27 Novembre 2022 - Ore
Città e avvenire

I luoghi dell’anima

I cinema che chiudono a Bari e i ricordi che non si perdono

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Ci sono luoghi usurati dai nostri passi e dai nostri ricordi. Il vissuto di un’esperienza lascia una sorta di scia invisibile ma densa. C’è una traccia di noi in tutti i posti che amiamo.

E’ per questo che un moto di ribellione ci assale quando la città cambia e con essa la traccia della nostra presenza nel mondo. Non si tratta solo di memoria storica, di abitudine, di refrattarietà ai cambiamenti, ma di un vero e proprio legame psicologico e sentimentale.

Recentemente nella nostra città sono andati perduti antichi cinema.

Quando la stella arancione dell’Armenise è venuta giù, è andato via un patrimonio spirituale della città. Non solo la possibilità di riscatto culturale ed economico per un quartiere periferico, ma interi ricordi e memorie di singoli cittadini.  Lo stesso è accaduto per il cinema Ambasciatori.

Avevo solo otto anni quando entrai per la prima volta nel Kursaal Santa Lucia. Ho una memoria particolarmente vivida di quel momento. Con gli occhi di bambina guardavo con tacito orgoglio l’intricato intreccio delle lettere a carattere Liberty che formavano il mio nome, grandi, sfarzose, eleganti. Con la statura e la fantasia dell’epoca mi sembrava tutto così monumentale e meraviglioso.

Entrai con la mia famiglia e mi sedetti ad uno dei tavoli del bar. Ripercorsi le curve sinuose della sedia sfiorandole col dito, e con gli occhi quelle del soffitto che parevano creare dei maestosi alberi astratti.

Provai un senso di soddisfazione pur non comprendendone il motivo. Quattordici anni dopo posso dire con sicurezza che quella sensazione non era altro che un senso di appagamento dato dalla bellezza del luogo in cui mi trovavo. Nella sala del cinema proiettavano Il favoloso mondo di Amelie Poulain, un film che mi ha segnato il cuore. Custodisco quel giorno al Kursaal Santa Lucia come uno dei più dolci e autentici ricordi della mia infanzia.

Tutto è riaffiorato nella mia mente quando ho avuto modo di vedere come oggi è ridotto quel gioiello prezioso della nostra città. Arredi protetti da vincolo artistico accatastati come una sorta di tugurio, la desolazione dell’abbandono, le poltrone della platea sventrate e distrutte. L’ultimo colpo con la cessione di una parte del salotto decò a un ristorante cinese.

Il danno inflitto ai cittadini di Bari è incalcolabile da ogni punto di vista: civico, culturale, storico, psicologico, economico. Un luogo dell’anima preso e gettato nell’oblio.

Altri luoghi oltre questi citati cinema hanno avuto stessa sorte. E’ impossibile non ricordare la distruzione del giardino Cesare Battisti, e gli altrettanti tentativi di distruzione, per fortuna evitati, di Piazza Umberto.

La speculazione edilizia nel quartiere murattiano, il restauro inconcluso del Teatro Margherita, la chiusura forzata per diciotto lunghi anni del Teatro Petruzzelli, e chissà cosa aspetta ai cittadini coi futuri progetti su Via Sparano e la conclusione dei restauri dei Teatro Piccinni.

La passività con cui i cittadini di Bari sono abituati a rinunciare alla memoria storica e personale della propria città è un fatto desolante tanto quanto il palco vuoto del Kursaal.

Nel film di Amelie, la protagonista trova nascosta nella propria casa una scatola dei ricordi della famiglia che precedentemente l’aveva abitata. Sarebbe gratificante per la memoria storica di questi luoghi condividere “una scatola dei ricordi” dei cittadini di Bari, legati ai contenitori culturali della città chiusi o abbandonati. L’inerzia delle istituzioni potrà portarci via luoghi fisici, ma non i luoghi della nostra anima.

Qual è il vostro ricordo? 

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