21 Aprile 2024 - Ore
Sviluppo e Lavoro

Tap, Emiliano e cento sindaci pugliesi a Palazzo Chigi per chiedere un incontro al premier Gentiloni

Il governatore pugliese: 'L'alternativa all'approdo a Melendugno c'è, il governo ci ascolti'

“Qui ci sono una provincia intera e una regione intera che hanno la stessa posizione e chiedono solo di poter parlare col Governo. Quindi penso che almeno un incontro ce lo possano dare. Anche perché dubito che il Governo possa riuscire a realizzare un’opera contro il volere della popolazione, non è dato in natura e sarebbe uno spreco enorme di energia. Il gasdotto Tap se proprio si deve fare, si può localizzare in un’altra area, non su una delle spiagge più belle d’Italia”.

 

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo oggi a Roma, al fianco di quasi centro sindaci salentini, alla manifestazione sotto Palazzo Chigi per chiedere un incontro urgente al Governo sul gasdotto Tap. In particolare le istituzioni pugliesi, compatte, sono contrarie all’approdo del gasdotto sulla meravigliosa spiaggia di San-Foca Melendugno e propongono una localizzazione alternativa, in una zona già infrastrutturata, poco più a nord.

 

“Sulla Tap – ha dichiarato ai microfoni Emiliano – non si può neanche discutere e parlare, un nostro concittadino, il dott. Giuseppe Serravezza, ha iniziato per questo lo sciopero della fame e della sete arrivando a condizioni gravissime. Noi quindi, anche per salvaguardare la salute di quest’uomo, siamo qui perché desideriamo ottenere, per conto di tutti i sindaci della Provincia di Lecce, un incontro col Governo per discutere in maniera pacata della localizzazione del gasdotto Tap. Una richiesta che non è più solamente del Presidente della Regione ma di tutti i sindaci della provincia di Lecce.

Ci auguriamo che la nostra mitezza e la nostra moderazione siano di stimolo per la Presidenza del Consiglio dei ministri per ottenere questo incontro. Un incontro che peraltro consentirebbe a tutti di comprendere sino in fondo le ragioni di chi si oppone alla Tap.

 

Veniamo spesso descritti come quelli della sindrome del No, della sindrome Nimby ma non è così. Perché i sindaci del Salento sono stati capaci, insieme alla Regione Puglia, di produrre una proposta di delocalizzazione dell’approdo più a nord, in un’area industriale, grazie al Consiglio comunale di Squinzano, in cambio della decarbonizzazione della vicina centrale Enel di Cerano. La nostra è una comunità pensante, che cerca delle mediazioni”.


“Spero che il Governo comprenda – ha proseguito Emiliano – che sindaci e presidente della Regione (che peraltro hanno nel loro programma della Puglia lo spostamento dell’approdo del Tap) sono qui in adempimento del dovere, non per un principio di contraddizione. Siamo qui per dar voce alle nostre comunità e continuare nel nostro modello di sviluppo che, con riferimento all’area dove il gasdotto deve arrivare, sarebbe contraddetto in una maniera mortale. Questi sindaci stanno facendo sforzi enormi per attirare turisti, per cambiare l’immagine delle loro terre, per renderle più accoglienti e per attrarre l’attenzione internazionale. L’aeroporto di Brindisi, che è al servizio di questo grande movimento turistico, sta registrando numeri enormi, sarebbe davvero pazzesco che la presenza di questo impianto stroncasse questo lavoro fatto non da oggi, ma da anni”.

 

Rispetto invece al tema molto sentito dalle popolazioni dello spostamento degli ulivi il Presidente ha detto: “La Tap non è affatto un’opera certa. Pende ancora un ricorso davanti alla Corte Costituzionale che potrebbe portare addirittura il Governo a revocare l’autorizzazione unica. Ma soprattutto noi siamo certi che la Commissione di Via (valutazione d’impatto ambientale) che non ha ancora dato il via libera alla cantierizzazione, troverà tali e tante problematiche dal punto di vista geologico e tecnico-progettuale nell’area di Melendugno da dovere scartare il sito. Ed è per questo che c’è rabbia tra i cittadini: spostare centinaia di ulivi senza avere la certezza che il cantiere sarà lì è una manifestazione di arroganza e sicumera che ha irritato fortemente la nostra sensibilità”.

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