13 Giugno 2024 - Ore
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Primavera e luce

Riflessioni di Francesca Palumbo

Luce e colore hanno indugiato quasi immobili e stentorei, come in un’altalena di bimbi sul punto più alto, come la primavera stessa in questo capriccioso e umorale mese di Marzo, che si appresta a terminare.
Con il passaggio all’ora legale le nubi riprendono a migrare, i nembi a cavalcare e un nuovo respiro di luce ci avvolge. Quanto bisogno ne ha l’umanità tutta, quante zone d’ombra hanno attraversato e minato il nostro essere in questi ultimi tempi, tra notizie tremende, tragiche fini e incontrollabili furie. La luce e il colore diventano così baluardi d’esistenza, per me almeno sono sempre state boe luminose cui fare capo nei momenti di smarrimento o di difficoltà. Di ‘Lichtung’ scriveva Heidegger nella sua ‘Lettera sull’umanesimo’, del resto la ricerca di luce altro non è che vocazione di trasparenza, una risoluta volontà di mezzogiorno, un ambito di visibilità che cerca comprensione, una laica ascesi della conoscenza.
Forse perché viviamo in un’illuminazione ‘sorda’ e siamo nella notte oscura dell’umano, bisognerebbe almeno tentare di circondarsi di positività e bellezza, di quell’azzurro che nutre e appaga per poter tornare ad essere fiduciosi e grati. Soprattutto più consapevoli e vigili. Attenti a non farsi scheggiare.
Provo a chiedermi cosa occorrerebbe, a salvarci, dalla paura e dall’impotenza. Topìa dell’esistente, il mondo come appare nei suoi rapporti di forza e di forma. Topìa come relazione, energia e movimento di cambiamento; un ‘passare attraverso’ da uno stato d’animo all’altro: una ‘Begegnung’, un rispondersi tra spazio-tempi lontani improvvisamente connessi. Sia questo il mio augurio-speranza, sia in questo movimento la primavera che ci attende. Pensare il luogo come attimo. Così dell’anima e del tempo, l’intimo e l’attimo. Del prima, del durante, del poi e dell’altalena.
Provare a dirlo. Aggrapparsi alla bellezza di ciò che dà vita e forza ai nostri cuori e lì restare.
Non avessi avuto la fortuna e il lusso della scrittura, dell’arte, della maternità; non avessi avuto quei valori forti e radicati inculcatimi dalla mia famiglia d’origine, e il lavoro che amo, l’insegnamento (quel particolare tipo di didattica che pone ‘l’istruzione’ e l’apprendimento reciproco nel mezzo della costellazione degli affetti) non sarei oggi creatura vivente.
Che siano luce e attenzione le parole chiave e ben augurali di questo tempo che ci comprende, perché l’attenzione è in qualche modo la stessa coscienza quando si risveglia, come i boccioli in questo periodo. Perché l’attenzione è l’aprirsi dell’essere umano a ciò che lo circonda e, in misura non minore, a ciò che egli trova dentro di sé, a se stesso. Dunque è una disposizione e un appello alla realtà, alla pienezza della coscienza, che è giudizio e ragione. E volontà di impegno per fare di questo mondo qualcosa di migliore.

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