12 Aprile 2024 - Ore
Sviluppo

Agricoltura, dati allarmanti emergono dal report della Flai Cgil: ‘In Puglia 925 imprese irregolari su 1818 controlli’

Sono 1161 le sanziono comminate in tutta la Puglia, guida la classifica la città di Bari con 546 multe. Assessore regionale Leo: 'Caporalato deve essere considerato reato mafioso'

“Delle 1.818 ispezioni effettuate nelle imprese agricole pugliesi dal ministero del Lavoro nel 2014, 925 (circa il 50%) si sono concluse con irregolarità”. Sono questi i dati diffusi dal report della Flai Cgil su ‘Agricoltura e lavoro migrante in Puglia’ presentato a Bari alla presenza del segretario della Cgil, Susanna Camusso. “La percentuale di maggiori irregolarità – è stato reso noto – sono state rilevate a Foggia (62%), Lecce (61%), Taranto (60%), Brindisi (40%) e Bari (37%)”.

Sono 1161 le sanziono comminate in tutta la Puglia, guida la classifica la città di Bari con 546 multe.  Ordinando invece le provincie per numero di lavoratori cui si riferiscono le irregolarità accertate, si nota che Bari, con la percentuale più bassa di irregolarità rilevate, conta da sola 542 lavoratori con irregolarità (pari al 41,7% dei lavorato con irregolarità totali). Seguono Foggia (351), Brindisi (234), Lecce (97) e Taranto (75). Per il segretario della Flai Cgil Puglia, Giuseppe De Leonardis “si preferisce più stare attenti all’immagine e non vedere le irregolarità perché salvaguardare il prodotto è essenziale”.” Invece, – ha sottolineato  – occorrerebbe vedere i 50mila lavoratori a nero in Puglia, per la maggior parte dell’Africa subsahariana, 15mila dei quali vivono nel `ghetto´ di Rignano Garganico (Foggia)”.

“ Anche le morti -,ha aggiunto riferendosi ai quattro decessi di braccianti la scorsa estate in Puglia – non hanno avuto cittadinanza nel dibattito regionale, mentre le imprese agricole pugliesi non hanno avuto neppure una ispezione da quando esiste in Puglia la legge sugli indici di congruità, in base al rispetto della quale vengono erogati contributi pubblici”. Per l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo, è ora che il caporalato sia considerato un reato mafioso: “Serve  un’azione condivisa delle istituzioni e tenere alta l’attenzione su questo problema”. 

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