7 ottobre 2022 - Ore 13:52

Non ce la facevo a dire al mondo quanto soffrivo

Bullismo: l'analisi della Dott.ssa Stefania Sinesi

Una ragazza, vittima di bullismo da parte dei compagni di classe, dopo aver scritto loro messaggi mai consegnati, decide di non voler più rientrare in quella classe, e la sua disperazione la porta a lasciarsi cadere nel vuoto, dal davanzale della finestra di casa. Ha solo 12 anni. Ora è in ospedale.

Uno dei suoi messaggi riporta: "Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finitaâ€. Dovrebbe farci riflettere il fatto che nella scuola, frequentata dalla ragazza, fosse presente uno sportello psicologico a cui, però, non si era mai rivolta o, meglio, non era mai riuscita ad avere il coraggio di farlo.

Quante volte, forse, ci aveva pensato...Paura, vergogna, timore o imbarazzo? Chissà.

Quello che sappiamo è che, nonostante avesse a portata di mano la possibilità di chiedere aiuto, ha deciso di rinunciare a esprimere il proprio disagio. Docenti e conoscenti sono ad interrogarsi su cosa sia potuto accadere, dato che non aveva mai mostrato segni di sofferenza: nessuno aveva mai pensato che potesse commettere un simile gesto.

In realtà, proprio i ragazzi da cui “non ce l’aspettiamoâ€, che "non hanno mai mostrato disagio" e che "non si sono mai rivolti e non hanno mai chiesto aiuto" sono quelli che, costretti ad indossare una maschera sempre pronta a celare il loro disagio, sono i più inclini a commettere gesti autolesivi estremi, pur di liberarsi della loro sofferenza.

Questo dovrebbe farci interrogare tutti sul perchè una ragazza che sta male, pur avendo nella sua scuola la possibilità di chiedere aiuto, attraverso lo sportello psicologico, non riesca ad abbattere le barriere a chiedere aiuto. Forse per la paura di essere giudicata?

Piu' che colpevolizzare solo i bulli anch'essi, a loro modo, portatori di sofferenza, riporre tutta la fiducia nelle future leggi contro il bullismo in tutte le sue forme  o, ancora, stupirci per il fatto che i ragazzi che compiono gesti così estremi non abbiano mai mostrato segni di disagio dovremmo, forse, impegnarci di più a far comprendere ai nostri ragazzi che si possono attraversare periodi di disagio ma che è fondamentale parlarne per poter condividere la sofferenza senza temere di chiedere aiuto e di essere giudicati e, chissà, cercare noi stessi di non giudicare.

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