Fra i prodotti della canapa legale, l’olio di CBD è quello cresciuto di più negli ultimi anni — e anche quello su cui circolano più informazioni confuse. In Puglia, dove i punti vendita specializzati restano concentrati nei capoluoghi, buona parte degli acquisti passa ormai dal canale online: motivo in più per sapere cosa si sta comprando.
La prima cosa da guardare è la percentuale. Un olio al 10% contiene mille milligrammi di cannabidiolo in un flacone da 10 ml; uno al 30% ne contiene tremila. Il prezzo va sempre rapportato ai milligrammi, mai al flacone: è l’unico modo per confrontare davvero due prodotti diversi, e spesso ribalta l’idea di quale dei due convenga.
La seconda è la dicitura full spectrum o broad spectrum. Il primo conserva l’intero fitocomplesso della pianta, comprese le tracce di THC entro i limiti di legge; il secondo mantiene gli altri cannabinoidi ma il THC viene rimosso in estrazione. Non è un dettaglio da intenditori: sono due prodotti diversi, e la distinzione conta parecchio per chi è soggetto a controlli sul lavoro o alla guida.
La terza è il certificato di analisi. Ogni lotto dovrebbe averne uno, con il contenuto di cannabinoidi rilevato in laboratorio. Un venditore che non lo pubblica non è necessariamente scorretto, ma vi sta chiedendo di fidarvi sulla parola — e non c’è ragione di doverlo fare.
Un’ultima avvertenza, che vale più delle altre tre messe insieme: in Italia questi prodotti sono commercializzati per uso tecnico e collezionistico. Chi promette effetti terapeutici sta affermando qualcosa che la normativa europea sui claim salutistici non gli consente di affermare. Quella promessa, più che rassicurare, dovrebbe insospettire.
Confrontare le concentrazioni, leggere lo spettro, chiedere il referto: tre gesti semplici che separano un acquisto consapevole da una scommessa. Chi vende in modo trasparente mette tutti e tre i dati accanto al prodotto, senza che serva domandarli.

Fra i prodotti della canapa legale, l’olio di CBD è quello cresciuto di più negli ultimi anni — e anche quello su cui circolano più informazioni confuse. In Puglia, dove i punti vendita specializzati restano concentrati nei capoluoghi, buona parte degli acquisti passa ormai dal canale online: motivo in più per sapere cosa si sta comprando. La prima cosa da guardare è la percentuale. Un olio al 10% contiene mille milligrammi di cannabidiolo in un flacone da 10 ml; uno al 30% ne contiene tremila. Il prezzo va sempre rapportato ai milligrammi, mai al flacone: è l’unico modo per confrontare davvero due prodotti diversi, e spesso ribalta l’idea di quale dei due convenga.
La seconda è la dicitura full spectrum o broad spectrum. Il primo conserva l’intero fitocomplesso della pianta, comprese le tracce di THC entro i limiti di legge; il secondo mantiene gli altri cannabinoidi ma il THC viene rimosso in estrazione. Non è un dettaglio da intenditori: sono due prodotti diversi, e la distinzione conta parecchio per chi è soggetto a controlli sul lavoro o alla guida. La terza è il certificato di analisi. Ogni lotto dovrebbe averne uno, con il contenuto di cannabinoidi rilevato in laboratorio. Un venditore che non lo pubblica non è necessariamente scorretto, ma vi sta chiedendo di fidarvi sulla parola — e non c’è ragione di doverlo fare.
Un’ultima avvertenza, che vale più delle altre tre messe insieme: in Italia questi prodotti sono commercializzati per uso tecnico e collezionistico. Chi promette effetti terapeutici sta affermando qualcosa che la normativa europea sui claim salutistici non gli consente di affermare. Quella promessa, più che rassicurare, dovrebbe insospettire. Confrontare le concentrazioni, leggere lo spettro, chiedere il referto: tre gesti semplici che separano un acquisto consapevole da una scommessa. Chi vende olio di CBD in modo trasparente mette tutti e tre i dati accanto al prodotto, senza che serva domandarli. Olio di CBD: come si legge un’etichetta, e perché in pochi lo sanno fare
Olio di CBD: come si legge un’etichetta, e perché in pochi lo sanno fare
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