29 Novembre 2022 - Ore
Esperienze di vita / Scuola

Educare l’affettività e la sessualità

Un'esperienza a Bari

E’ stata presentato qualche giorno fa, nell’Aula Magna dell’Ateneo di Bari il report conclusivo de “La luna nel pozzo” , percorso di educazione dell’affettività e della sessualità realizzato durante gli ultimi due anni scolastici in 18 scuole statali di Bari, di cui 7 medie inferiori e 11 medie superiori.
Creato e condotto dagli esperti della sezione pugliese dell’Associazione “La Bottega dell’Orefice”, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico regionale e con la Cattedra di Sociologia dell’Educazione dell’Università degli Studi di Bari, il percorso è stato prima sperimentato per due anni, per esplicita volontà della preside ing. Prof.ssa Eleonora Matteo e della docente referente, prof.ssa Maria Altieri, all’I.T.T. “Panetti “ di Bari, divenuto poi scuola capofila dell’intera iniziativa. Successivamente, vista la bontà dei risultati, la proposta è stata estesa dall’USR alle scuole che desideravano sperimentarla.
“La luna nel pozzo” è un progetto nato dalla ventennale esperienza dell’associazione che lo promuove, ma anche da una ricerca sullo stato dell’arte dei corsi di educazione sessuale in 100 scuole statali pugliesi, E. R. O. S., condotta dalla prof.ssa Angela Mongelli, ordinario di Sociologia dell’educazione dell’Università di Bari, in collaborazione con l’USR e con la “Bottega dell’Orefice”. Tante le indicazioni preziose messe in luce dalla ricerca; in particolare, da essa emerge la percezione di una discrepanza fra bisognii dei ragazzi ed “offerta educativa” degli adulti, costituita per lo più da una o due lezioni frontali condotte da un medico, per lo più il ginecologo, o da uno psicologo, di taglio prevalentemente informativo e dedicate soprattutto ad anatomia e fisiologia degli apparati genitali, alla contraccezione, alla diffusione e prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Tali informazioni sono affidate direttamente ai ragazzi,senza alcun coinvolgimento diretto di docenti o genitori , che pure ne avrebbero la prima responsabilità educativa.
In effetti sono due le modalità prevalenti di fare educazione sessuale con adolescenti e giovani nelle scuole italiane ed europee. – la prospettiva che possiamo definire “ moralista” intende l’educazione sessuale come una proposta di comportamenti considerati accettabili in base ad una “morale” estrinseca, fatta per lo più di divieti e regole, che non riescono ad incontrare l’interezza del desiderio di significato e di relazione che la sessualità racchiude, ma lo temono e, in diversi modi, cercano di ridurlo o almeno di contenerlo, non di rado senza risultato;
– secondo la prospettiva “tecnicista”, invece , l’adulto non entra nel merito delle scelte dei ragazzi e considera il sesso come qualcosa di piacevolmente inevitabile, ma legato a “rischi” importanti, come la gravidanza indesiderata e le malattie sessualmente trasmesse.
Diventano protagonisti le figure degli ”esperti” ( per lo più il ginecologo), che insegnano ai ragazzi come proteggersi, da tali rischi: è appunto la modalità prevalente in Puglia e, abbiamo ragione di credere, in tutta Europa.
Genitori e docenti , per lo più, non sono coinvolti, e paiono adeguarsi volentieri a questa scelta, preferendo delegare il loro compito educativo, per presunta inadeguatezza, o incompetenza, o incapacità.
Entrambe queste modalità rispondono, in fondo, più ai a timori degli adulti più che a reali esigenze dei ragazzi.
SI è visto infatti che entrambe queste modalità sono inadeguate alle domande degli adolescenti; basti pensare che,volendo valutare l’impatto di questi percorsi sul raggiungimento di obiettivi come la prevenzione delle IVG, i dati pugliesi parlano chiaro: malgrado queste modalità di informazione sessuale nelle scuole , e malgrado la distribuzione gratuita di contraccettivi alle minori di 24 anni, presso i consultori, il tasso di abortività delle minorenni pugliesi è in forte crescita e risulta essere il più alto del Centro-Sud.
• E’ un dato ricorrente anche in Paesi europei con tassi di abortività fra le ragazzine decisamente più elevati di quelli italiani: è il caso di Inghilterra, Scozia, Svezia, ove , malgrado programmi intensivi di informazione sessuale nelle scuole e distribuzione gratuita di contraccettivi, non si è evidenziato né un calo delle gravidanze, né una riduzione degli aborti fra le ragazze con meno di 18 anni.
• Di fronte a questo panorama desta interesse l’esperienza de “La luna nel pozzo”, realizzata a Bari.dalla’Associazione “LA Bottega del’Orefice”
• Il punto di partenza è la prospettiva educativa, per cui gli educatori accompagnano i ragazzi , con l’uso di varie tecniche,e con un metodogia assolutamente originale, alla scoperta di sé e delle proprie dimensioni relazionale, affettiva e sessuale. L’io-persona, l’universo relazionale, l’amicizia, il rapporto con i genitori, l’innamoramento,l’amore, il corpo, la sessualità , la responsabilità di un compito: queste alcune delle tematiche approfondite.
I ragazzi partecipano attivamente, e così i loro docenti , non più percepiti, come a volte accade, come un ostacolo ad una libera comunicazione .
• Anche i genitori sono coinvolti nel percorso, tanto da aver richiesto essi stessi una “scuola genitori”, visto che, per il mestiere più difficile del mondo, la preparazione non è mai sufficiente; ed anche questa esperienza è stata portata avanti nel corso del’anno scolastico appena concluso.
L’efficacia del percorso è evidenziata dal cambiamento di chi vi partecipa: i ragazzi sono educati a prendere in mano la loro vita ed a diventarne protagonisti, nella prospettiva di un costruzione da portare avanti , e nella consapevolezza di una esperienza educativa che continuerà ad accompagnarli.
Un limite è lamentato da tutti i ragazzi: la brevità (!) del percorso , che si articola in almeno 5 incontri per ogni gruppo classe. E’ la prova di un bisogno, – quello educativo -, che supera la necessità di informazioni chiare, inglobandole in un orizzonte capace di dare significato e prospettiva alle scelte dei ragazzi.
Hanno partecipato al Convegno celebrato per la presentazione del report: la dott.ssa Lucrezia Stellacci, del MIUR, la Dott.ssa Anna Cammalleri dell’USR, la prof.ssa Angela Mongelli, ordinario di Sociologia dell’Educazione nell’Ateneo di Bari, la prof.sse Eleonora Matteo e Maria Altieri, preside e docente referente dell’ITT “PAnetti “ di Bari, e la dott.ssa Lodovica CArli, ginecologa, responsabile del progetto.

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