2 ottobre 2022 - Ore 12:11

'Qui pagano tutti', chiedono il pizzo ed imprenditore li denuncia, in manette a Bari due persone

Si tratta di Giuseppe Abaticchio, pregiudicato di 39 anni, e Antonio Monno, di 28 anni

“Duemila euro o qui non si lavora! Qui pagano tutti!â€

Sono queste le minacce rivolte ad un imprenditore edile barese, da parte di due individui del quartiere Libertà, arrestati questa mattina dai Carabinieri della Compagnia di Bari Centro, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, ritenute responsabili di una tentata estorsione aggravata.

Duemila euro per poter portare a termine i lavori: questa la somma di denaro che era stata richiesta al costruttore, per poter lavorare in tranquillità e portare a termine la ristrutturazione di un condominio.

I due indagati, un 39enne, pluripregiudicato, già sorvegliato speciale, discendente di più noti elementi del clan “Abbaticchioâ€, attivo a Bari negli anni 90, unitamente ad un 28enne incensurato dello stesso quartiere, si sono recati più volte presso il cantiere, successivamente ad alcuni danneggiamenti “sospetti†verificatisi in quel luogo, chiari segnali per un difficile futuro.

Dopo aver preso contatti con gli operai e con il capo-cantiere, gli aguzzini hanno avanzato delle richieste di denaro, minacciandoli che sarebbe stato meglio per loro  non presentarsi al lavoro, qualora non avessero pagato.

Determinante è stata la denuncia immediata e la piena collaborazione offerta  dell’imprenditore, anch’egli vittima delle incalzanti richieste e che, per nulla intimorito, ha riferito tutto ai carabinieri, permettendo di documentare la dinamica estorsiva e far si che i due, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, potessero essere assicurati alla giustizia.

Sullo sfondo, alcuni aspetti inquietanti: “qui pagano tutti!â€. Affermazioni degli estorsori rivolte alla vittima, per farla sentire “diversa†ed indurla a pagare, nonostante le sue opposizioni e millantati trattamenti di favore per la vicinanza della sua sede societaria alla compagine criminale del quartiere Madonnella.

I due si trovano ora rispettivamente, come disposto dal Tribunale, il più grande in carcere e l’altro, agli arresti domiciliari.

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