27 Novembre 2022 - Ore
Città e avvenire

Sergio Rubini, la Caravella e le polemiche: mio cognato non è figlio unico

Una riflessione di Fabio Fanelli tratta dal suo blog 'Col sonno di poi'

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Non mi piace l’espressione “popolo” riferita ai cittadini, almeno quanto l’espressione “snob” riferita alle idee e alle posizioni critiche verso la maggioranza. Rifuggo le divisioni nette tra cultura e folklore, non amo il fumo delle braci di strada proprio come mal sopporto quello di certi sigari e certe pipe. Sono cresciuto a Bari Vecchia, in un posto dove la geografia localizzava il livello culturale, non posso dirmi intellettuale, ma neanche anello mancante. So cos’è “u’ caratidd” ma non ho mai amato particolarmente “Le battagliere”. Conosco il dialetto ma non lo grido. Fotografo i ricci e mangio il sushi, spendo al sushi e compro i ricci. Chiedo la carta dei vini e stappo Peroni, meglio se sudate, sudatissime.
Convivo, da sempre, con il “meglio” e il “solito” che la mia città mi ha dato.
Un po’ Paese un po’ Capoluogo, umile e nobile, pettegola e creativa, radicata e viaggiatrice, ladra e onesta, furba e capace, egoista e aperta, fatta a mano e salottiera.
A Bari la morale è a volte doppia come la fila, ma la sensibilità alta come il faro.
Bari è spesso una di quelle belle donne “che quando parlano escono i fiori” e spesso una finta e fastidiosa erre moscia. È un sorriso irregolare, un dente spezzato, un’imperfezione ben riuscita. Chiusa come le sue vocali e aperta come la sua parete sul mare.
Chi ci vive la critica, chi può cambiarla dimentica come sognava di farlo, chi l’ha lasciata la esalta, rimpiange, silenziandone i difetti. Bari non è divisa, è sempre la stessa. Chiede di essere grande, piena, ma rimpiange la purezza della solitudine – come i suoi tifosi con la sua squadra -. Il compromesso di Bari è non ammettere compromessi. Non discute, tratta.
La trattazione è il metodo, il risultato il merito.
Bari è come il suo modo di attraversare la strada, obliqua, come la Puglia.
Non ci sono montagne artistiche di copertoni tra un lato e l’altro dei baresi e neanche cortine di vetro ambrato e tappi saltati, Bari è un po’ Parigi con il mare e un po’ Berlino senza il muro. È un unico, cresce e peggiora insieme, sbaglia e impara simultaneamente.
Bari è una mostra che non sarà mai vernissage ma è anche un Cassano che, prima o poi, dovrà decidere se diventare Baggio, Roberto – senza offesa per DIno -.

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