27 Novembre 2022 - Ore
Città e avvenire

Quando nella mia città muore un ragazzo

Arrestato ieri il presunto omicida

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A Bari hanno ucciso un giovane di 25 anni per motivi stupidi. Ieri hanno arrestato il presunto omicida, figlio di un presunto boss e per questo il primo pensiero è un ringraziamento all’efficacia celere delle Forze dell’Ordine.
Il secondo pensiero è che mi pare di assistere alla materializzazione terribile della cultura descritta in “Gomorra”‘: è buono ciò che eleva la mia potenza, e la mia potenza è poter ridurre gli altri ad oggetti.
Questa morte è un “danno collaterale” del successo di una subcultura che si nutre del circolo vizioso: diritti negati, risentimento, fuga in gruppo chiuso, dove “noi” siamo contro di “loro”.
La responsabilità personale di colui che sarà riconosciuto colpevole è innegabile. Non si può dire che la colpa di un omicidio così, è della società. Tuttavia, questi eventi ci ricordano, dolorosamente, che ogni città ha un’anima, che è la somma delle anime dei suoi cittadini.
Le atrocità purtroppo tendono ad autoriprodursi: quello che fino a ieri era inconcepibile e orribile, oggi, a furia di ripetizioni, appare banale e quasi scontato, fisiologico come gli incidenti stradali.
Il primo errore da non commettere è farci prendere dalla sindrome del “Grande Fratello”, in cui ogni settimana, inesorabilmente, uno dei protagonisti viene eliminato dal gruppo e l’unica incognita è non sapere a chi toccherà. In quel programma, l’esclusione è inevitabile, una legge naturale alla quale non ha senso ribellarsi. L’unica cosa penosa che posso fare è applicarmi per fare si che al prossimo giro l’escluso non sia io.
Bari si merita un’anima migliore di quella del “Grande Fratello”.

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