2 Dicembre 2022 - Ore
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Guarir col sputo

In questi tempi di "strane cure" uno sguardo al passato non guasta

Il tarantismo pugliese, ormai sdoganato a livello internazionale dai concerti della Pizzica-Taranta, riserva ancora sorprese a chi abbia voglia di approfondire la storia di questo rito ancestrale del basso Salento. 

Dobbiamo all’antropologo Ernesto De Martino la prima approfondita analisi del fenomeno, con una ricerca condotta nel giugno del 1959 e successivamente pubblicata nel famoso saggio “La terra del rimorso”. 

La campagna-studio di De Martino si è articolata in un lasso di tempo piuttosto breve, dal 22 Giugno al 10 Luglio, periodo nel quale si sarebbe risvegliato il rimorso delle ultime tarantate di Galatina in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo. 

Le “vittime” del morso della taranta potevano chiedere la grazia a San Paolo ed essere liberate, una volta per tutte, dai terribili effetti di questo tremendo veleno. Non mi soffermerò a descrivere la nota ritualità che accompagnava le convulsioni delle tarantate, volgerò piuttosto la mia attenzione sull’effetto terapeutico che l’acqua di San Paolo aveva sulle tarantate. L’acqua proveniva da un pozzo, ora murato, di una casa adiacente alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

In un testo del 1699 dal titolo “Anatomia degli ipocriti” il teologo A.T. Arcudi racconta come il morsicato dalla taranta per poter trovare giovamento dai balli doveva recarsi presso la “casa di San Paolo”, una piccola abitazione nella quale il Santo trovò accoglienza nel suo viaggio verso Roma. Quando la lasciò, per ringraziare chi lo aveva ospitato, conferì loro e a tutta la loro discendenza “per linea di donne” il dono della guarigione dal morso di animali velenosi, da utilizzare insieme all’acqua del pozzo arricchito da proprietà magiche.

Nel testo Arcudi affermava che della discendenza erano sopravvissute due sorelle di cui l’ultima, prima di morire, sputò nel pozzo della casa trasmettendo il suo potere medicinale all’acqua dello stesso.

Terminata la discendenza, l’unico modo per guarire dal morso di animali velenosi rimase quello di bere l’acqua del pozzo che fu meta di pellegrinaggio di fedeli e Sanpaolari, sedicenti discendenti della casa di San Paolo, i quali si attribuivano proprietà di guarigione soprannaturali.

In Puglia l’arte della guarigione con lo sputo non è stato un fenomeno limitato al pozzo della cappella di San Paolo a Galatina. Un rito simile lo si ritrova nella zona di Campi Salentina dove negli anni 60 del secolo scorso, per esorcizzare gli spiriti maligni, i neonati venivano battezzati con l’acqua di pozzi resi sacri dallo “sputo della papessa”, cioè la saliva di donne guaritrici che avevano masticato il glaucium flavum o papavero giallo, pianta dagli effetti allucinogeni.

Non dobbiamo meravigliarci di queste tradizioni popolari, peraltro presenti in senso trasversale in molte popolazioni della terra. 

Del resto testimonianze antiche provengono anche dai vangeli: in quello di (Giovanni 9,6) leggiamo di Gesù che in uno dei suoi miracoli di guarigione “sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco”; in (Marco 7,33-34) per guarire un sordomuto “pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua e, guardando poi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: apriti”.

 

BIBLIOGRAFIA

Vallone G. Le donne guaritrici nella terra del rimorso. Ed. Congedo. Galatina. 2004.

De Martino E. La terra del rimorso. Ed. Il saggiatore. Milano. 1994.

Scarpati D. I Santi della Taranta. Ed. Yucaprint. Lecce. 2020.

Chiriatti L. Morso d’amore. Ed. Capone. Lecce. 1995.

Montinaro. B. San Paolo dei serpenti. Analisi di una tradizione. Ed. Sellerio. Palermo. 1996.

 

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