15 Febbraio 2026 - Ore
Ambiente

Emissioni e inquinamento, Enel mette in luce i limiti dello studio di coorte presentato a Brindisi

Secondo la società di energia per il capoluogo 'emergono dati positivi sia sulla qualità dell’aria che sui tassi di mortalità'

“Lo studio di coorte realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale (DEP-Lazio), illustrato a Brindisi, presenta più di un limite, come peraltro evidenziato dagli stessi autori”. Così Enel risponde allo studio presentato il 12 gennaio scorso da Giovanni Gorgoni, numero uno dell’Agenzia regionale della Sanità (Ares) e Carla Ancona, del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, che ha coordinato insieme al collega Francesco Forastiere lo studio epidemiologico sulla popolazione di Brindisi e di sei comuni dell’area sottoposta all’impatto ambientale della zona industriale del capoluogo. Gli esperti hanno spiegato come l’incremento di alcuni tumori e di malattie respiratorie sia avvenuto durante il periodo di picco delle emissioni delle centrali e degli impianti di petrolchimico.


Enel ha risposto presentando un’analisi effettuata dal Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Tor Vergata di Roma coordinato dal Professore Leonardo Palombi – che raccoglie oltre 130 docenti esperti in sanità pubblica, medicina del lavoro, medicina legale e numerose altre discipline – “che invita quindi alla cautela nel trarre conclusioni”

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Secondo la società di energia “Si tratta, al massimo, di uno studio retrospettivo perché utilizza dati del passato e non più attuali. Infatti, lo scenario emissivo odierno è decisamente inferiore rispetto a quello considerato nello studio che prende come anno di riferimento il 1997 e lo utilizza per tutti gli anni di osservazione, con l’attribuzione, quindi, di una esposizione significativamente superiore a quella reale”. Nello studio secondo Enel “non vi è una reale differenza di esposizione alle emissioni tra gruppi analizzati. Il livello di contrasto tra i due gruppi per esposizione è infatti molto ridotto: meno di un microgrammo per metro cubo di aria (1 µg/m3) per il PM10 (a fronte di un limite di legge pari a 40 µg/m3 medi annuali)”. “Le differenze riportate tra i due gruppi in termini di mortalità – si legge nella nota diffusa da Enel –  sono molto più elevate di quelle riportate dalla letteratura scientifica internazionale per la differenza di esposizione in esame. Questa discrepanza potrebbe essere spiegata da altri fattori di rischio legati allo stile di vita e non considerati dallo studio, come ad esempio alcol, sedentarietà, fumo e obesità”.

 

“Nel suo complesso Brindisi presenta tassi di mortalità inferiori alla media nazionale, almeno per quanto riguarda neoplasie e malattie del sistema circolatorio, fatto questo compatibile con la bassa concentrazione di alcuni importanti inquinanti, come il particolato fine e gli ossidi di azoto”. Infine, conclude Enel, “lo studio di coorte non esprime un nesso di causalità tra livelli di esposizione ed effetti sanitari. Parlare di associazione tra fattori di rischio ed effetti sulla salute è dunque fuorviante”.

Riguardo la Centrale Federico II di Brindisi, Enel sottolinea che “nel corso degli anni è stata garantita la rispondenza alle normative di tutela ambientale sempre più stringenti, grazie a interventi di miglioramento continuo degli impianti finalizzati al contenimento/abbattimento delle emissioni. In poco più di 15 anni, è stato investito circa 1 miliardo di euro per garantire i più alti standard soprattutto in termini di protezione ambientale in base alle migliori tecnologie disponibili. Tali interventi continueranno anche nei prossimi anni: sono già previsti nel futuro quadriennio investimenti per più di 50 milioni di euro finalizzati a migliorare ulteriormente le performance ambientali dell’impianto”.

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