5 Febbraio 2023 - Ore
Esperienze di vita

Migranti, extracomunitari, dietro ognuno di loro una storia

Le riflessioni di Francesca Romana Pisciotta

Migranti. Extracomunitari. Puoi chiamarli come vuoi ma ricordati che dietro l’aggettivo c’è una storia.
nel 1991 avevo 10 anni. Al porto di Bari arrivò la Vlora. Una nave stracarica di gente proveniente dalla vicina Albania. A guardare le immagini non si riesce a capire come tanta gente poteva stare ammassata su un’unica nave. Tutte le associazioni di volontariato baresi si mobilitarono in soccorso. Stettero giorni sul molo, ammassati, schiacciati dal caldo torrido di agosto. Ci fù qualcuno che per la sete bevve il contenuto di un bidone di acido per batterie lasciato incustodito.
L’amministrazione comunale dell’epoca non riuscendo a gestire l’emergenza decise di mettere questa gente nello stadio delle vittorie.
Famiglie, bambini, donne, anziani, uomini, tutti con una storia. C’era gente di ogni estrazione sociale. Dottori, ingegneri, militari, casalinghe, operai, studenti, tutti scappati dall’incubo della guerra civile e del comunismo.
Ci volle tempo ma tutte quelle vite vennero selezionate, catalogate, alcuni rispediti in Albania, altri trovarono un’ impiego, altri l’amore, molti di loro gli abbiamo conosciuti personalmente. Noi baresi abbiamo lavorato gomito a gomito con alcuni albanesi che nel tempo si sono integrati completamente. Oggi non ci facciamo più caso all’accento.
A 25 anni di distanza parliamo dei nordafricani che giungono sulle coste siciliane come di gente venuta a toglierci il lavoro. Anche loro provengono da ogni estrazione sociale, alcuni sono anche laureati ma si accontentano di vendere collanine sulle spiagge o andare a raccogliere pomodori, arance o uva passando ore sotto il sole senza acqua ne cibo bastante .
Molti vivono per strada, accontentandosi di poco. Di sicuro noi Italiani, cresciuti in case con ogni comfort, che non viviamo senza smartphone e aria condizionata bramiamo di il lavoro dell’ambulante o dell’agricoltore, vero?
Girano voci secondo le quali lo stato dia a questi uomini 40€ al giorno più casa e cellulare. Il fatto è che ne io ne nessuno che conosco ha mai visto davvero gente che usufruisce di tali benefit, post su facebook a parte.
Noi, che a 40 anni ci facciamo ancora allacciare le scarpe da mammà , che veniamo considerati giovani perché dopo il diploma o la laurea (pagata da mammà) non abbiamo ancora trovato un lavoro neanche come lavavetri, noi che abbiamo lo spirito di sopportazione allo stress di un’ammortizzatore scarico, che non’appena il capo ci chiede 5 min. in più pretendiamo aumenti in busta degni del più ricco degli emirati altrimenti corriamo al caf per far vertenza pensando di poter “vincere”, come se si trattasse di una lotteria sicuramente vincente, i miliardi non ricevuti in precedenza.
Questo l’ ho potuto constatare con i miei occhi! Gente che pretende e basta, matrimoni finiti per un nonnulla, pretese impossibili da sostenere economicamente come se vivessimo tutti in Beautiful .
Iphone, Ipad, prima classe e vitton come se piovesse e invidiamo i migranti?
Se solo per un giorno potessimo vivere la vita di questi ultimi ci renderemmo conto della frustrazione che si prova. L’unico carburante di questi lavoratori instancabili è la voce dei loro cari al telefono. Saperli al sicuro, sapere che il figlio studia, che hanno mangiato tutti, sapere che vivono serenamente grazie al suo contributo che manda loro dall’italia.
Sentivo al tg che viaggiano su barconi costretti a guardare le proprie donne stuprate, i propri mariti picchiati a morte o a sedersi su altri uomini così da soffocarli, pena la stessa morte, arrivano spaventati e sotto shock, col cuore a pezzi perché lontani dalla famiglia, magari hanno visto morire il proprio caro e noi ci lamentiamo che non vogliono mangiare??? Ma ci siamo mai chiesti come staremmo noi? Noi che non sappiamo più mangiare senza aver prima fotografato il piatto? Noi che spendiamo più per dimagrire che per mangiare? Davvero vogliamo credere di essere dalla parte del giusto?
Donne gravide che sfidano tutto questo per poter dare alla luce il proprio figlio/a in Italia, dove non esiste l’infibulazione, dove una donna può essere quello che vuole, dove non si è costrette a sposare il marito che sceglie la famiglia ma puoi innamorarti liberamente. Davvero vogliamo criticare la scelta di queste donne?
Noi che possiamo anche scegliere se vogliamo un figlio o no, se vogliamo il parto indolore o il cesario, noi che non ci sogneremmo mai di crescere nostro figlio senza aver prima speso una decina di migliaia di euro un “prodotti per l’infanzia”.
Noi che pretendiamo matrimoni principeschi, abiti esclusivi, location da film e poi ci separiamo in viaggio di nozze per una puzza sotto le lenzuola.
Noi che ci laureiamo salvo poi fare le casalinghe perché è troppo grande il sacrificio di dover sottostare agli ordini e confrontarsi con il mondo del lavoro. Noi che non conosciamo altre lingue se non la nostra e neanche tanto bene, noi che non ci abbassiamo a fare le badanti o a fare lavori di bassa lena.
Ricordiamoci che queste donne, che spesso conoscono di base 3 lingue, si accontentano di togliere la cacca dalle padelle dei nostri anziani in cambio di pochi spiccioli.
Rammentiamoci che non dobbiamo per forza criticare chi non ha avuto la stessa nostra fortuna di nascere nella parte libera del mondo perché a noi ci mette ansia anche il solo andare a fare la spesa con i nostri figli a seguito, loro sfidano la morte!

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