La regia di Ozpetek, apparentemente tradizionale, ha spostato la vicenda raccontata da Dumas avanti nel tempo facendo vivere Violetta agli inizi del secolo scorso in una Parigi “già contaminata come dice Proust – ha dichiarato il regista – dal gusto ottomano ereditato da Venezia”. Quegli anni segnano – aggiunge – «la cupa e languida fine di un’epoca di cui Violetta è simbolo decadente, ultima eroina vittima di un codice morale che sta mutando nella vita eccentrica e frizzante della Belle Epoque».
La storia prende vita in una atmosfera sfarzosa, colorata, profumata, che via via si spegne d’intensità fino al terzo atto quando si sposta nella camera da letto di Violetta. E qui, come sottolineato da Ferretti, lo spazio diventa di luce dove, in un letto di un bianco abbagliante che si staglia sul nero totale della scena, si consuma il dramma della morte di Violetta.
Bravi Elena Mosuc (Violetta), Annunziata Vestri, Francesco Demuro, Giovanni Meoni, il coro diretto dal maestro Franco Sebastiani. Si replica il 23, 25, 26, 27, 29, 30 marzo, primo e 3 aprile.
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