverso esercizi teatrali specifici, il Teatro Patologico aiuta i partecipanti a conoscere e gestire la propria patologia.
La nostra sfida è ottenere il pieno riconoscimento internazionale della teatroterapia come disciplina di cura psichiatrica, portando questo modello all’attenzione delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali”.
L’iniziativa considera diverse condizioni di disabilità, comprese quelle sensoriali e le disabilità di apprendimento profonde e multiple, e favorisce il coinvolgimento diretto delle persone nei processi artistici e nelle esperienze culturali.
Alle attività contribuiranno professionalità quali psicologi e pedagogisti, chiamati a supportare il percorso, documentare le esperienze e raccogliere elementi utili a valutarne la possibile replicabilità sul territorio regionale, valorizzando il contributo della cultura nei processi di inclusione.
La partecipazione agli eventi è gratuita fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni: https://www.opera-omnia.it/etn/oltre-linclusione/
Presentato “Oltre l’Inclusione”, il Festival che mette in dialogo arte, welfare e partecipazione
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