29 Novembre 2022 - Ore
Psicologia

Quando il cibo è un incubo

La storia di una dodicenne che soffriva di anoressia

Torino. Sabato 8 novembre 2015. Un appartamento al terzo piano di uno stabile di un elegante quartiere. Ora di cena. Una mamma chiama a tavola la figlia di 12 anni, ma lei non vuole mangiare. L’ennesimo litigio. Il padre, medico, è fuori casa per un turno serale. La ragazza esce in balcone per prendere un po’ d’aria. Si lascia cadere nel vuoto da piu’ di 10 metri di altezza.

Il cibo: questo, da tempo, era l’incubo della dodicenne che soffriva di anoressia.

 

E’ uno dei pochi casi balzati alla cronaca, solo perchè, purtroppo, finito in tragedia. Sono, però, innumerevoli i casi di adolescenti che soffrono di disturbi alimentari fin da giovanissimi.

 

I disturbi alimentari, definiti dall’ultima revisione del Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali (DSM-5) Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, rappresentano, in Italia, una vera e propria epidemia sociale, in quanto colpiscono circa 3.600.000 persone, di cui 2.600.000 sono ragazzi tra i 12 e i 25 anni.

Il dato piu’ preoccupante è che anoressia nervosa e bulimia nervosa, due tra i principali Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, rappresentano la prima causa di morte per malattia.

L’età di insorgenza del disturbo è, in media, intorno ai 12 anni, ma sono sempre piu’ frequenti i casi ad insorgenza precoce, che si verificano intorno agli 8-10 anni e, secondo le statistiche, solo il 10% delle persone che soffrono di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione riesce a chiedere aiuto.

Gran parte degli adolescenti che hanno problemi con cibo, peso e immagine corporea si trova a cercare informazioni su Internet e a finire sui più di 500.000 siti e blog pro-anoressia e pro-bulimia, i cosiddetti siti pro-ana e pro-mia, vere e proprie community create dagli adolescenti stessi, in cui si ritrovano ragazzi che vivono lo stesso disagio. In queste community, purtroppo, sprofondano verso un baratro che incita all’anoressia, alle condotte di vomito autoindotto e all’autolesionismo, attraverso la propaganda di consigli pericolosi e di comportamenti disfunzionali mirati al controllo e/o alla perdita di peso, per raggiungere il traguardo dei 35 chili.

La caratteristica di questi gruppi è la somiglianza a sette religiose o a movimenti underground, nei quali la perdita di peso diventa segno di protesta e di opposizione nei confronti del mondo adulto.

In tali siti vengono divulgati i cosiddetti comandamenti pro-ana e pro-mia su come essere magri, basati sull’equazione MAGREZZA=SALVEZZA.

Rispettarli è l’unico modo per essere felici e per avere successo.

Da un’analisi superficiale, si potrebbe essere indotti a pensare che gli adolescenti si ritrovino in queste community con l’obiettivo di incitarsi l’un l’altro all’autodistruzione. Ma così non è.

Nell’estate del 2014 è stata avanzata una proposta di legge che prevedeva la reclusione fino a 2 anni e multe da 10mila a 100mila euro per chi istigava, attraverso questi siti, all’anoressia o alla bulimia.

 

Bandire tali siti non è la soluzione.

 

Una serie di studi di matrice anglosassone ha analizzato il fenomeno dei siti pro-ana, partendo dal presupposto che una loro analisi accurata possa costituire una fonte di informazioni preziosa per orientare la pratica clinica.

In particolare, in uno studio condotto da Sarah R. Brotsky (The Michigan School of Professional Psychology, Farmington, Michigan, USA) e David Giles (Institute for Health Research, Lancaster University, Lancaster, UK), intitolato «Inside the Pro-ana Community: A covert online participant observation», la ricercatrice ha interagito per due mesi, iscrivendosi con un nickname e un falso profilo, all’interno di dodici diverse piattaforme web, con l’obiettivo di esaminare le dinamiche di appartenenza a questi gruppi, per poi poterne valutare le reazione dei membri alla sua decisione di abbandonare la community per intraprendere un percorso di cura.

 

Dopo una faticosa fase di “arruolamento” nella community, atta a capire se fosse pronta all’accesso e a rispettare i comandamenti dei siti pro-ana e pro-mia tra i quali “essere magra è più importante che essere sana” o “non sarai mai magra abbastanza”, la ricercatrice ha dichiarato di essere stata pienamente accettata dal gruppo e di aver ricevuto, dopo la comunicazione ai membri della sua decisione di abbandonare la community per intraprendere un percorso di cura, un grande supporto per il suo coraggio e numerosi messaggi che esprimevano il desiderio di poter riuscire anche loro, un giorno, ad avere il coraggio di chiedere aiuto.

Questo studio evidenza, quindi, che la motivazione che spingerebbe gli adolescenti a frequentare queste community non sia l’autodistruzione, ma piuttosto, il bisogno di condividere il loro disagio, senza essere giudicati.

Per impedire che i disagi verso cibo, peso ed immagine corporea si trasformino in Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, la sfida da affrontare è quella di costruire uno spazio on-line di supporto che offra condivisione senza giudizio, spazio facilitato da un team di professionisti che sappia relazionarsi con gli adolescenti.

Uno spazio che sia, quindi, un’alternativa all’autodistruzione e che offra loro un supporto per abbattere le barriere a chiedere aiuto, cercando di impedire che anoressia nervosa e bulimia nervosa continuino ad essere la prima causa di morte per malattia nei ragazzi tra i 12 e i 25 anni.

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